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Siviglia, Ronaldinho e Gesù Cristo
C’è qualcosa di religioso nei colpi di tacco. Di mistico. Quando riesce un colpo di tacco, quando addirittura di tacco riesci a fare gol, il pubblico si incanta. Al colpo di tacco ci credi senza pensarci, appena lo vedi, capisci che è la cosa più bella che quel giocatore poteva fare. Più vera e naturale. Siviglia, nel 1 a 0 della Lazio contro la Fiorentina, ha segnato di tacco. Sapeva che dietro di lui c’era la porta e senza guardare, di tacco, ha segnato; Ronaldinho, nell’azione del 1 a 0 del Milan contro l’Atalanta, ha passato di tacco, sapeva che c’era dietro un suo compagno ma non poteva guardare chi era. Quando Siviglia e Ronaldinho hanno toccato di tacco il campo, i compagni, gli avversari, il pubblico, la partita: c’avevano tutto dentro. Non avevano bisogno di guardare. Perciò si colpisce di tacco. Perché si ha fede. Senza guardare.
Io non sono credente. Ma secondo me che chi ha Fede, ad esempio, nella resurrezione di Cristo è perché la Resurrezione la vede dentro sé stesso. Chi crede, colpisce sempre di tacco. E ammira i colpi di tacco.