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Masters of the Universe

La raccolta di racconti del colonnello Gheddafi, Escape To Hell, è una boiata pazzesca, titola il Guardian. Capirai che notizia. Al colonnello si riconosce un sorprendente buon gusto per l’invettiva e il sarcasmo, ma prevedibilmente il libro "rambles along at random, collapsing in on itself before exploding outwards again in a burst of surreal gibberish." Quando si ha da conquistare imperi con la spada del resto di tempo per la penna non ne rimane tanto.

Ma d’altra parte è normale che il despota voglia raccontare la sua storia. Quando uno è demiurgo di popoli e destini ci sta che gli venga voglia di crearsi un altro piccolo universo a immagine e somiglianza sulla pagina bianca. Magari la voglia di fare i dittatori gli è venuta proprio mentre cercavano di scrivere qualcosa — o dopo aver fallito. È una vecchia storia, lo scrittore è il despota del suo piccolo mondo immaginario. E si sa che tanti dittatori del Novecento si sono cimentati con la scrittura. Persino Kim Jong Il ha scritto un libro sulla sua grande passione — a parte il basket NBA e i conigli giganti — il cinema.

Meno normale è che praticamente chiunque altro a questo mondo voglia scrivere un romanzo. Non si fa in tempo a girare l’angolo che c’è una nuova quasi-celebrità che ha scritto qualcosa, romanzi storici, favole per bambini, saghe norrene. Persino James Franco ha pubblicato un racconto su Esquire (opportunamente editato da HTML Giant qui). Capisco la tendenza editoriale di pubblicare volti noti in altri campi, quasi sempre disgraziata, ma mi viene da chiedere, è possibile che così tante persone scrivano narrativa? Saranno tutti dittatori mancati? E voi ce l’avete un romanzo in corso d’opera? Vi fa sentire più o meno potenti? È vera questa storia dell’autore autoritario?

Da Almanacco Americano

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3 Responses to “”

  1. benambrosi Says:

    Ricevuto via email e mi sembra valga la pena condividere:"belli i due della Famiglia, felici nelle sorti progressive dell'umanità di fronte agli ampi spazi delle vette. ovvio che scrivano di sé. se no, come si perpetua il grande inganno e come si fissa il mito a beneficio della storia? beh, per gli altri è il contrario, credo, e forse vale per molti di più di quelli che poi in concreto scrivono… non per 'fissare' qualcosa, rendendola un pupazzo come  i due di cui sopra. si scrive per moltiplicare all'infinito le possibilità della vita, per far fiorire i pensieri appena pensati o gli incontri fatti o immaginati, per dare corpo alle mille forme della parola rendendola efficace per molti, e attiva, e creativa e forse, evocativa di umanità al punto da poter diventare qualcosa in cui altri si riconoscono, qualcosa di nuovo,qualcosa che sa di fresco, non di verniciato. scrivere è gratuito, per questo può diventare rivoluzionario."

  2. anonimo Says:

    Perhaps novelists are (very, very safe) dictators – in that they (only) dictate the worlds they create,

  3. benambrosi Says:

    But do they really get to dictate their worlds? Or the worlds somehow dictate themselves to them?

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