Diversi destini per un lettore e una lettrice
Il nonno deviò appena appena dalla via segnata: imparò a suonare il violino, e sposò quell'irlandese alta e impetuosa che aveva gli occhi di due colori diversi. Fatto ciò, rientrò nei ranghi, e per il resto della vita fu diligente, rispettoso e quieto. Era anche lui un lettore. D'inverno riusciva a fare tutto il lavoro duro — e a farlo anche bene — e poi si metteva a leggere. Non parlava mai delle proprie letture, ma l'intera comunità era al corrente del fatto. E lo rispettava per questo. Che cosa strana: c'era anche una donna lettrice, che prendeva continuamente libri in prestito in biblioteca, e nessuno la rispettava affatto. Non si faceva che sottolineare come la polvere si ammucchiasse sotto i letti di casa sua e come il marito dovesse mangiare pietanze fredde. Forse perché lei leggeva storie, romanzi, mentre i libri che leggeva mio nonno erano impegnativi. Volumi impegnativi, questo lo ricordavano tutti, ma i titoli sono stati dimenticati. Li trovava alla biblioteca, che al tempo ospitava Blackstone, Macaulay, Carlyle, Locke, la Storia d'Inghilterra di Hume. Ci sarà stata anche la Ricerca sull'intelletto umano? E Voltaire? Karl Marx? È possibile.
Un momento: se la donna con le matasse di polvere sotto i mobili avesse letto volumi impegnativi, l'avrebbero perdonata? Io non credo. A criticarla erano le donne, più severe con le altre donne che con gli uomini. Inoltre, va detto che il nonno prima faceva il proprio lavoro: le sue cataste di legna erano ordinate e la stalla lustra. La sua passione per la lettura non interferì mai con la sua condotta di vita.
Alice Munro, "Lavorare per vivere", La vista da Castle Rock, Einaudi
27 June 2011 at 15:17 |
Come darle torto!
28 June 2011 at 19:59 |
Nel senso che se una storia ti prende non pensi ad altro? cioè è così totalizzante da paralizzare?