Archive for February 5th, 2008

5 February 2008

Il postminimalismo di Amy Hempel

È subito oltre la porta d’ingresso. È la prima cosa che vede quando si ferma a pulirsi le scarpe. Piove da una settimana e non smetterà tanto presto. È di questo che parlava la gente sull’autobus che l’ha portata qui e la signora Hatano suppone che ancora di questo si parlerà sull’autobus che la riporterà a casa. Si domanda se la macchia sia dovuta a un’infiltrazione d’acqua. La macchia è grande come un tegame da tre quarti di litro, ma non è un cerchio perfetto. Sono passate due settimane da quando la signora Hatano ha pulito questa casa. Il Signore le ha dato un periodo di ferie dopo la morte della Signora. Prima la signora Hatano andava via alle cinque. Adesso il programma è questo: verrà ogni giorno alle cinque a prendere la cena per il Signore. Farà qualche piccola pulizia — un carico di lavatrice, una spolverata al piano di sopra — poi laverà i piatti della cena, ritirerà i suoi quaranti dollari e se ne andrà. Sembra che in casa non ci sia nessuno.

Amy Hempel, "Se è umana invece che di cane", Ragioni di vivere, Serra e Riva editori

Uno dei suoi racconti più citati è When it’s Human Instead of When it’s Dog, dove si racconta, con stile che si propone di essere molto hemingwayano, la storia di una donna delle pulizie che una mattina va al lavoro e trova che durante la notte è morta la "padrona" e sul tappeto c’è una macchia bagnata. La macchia non va via nonostante i tentativi e i consigli di una compagna di lavoro della protagonista, finché si scopre che è prodotta dall’orina di una persona e non di un cane. Il racconto finisce con la macchia bordata dagli aloni bianchi di vari detersivi e il commento: "La forma è delineata come il contorno di gesso di una vittima su un marciapiede", come se il significato della morte e della essenza umana fosse ridotto a una macchia di orina su un tappeto.

Fernanda Pivano, Dopo Hemingway. Libri, arte ed emozioni d’America, Tullio Pironti Editore

5 February 2008

Dentro il libro

Per tradurre un libro bisogna essere disposti a trasferirsi armi e bagagli nel libro stesso, e poi a restarci dentro: al libro, alla storia e anche all’autore, con il suo carattere e la sua vita, che non possono essere ignorati, visto che si dovrà conviverci almeno tanto a lungo quanto dura il lavoro di traduzione: dunque mai per poco tempo.

Laura Bocci, Di seconda mano, Rizzoli


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