Archive for November, 2011
9 November 2011

Regno trionfante della metafora: tutto è metafora in Arcimboldo. Nulla è mai denotato, perché i tratti (linee, forme, volute) che servono a comporre una testa hanno già un senso e questo senso è rivolto verso un altro senso, gettato in qualche modo al di là di sé stesso (questo vuol dire, etimologicamente, la parola "metafora"). Spesso le metafore di Arcimboldo sono sagge: fra i due termini della trasposizione sussiste un tratto comune, un "ponte", una certa analogia.
Roland Barthes
8 November 2011
Deboli e forti, geografia
Nell'umanità la regola − che naturalmente comporta delle eccezioni − è che i duri sono dei deboli di cui gli altri non si sono curati, e che i forti, preoccupandosi poco che ci si curi o meno di loro, sono i soli ad avere quella dolcezza che il volgo scambia per debolezza.
Marcel Proust, Sodoma e Gomorra
7 November 2011
Vendere = vendere o non valere un accidenti?
Sono stufa di leggere, come se fosse un giudizio estetico insindacabile, che il tal libro ha venduto un milione di copie e che il talaltro è stato tradotto in tutto il mondo. E allora? Nella migliore delle ipotesi, vendere non vuol dire che vendere, nella peggiore, vuol dire non valere un accidenti. Può anche succedere che uno valga qualcosa e venda molto, ma sarà sempre per qualche motivo extraletterario: è molto fotogenico, è morto ammazzato, ha qualche perversione sessuale, ecc. Liala o la Fallaci o la Tamaro sono forse più grandi di Gadda o di Landolfi o di Volponi perché hanno venduto enormemente più di loro? Lasciamo stare. È con grande dolore che vedo via via sparire le ultime tracce di rispetto per quello che ha dignità e onestà intellettuale. Hanno cancellato anche l'unico programma culturale della televisione, Passepartout di Philippe Daverio. Non ci restano che danze, fornelli e canzonette.
Patrizia Valduga, "Se penso", D della Repubblica, 22 ottobre 2011
6 November 2011
Il Cantico dei Cantici di Tonon
Non so che "romanzo tremendo" stesse scrivendo Emanuele Tonon, quando per l'intervenuta morte della madre l'ha tralasciato per La luce prima. Di certo tra questo e le due parti di cui si compone il "romanzo eretico" d'esordio, Il nemico (rispettivamente Sotto il sole di Lucifero e Il nemico) c'è più d'una continuità, pur nel proporsi con modalità stilistiche differenti. A ben vedere son tre racconti in forma sostanzialmente epistolare, ma con tratti espressivi quasi "orali": più attenuati nel primo, Sotto il sole di Lucifero, dal titolo bernanosiano, ove il Tu s'intrometteva nella narrazione in terza persona; con l'Io che slitta spesso nel Noi del Nemico; e un Io-Tu da soliloquio in forma scritta in La luce prima. Di più: sono racconti in mortem. Romanzi "di perdita". Perdita del padre "legale" Settimo, nel primo caso. Perdita di figliolanza, e al tempo stesso d'un Dio di cui, pur bestemmiato, "non posso fare a meno" nel Nemico, con la "sposa muta" Marta controfigura del Dio muto. Perdita della madre Enza, "luce prima" e "amore mio primo" nell'ultimo. Con modalità rappresentative diversificate dal diverso porsi psicologico-esistenziale dell'autore, stante una maggiore oggettivazione in Sotto il sole di Lucifero; una sorta di Cantico dei Cantici a rovescio, incrociato con Giobbe, nel Nemico, onirico e funereo, blasfemamente apocalittico nella propria disperazione da imperversare d'un Male che radica la sua insensatezza nel silenzio di Dio, con la desacralizzazione espressa mediante il ricorso stesso alle parole sacre; una "visione" che vuol tradursi in "canto" più che in racconto, in La luce prima: per una testimonialità dilaniata da sensi di colpa tesa, tra ricordi personali e testimonianze raccolte, a ricomporre la figura della piccola madre, restituendole nel