Archive for March 13th, 2009

13 March 2009

Cordelli su Del Giudice (a detta della Serri), ma non è proprio così
 
Non ama i mezzi termini il narratore e critico romano che oggi interpreta sentori e umori del mondo dello Strega. È sua la voce più autorevole e più netta: quella che, in questi giorni di gran tourbillon e di indiscrezioni, esprime chiaramente tutte le riserve che investono Del Giudice, indicato dai boatos letterari come vincitore annunciato del premio Strega 2009. «Se Del Giudice pensava di aver prodotto un’opera degna di conquistarsi l’alloro, non poteva fare diversamente? Non poteva almeno scrivere un vero romanzo?», osserva ancora Cordelli che non ha mai censurate la sua vis polemica e la sua passione politica-culturale, affidandole persino a un racconto, il Duca di Mantova, dove nei panni del protagonista ricco di vizi e scarso di virtù fa intravedere il premier, Silvio Berlusconi. E sul certamen stregonesco butta un altro cerino acceso: «Al posto del presidente dello Strega, Tullio De Mauro, non avrei dubbi. Se vincesse Del Giudice avrei perplessità a restare su quella poltrona. Il traguardo tagliato per la terza volta consecutiva dalla Mondadori, del cui gruppo fa parte l’Einaudi, sarebbe imbarazzante per uno studioso e un intellettuale del suo calibro. Lo Strega in questo caso confermerebbe quello che si va dicendo da decenni, prima ancora dell’avvento dello stesso De Mauro: un premio privo di trasparenza».
Con queste osservazioni un’ondata di benzina alimenta il clima incandescente del mondo stregonesco in rivolta contro Segrate, casa editrice del premier e assopigliatutto per due anni consecutivi. A tutti questi rumors come reagiscono Del Giudice e l’Einaudi? Lo scrittore non si fa trovare e da via Biancamano arriva un comunicato: «Siamo stupiti nel vedere la quantità di parole spese sulla nostra candidatura allo Strega con Orizzonte mobile. Stiamo ancora valutando i termini della nostra partecipazione. L’interesse suscitato dall’uscita di questo romanzo può aver indotto a tali considerazioni, ma stiamo verificando varie ipotesi, tra cui, naturalmente, anche quella di Del Giudice».
Però, proprio in vista di un nuovo successo mondadoriano, si susseguono gli abbandoni. La Feltrinelli, che lo scorso anno è stata scottata dalla sconfitta di Cristina Comencini, pur disponendo anche in questa stagione di autori di qualità, da Erri De Luca a Simonetta Agnello Hornby, appare intenzionata a gettare la spugna. Dalla Longanesi annunciano che non scenderanno in lizza. La Bompiani, che dovrebbe gareggiare con Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati è molto incerta vedendo addensarsi tanti nuvoloni sulle aspettative del suo candidato.
Come valuta allora la proposta di Cordelli, novello Masaniello che vorrebbe far luce sul volto oscuro dello Strega, chi il serto l’ha ottenuto nel 2008? «Non mi sono ancora formato un’opinione», osserva Paolo Giordano, autore de La solitudine dei numeri primi (Mondadori). «Non conosco i retroscena. Basta scorrere l’elenco dei vincitori. Sono tutti nomi di qualità. Lo Strega l’ho vissuto da esordiente. Un’avventura che mi ha cambiato la vita». Intanto in casa De Mauro, come racconta chi gli è vicino, è già iniziata la sfilata degli editori che chiedono rassicurazioni per i beniamini che porteranno nell’arena. «Scuderie, alleanze, inciuci. Ma perché non si parla mai di libri?», punta il dito Lidia Ravera che nella scorsa edizione con Le seduzioni dell’inverno (Nottetempo) allo Strega non ce l’ha fatta. «Sono stata sconfitta perché non ero appoggiata da una editrice-big. Sono anche giurata. I romanzi bisognerebbe almeno leggerli. Interpreto così la provocazione di Cordelli: che vi sia una levata di scudi da parte dei 400 Amici della domenica che votano al premio. Basta chiacchiere. Rimettamoci a giudicare i libri e non gli editori». Non raccoglie interamente l’esortazione Ermanno Rea che, con Napoli ferrovia (Rizzoli) l’anno scorso era stato messo al tappeto anche lui dalla Mondadori: «Il libro di Del Giudice merita. Le case editrici berlusconiane pubblicano opere di tutto rispetto. Ma forse i premi non sarebbe meglio abolirli? Perlomeno quelli afflitti da elefantiasi come lo Strega e la sua enorme giuria». (Einaudi). Fino a soppesarne la foliazione, a contarne le pagine una ad una. Un esercizio utile? «Certamente, in questo caso. È lungo 140 pagine questo “viaggio verso il più profondo e radicale dei Sud”, come recita il risvolto di copertina», osserva lo scrittore Franco Cordelli. E allora? «Ma non sono tutte vergate dalla penna di Del Giudice. Di queste, di suo pugno, l’autore ne ha scritte meno della metà. Il resto del libro è una collazione di brani di altri viaggiatori. Non voglio entrare nel merito dell’opera, sulla tenuta del testo. Sono piuttosto sconcertato. Si può assegnare il maggior premio della Penisola a un’opera di questo tipo?».
 
Mirella Serri, La Stampa, 14 marzo 2009

13 March 2009

Parola di Bloom

Tra i contemporanei Bloom detesta J.K. Rowling, Stephen King e Adrienne Rich («spazzatura») e ama Cormac McCarthy («Meridiano di sangue è un libro straordinario »), Philip Roth («Pastorale Americana e Il teatro di Sabbath sono capolavori»), Thomas Pynchon («L’incanto del lotto 49 è eterno »), e Don DeLillo («Underworld è eccellente, ma la prima parte è meglio della seconda »). Più tiepido nei confronti di Salinger: «Il giovane Holden continua a commuovere, ma tra 30 anni sarà demodé».
Troppo severo? «La critica letteraria non può essere impersonale», ribatte. «Al contrario di T.S. Eliot, penso che debba essere personale, appassionata e viscerale. Ma socializzare con gli autori che recensisci è un errore. Meglio conoscerli dalle loro opere». «Se non parliamo noi male dei morti, chi lo farà?», aggiunge con un sorriso birbone, passando a rassegna alcuni grandi autori scomparsi di recente. Da Updike («uno scrittore minore con un grande stile») a Mailer («uomo generoso e appassionato ma la sua opera migliore è stata, appunto, Norman Mailer») e da Bellow («un vero pazzo, una persona per molti versi impossibile») a David Foster Wallace («molto dotato ma ogni suo libro era incompleto »).

 
Alessandra Farkas, tratto da Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti, Corriere della Sera


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 4,290 other followers