Archive for July 13th, 2004

13 July 2004

Sia Caino che Adamo 


 


 


…perché ora so che la struttura stessa


del linguaggio è ingannevole


 


Un filo unico, sottile, respirare all’unisono, e le parole che danno il nome alle cose, ci provano sì, avvicinano luce e bile nell’altalena imbizzarrita. La propria nicchia. Un carapace protettivo. Fogli. E anima. Per fare un libro sono necessari fogli e anima. Non importa che il libro sia pornografico, sesso spinto eroine Girodias e acquirenti, o che sia senza trama né finale. O che sia.


“…mi è difficile ricordare ed esprimere, e difficile esprimere e ricordare, se talvolta le parole emergono dalla pagina improvvise, innaturali, come fossero scheletri maligni e tintinnanti che mi accusano e mi divertono con le loro mosse oscene che fanno impazzire il mondo, immagino che ciò accada perché esse si prendono una specie di vendetta ancestrale su di me, sull’uomo che in ogni momento è pronto a schierarle per la morte o la resurrezione…”


Caino maledetto assassino, Adamo sporco peccatore te la sei cavata con poco, eh? Confondere, scambiare…


“Narciso davanti al suo specchio.” Dosi per bucarsi o donna da conquistare. Viaggio, iniezione, rimorchiatore, scarico. Ne abbiamo davvero bisogno? Non possono bastare nove sigarette? Cathie, Ella, Moira. Lyn. L’eroina sullo specchio. Dividiamola in parti uguali con la lametta, la droga. Per me che scrivo, per il lettore, e per voi, Joe. Inizia il rituale: eroina, un cucchiaio, un contagocce, un ago e una scatola di fiammiferi. Corteggiamento, parolevelocitantoperdire. Accoppiamento. Sesso. Senza compromessi. Cosa rimane? Trasfigurazione. Vendonsi anime.


“Sotto l’effetto dell’eroina la mente sfugge dalla normale percezione; si ha coscienza del solo contenuto delle cose. Le modalità di porsi la questione, di alienare la mente da ciò di cui è conscia, è infruttuoso. E non è nemmeno il fatto che gli oggetti della percezione siano così elettricamente invadenti come lo sono sotto l’effetto della mescalina o dell’acido lisergico né che le cose ci colpiscano con maggiore intensità o in un modo più affascinante o dettagliato come ho talvolta sperimentato sotto l’effetto della marijuana. Il fatto è che la percezione si chiude verso l’interno del corpo, le palpebre si appesantiscono, il sangue prende coscienza di sé, una lenta fosforescenza si disperde in tutta la struttura della carne, dei nervi e delle ossa; l’organismo ha la sensazione di essere intatto e infrangibile, e soprattutto inviolabile.” Infrangibile e inviolabile. Provate ad attaccarmi.


“Stavo pensando a Ella”, “avrei potuto darmi da fare con lei”. “La resistenza di Ella mi infastidiva: era una specie di tradimento. Aveva già acconsentito, non poteva tirarsi indietro.” “Io il sesso l’avevo sempre vissuto così. Ogni volta che concludo con una donna ho l’impressione che eravamo destinati a unirci, corpo a corpo…”


Adamo e Caino si sono mai incontrati? Forse vivevano nello stesso blocco di appunti, quando il giovane Trocchi buttava giù le prime note sul Giovane Adamo e scriveva i primi racconti. Uno di questi era proprio Cain’s Dream.


Gli echi vengono dal passato. Le crepe dal presente: la stabilità, la tranquillità, la famiglia. Non è necessario pagare chi sta per morire. Una valigia sempre pronta, come le accuse. “Un mostro.” Sì, ma mi sono fatto da solo. Giù le mani da Trocchi!


“Il passato deve essere trattato con rispetto, ma ogni tanto dovrebbe essere affrontato, violentato. Non dovrebbe mai essergli consentito di pietrificarsi. Ogni uomo scoprirà chi è. Caino o Abele. E poi renderà l’immagine di sé coerente con sé stessa, ma solo se sarà prudente egli lascerà che sia in contraddizione col mondo esterno.”


Ma intanto il presente, la contingenza. L’essere di fronte alla pagina bianca. Gli appunti che si accumulano. Senza radici, appunto. Non ho la terra sotto i piedi, ma acqua. Hai un progetto? Sì, Sigma. E una rivoluzione invisibile. Milioni di menti, ovunque.


