Archive for October 13th, 2004

13 October 2004

ancora dai Diari


 


Giù in strada postini ovunque sotto la pioggia, con le loro camicie celesti a maniche corte e i berretti profetici. Oh, arrivasse una parola, una parola trasfiguratrice. Sono regredita, ma sto tornando al punto in cui il mio Io e il mio bisogno di affermare pubblicamente le sue Capacità di Successo si allontanano e si dissolvono, e il mondo, con la mia grande curiosità di conoscerlo e il mio bisogno di osservare clinicamente il dolore, la sofferenza, la gelosia, la conversazione, si riaffacciano mentre io, questo limitante muro bianco, non ho importanza.


1959


 


Come farò a entrare nel mondo giusto e carico di frutti della maturità. Se non lavoro. A liberarmi degli dèi accusatori, mai contenti, che mi circondano come una corona di spine. A dimenticarmi, dimenticare me stessa. A diventare un veicolo del mondo, una lingua, una voce. Ad abbandonare il mio io.


1959

13 October 2004

Di nuovo la pellicola sottile. Che impedisce l’accesso alla densità delle emozioni. Devo essere così ossessionata dal pensiero del mercato e dei posti dove mandare quello che scrivo che non riesco a scrivere niente di onesto e di veramente soddisfacente. I miei sogni febbrili sono puro nulla; non scrivo, non lavoro, non studio.


Vorrei poter recidere dal cervello il fantasma della competizione, l’egocentrica assenza di spontaneità, e diventare un veicolo, un puro veicolo degli altri, del mondo esterno. Il mio interesse per la gente è dettato troppo spesso dal confronto invece che dalla pura curiosità per l’impareggiabile alterità dell’identità. Mi trovo nel luogo ideale per riuscire a dimenticare il mondo esterno delle apparenze, delle case editrici, degli assegni e del successo. Ed essere fedele all’intimo. E tuttavia lotto contro un’ingenuità, un narcisismo, un guscio che mi protegge dalla competizione, dal rischio di essere giudicata non all’altezza.


Scrivere per il piacere di scrivere: fare le cose perché farle dà gioia. Quale dono degli dèi.


 


Sylvia Plath, Diari, 1959

13 October 2004

Non smetterò mai di insistere con uno dei migliori libri del Novecento, Il Libro di Caino di Alexander Trocchi




 


Il Libro di Caino. Per dirla francamente, “i miei lettori” non esistono, sono innumerevoli individui sconosciuti, ciascuno dei quali mi macina nel suo mulino per motivazioni di cui non posso essere ritenuto responsabile. Non c’è mai stato un libro responsabile. (Sofocle non si è mai scopato la madre di qualcuno.) Sono ossessionato dalla sensazione che nel mondo moderno un atteggiamento di tale natura richieda una forma di difesa.


Dio sa che ci sono sufficienti limiti naturali per la conoscenza dell’uomo da tollerare di buon grado quelli che ci vengono imposti da una paura di una esperienza rozzamente razionalizzata. Quando mi trovo murato dai solidi lastroni della paura degli altri, provo l’impulso feroce di urlare dai tetti. “Maledetti figli di puttana! Lasciate che vi pisci addosso!” La prudenza mi trattiene. Ma, siccome ogni tanto si deve aggredire il passato, allo stesso modo, a volte, bisogna respingere anche la prudenza. Caveat.


Io dico che è impertinente, insolente e presuntuoso da parte di qualsiasi persona o gruppo di persone impormi le loro incontrollate proibizioni morali, che in tutti i casi in cui una simile proibizione si cristallizza in legge è pericoloso che si crei un precedente allarmante per me e, sebbene non se ne accorgono, per coloro che le impongono. La storia è costellata di esempi come quello del dolce lebbroso soffocato dal pregiudizio morale del suo tempo. Vigilanza. Contestate il precedente legale.


Nel mio studio sulle droghe (non voglio ora fare finta che il mio unico interesse per le droghe sia studiare i loro effetti… Per fare questa esperienza, per poter raggiungere, con qualsiasi mezzo, la serenità di una posizione di vantaggio “oltre” la morte, per avere a propria disposizione una simile tecnica critica – lasciatemi dire semplicemente che dalla mia capacità di raggiungere quella posizione di vantaggio è dipesa ogni tanto la mia sanità mentale –) sono stato costretto a correre gravi rischi, e sono stato ostacolato costantemente dalle barbare leggi che ne controllano l’uso. Queste leggi insensate e l’isterismo sociale di cui sono sintomo mi hanno portato, poco a poco, a un pelo dalla forca. Io chiedo che queste leggi vengano cambiate.


Quando si parla di eroina si ripete negli stessi termini l’isterica ginnastica dei governi alle prese con il problema della bomba atomica. L’eroina, che come attestano le statistiche democratiche è una droga altamente pregiata, si deve sobbarcare tutta l’operazione di smerdamento lanciata contro la droga. è forse per questo che i tossicomani, molti dei quali possiedono l’ironia del distacco, a volte la chiamano “merda”.

13 October 2004

La dinamicità del cinàbro: armonia di mercurio e zolfo


…col compiersi del mio sviluppo, si acutizzarono in me l’insofferenza per la vita normale alla quale ero tornato, il senso dell’inconsistenza e della vanità degli scopi che normalmente impegnano le attività umane. In modo confuso ma intenso, si manifestava il congenito impulso alla trascendenza.


Giulio Evola, Il cammino del cinabro

13 October 2004

Sincronismi già scritti e oliati


Il momento del destino è quello in cui le cose diventano forme, è l’attimo in cui tutti i sentimenti e le esperienze che erano al di là e al di qua della forma ricevono una forma, si mescolano e si coagulano in una forma.


G. Lukàcs 


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