L’orrore visionario di Djuna Barnes
Stanotte sono stata un’ora in Paradiso:
vi ho trovato una piuma del Gallo che cantò,
vi ho udito un’eco del bacio assassino.
Djuna Barnes
È, tra i vivi, colei che meglio abbracciò questo trappismo della perfezione. Si ignora dove sia, dà alle stampe un libro ogni venti anni, lo stesso suo nome trova il modo, ogni volta, di cader fuori dai repertori; potrebb’essere, per quel che ne sa la gente, la sconosciuta del secolo XVII, una sorta di Inés de la Cruz, di Contessa di Winchilsea. Ed ecco nelle strofe imperiali, impietose, così a lungo differite della sua grande tragedia, The Antiphon, il segreto di quel rifiuto infinitamente esigente… Nel generale orrore, vi è pure questo salmo che magnifica e fugge.
Cristina Campo, 1975
Tu rendi bello l’orrore: è il tuo dono più grande.
Emily Coleman