Totti è un’invenzione senza futuro
Louis Lumière lo disse del cinema. Quando il cinema era, per intenderci, solo un treno che entra in stazione oppure semplici operai che escono dalla fabbrica.
Poi sono arrivate le storie, le sceneggiature, gli autori, i registi, i creatori di immagini che così come ce le fanno vedere loro, coi loro occhi, al cinema, non le vedremmo mai per strada, nella vita.
Sto parando di Totti. Che vede in mezzo al campo cose che nessun altro (avversari e compagni di squadra, pubblico e telecronista, videofonini e telecamere supertecnoligche di Sky), vedrebbe mai.
Roma-Inter. Totti entra dalla panchina, la partita è quasi finita. La Roma vince, l’Olimpico è strapieno.
Il Capitano tocca pochi palloni; ma ha il tempo di inventarsi tre passaggi straordinari.
Il primo è un suo "superclasico": spalle alla porta crossa senza guardare verso l’attaccante in area. Se Toni l’avesse presa di testa, sarebbe stato gol per forza. Invece la sfiora.
Il secondo è una magia: un pallonetto in area che neanche il suo compagno di squadra avrebbe mai immaginato di ricevere; si credeva, forse, troppo invisibile.
Il terzo racchiude tutta la grandezza del capitano della Roma: è un passaggio semplice, rasoterra, un’apertura sulla fascia destra. Che è però è vuota, è una zona morta, in quel momento della partita.
E invece no, c’è Cassetti, più vivo che mai, e c’è voluto Totti e la telecamera supertecnologica dei suoi piedi per farcelo capire.
Vedere.