ricordo la "vita ricevuta". Una ricomposizione che attraversa la vita di Enza che, per tenere quel "figlio terribile", "sbagliato che non doveva nascere", Emanuele ("Dio con noi"), cui da forte lettrice comunica l'"amore per la parola scritta", abbandona incinta e scacciata la natia Calabria per Napoli; va sposa per procura a Settimo che in La luce prima appare come "figura d'una ferocia da carneficina che subiva a sua volta la carneficina dell'esistenza" [...] trasferendosi a Cormons; lascia Settimo per Luciano, con Emanuele che a sua volta fugge facendosi sacerdote francescano; torna infine da Emanuele che, ridottosi allo stato laicale, si fa operaio e operatore informatico, portandosi però appresso il senso del sacerdos in aeternum. Una ricomposizione da Cantico dei Cantici all'"amata" scritta di petto, quasi sotto una scorta di ruysbroeskiana dettatura dello Spirito Santo, con quella che chiama "lingua di fuoco" impregnata di terminologia biblica, in cui passato e presente si contorcono indissolubilmente. E un passo in avanti rispetto a Il nemico, riunificando in unum il meglio di quelle sue due parti: la più narrativa di Sotto il sole di Lucifero e quella più gridata del Nemico, stilisticamente elaborata con sintassi e tono che ha in sé pregi (la scarnificazione) e difetti (la retorica) dell'urlo. Il cui tono da Lamentatio s'intride ora di dolcezza, sia pur straziante, nel tradursi in evocazione di una madre che passa gradualmente da figura fantasmatica a realtà resuscitata dalla parola.
Ermanno Paccagnini, "Emanuele Tonon: urlo di disperato amore per la madre perduta", Corriere della Sera, 6 novembre 2011
6 November 2011
Ognuno misura il valore come crede
Però il bello della libreria di Booth è proprio che è piena di titoli che non si venderanno neanche in mille anni. Ci vuole un certo equilibrio tra le cose che nessuno conosce e quelle che conoscono tutti; se si esagera in un senso o nell'altro si va incontro alla bancarotta o alla banalità. I libri strani e "di nessun valore" sono necessari, perché la loro impalpabile presenza dà profondità alla scelta libraria, come nei quadri il senso della prospettiva si ottiene facendo convergere le linee in un punto invisibile. E poi chi lo sa cosa vuole davvero la gente. Ognuno misura il valore come crede; una storiella che circola tra i librai racconta di un tale che chiese a un signorotto di campagna per quanto fosse disposto a vendergli la biblioteca di famiglia, e si sentì rispondere: Quanto basta per comprare due cagne.
Paul Collins, Al paese dei libri, Adelphi
4 November 2011
Pallore d'immortalità
Sognavo nella fattispecie di diventare un grande scrittore immortale alla Gaddis o alla Anderson, alla Balzac o alla Perec, &cc; e molti degli appunti dei taccuini su cui questo libro di memorie si basa erano a loro volta ravvivati e fratturati in senso letterario; del resto è così che mi vedevo all'epoca. In un certo senso si può dire che le mie ambizioni letterarie fossero il motivo principale dell'interruzione universitaria che mi ha portato a lavorare al Ccr del Midwest, anche se si tratta di un retroscena in buona parte secondario al quale accennerò, brevemente, solo qui nell'Introduzione [...].
David Foster Wallace, Il re pallido, Einaudi Stile libero
3 November 2011
La lungimirante Sylvia
"Certo era svanita l’ultima speranza di vederlo pubblicato nei paesi di lingua inglese, almeno per un bel po’; e Joyce, abbandonato su una sedia del mio negozietto, sospirava più profondamente che mai. Ma mentre lo guardavo mi venne in mente che si poteva ancora far qualcosa e domandai: Non concederebbe a Shakespeare and Company l’onore di pubblicare il suo Ulisse?"
Noel Riley Fitch, La libraia di Joyce. Sylvia Beach e la generazione perduta, Il Saggiatore