Magnificent Bastard
Qualche giorno fa sfogliavo il nuovo Lexicographer’s Dilemma. The Evolution of "Proper" English from Shakespeare to "South Park" di Jack Lynch. Anche se, a quanto pare, Swift era disgustato dall’introduzione dell’abbreviazione "wouldn’t", o dal fatto che i suoi contemporanei utilizzassero "mob" invece di "mobile vulgus" ("the rabble, to be sure"), la bellezza dell’inglese (oggi sopratutto quello americano) sta proprio nell’essere sin dalle origini lingua franca che include e rimescola a ritmo vertiginoso (Our Magnificent Bastard Tongue di John McWhorter è uscito l’anno scorso). Visto che in questi giorni non si fa che parlare di libertà di parola su Internet, è ovvio pensare a come proprio la Rete sia il medium principale di questo incredibile laboratorio di sperimentazione e bastardizzazione mondiale che usa l’inglese come strumento. Internet, certo, genera i suoi mostri: per esempio vedo con preoccupazione la diffusione dell’orripilante espressione "WTF" sul Web italiano. Ma le gioie superano i dolori: Fake AP Style Book, già segnalato qualche tempo fa, sarebbe piaciuto anche a Swift.
Immagine via Baubauhaus