“In certi momenti mi ritrovo a considerare tutta la mia vita come un’introduzione al presente, con il presente che rimane l’unica cosa da dichiarare.” Dove sono? Ho bisogno di una bussola per navigare nel mio spazio interiore. All’esterno sopporto, provo ad abituarmi. Assumo gli antidoti.


Adamo ingordo di zucchero, Caino dissoluto e agricoltore affamato.


“Che diavolo ci faccio qui”, ripetono entrambi. Sono separati nel tempo e nel spazio: sette anni, migliaia di chilometri. Sempre su una chiatta. Una trasporta carbone, in Scozia, l’altra, la Samuel B. Mulroy, trasporta pietrisco per costruzioni nei canali di New York.


La chiatta: un luogo immobile, un non-luogo inviolabile, un’utopia della memoria. E il delicato sciabordare dell’acqua contro il ventre dell’imbarcadero culla l’azione che diventa negazione o l’apatica stasi prodromo del percorso di iniziazione. Ma perché le chiatte? Perché Trocchi ha scelto per ben due volte di sospendere la narrazione sull’ovattato letto del fiume o del mare?


Trocchi era seriamente intenzionato a far diventare Giovane Adamo un film, stava scrivendo la sceneggiatura e cercava dei produttori che potessero dare sostanza al suo progetto. Li trovò. Gli chiesero di cambiare il finale; gli proposero di far condannare il colpevole Adamo e di salvare l’innocente Goon.


Rifiutò, categoricamente. No. L’antiromanzo rimane sospeso, in uno stato di tensione rilassata. Il protagonista, l’unico possibile fulcro, è inviolabile. E via.


Nonostante il talento, i timidi riconoscimenti prevale il blocco, nodo in gola, il silenzio, mucchi di pagine spesso vuote. Dispersione e inconcludenza. Droga. Morti dolorose. Dopo Il Libro di Caino ventitré anni di vita senza un altro romanzo. Il Long Book non prenderà mai corpo.


“Credi che sia facile? Credi che non debba far altro che sedermi e scrivere questa maledetta roba? Non ho una trama. Non ho personaggi. Non mi interessa tutto il solito armamentario. Non lo capisci? Quella è letteratura falsa. Io devo iniziare con il presente, qui, ora. Io…”


Né Caino né Adamo, quindi.


 


 


…con la consapevolezza che nulla,


includendo di certo anche questa esposizione, finisce.

13 July 2004

I cavalli sono tre


Mi nascondo in un frastaglio di costa in un punto dell’isola detto “passo d’aquile”, il punto più a sud, tempeste e uccelli marini e onde e vento da consumare orecchie.


Pesco, bevo acqua piovana, rubo uova ai nidi, faccio fuoco di torba la notte e sento la trappola che morde dappertutto e resisto, tanto per vivere. E scopro una carcassa di veliero, recupero legno per la grotta di riparo.


Resto di giorno al coperto a guardare mare.


Sento indurirsi la mia vita per assorbire il colpo e accettarlo.


Non c’è via di fuga, è finita la terra, non c’è altro sud in cui scendere, non c’è stiva di nave in cui dondolare un sonno di salvezza.


Vedo mare che raspa agli scogli e il bianco di unghia delle onde è il rigo che lo separa dalla terra.


Vedo la linea rossa del tramonto che separa giorno da notte, penso che il mondo è opera del re del verbo dividere e aspetto la linea che viene a staccarmi dai giorni.


E vita è un rigo lungo filato e morire è un andarsene a capo senza il corpo. E vedo le picchiate di ali dentro il cavo delle onde e neanche il pesce che ha tutto il mare per nascondersi, si salva.


E gli uccelli che volano sopra: ognuno sta solo e senza alleanza con l’altro. Loro famiglia è l’aria, non le ali degli altri e ogni uovo deposto è solitudine. E io faccio al buio di brace una frittata di solitudini e mi sfamo.


E quando mi piglia di sentire che il mio tempo è poco, penso a quello che sta scorrendo intanto nel molto del mondo e passa accanto al mio: sono alberi che stanno scrollando pollini, donne che aspettano una rottura delle acque, un ragazzo che studia un verso di Dante, mille campanelle delle ricreazioni che stanno suonando in ogni scuola del mondo, un vino che ribolle di travaso e tutto sta avvenendo insieme a me e così il mio tempo si allea con il loro per diventare molto.


Pensieri d’oltrevita Laila, so che li stai ascoltando.


 


Erri De Luca, Tre cavalli


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