Da quando tu sei via colleziono io le punture di zanzara che in genere adornavano te. Ovvio, il tuo sangue era più dolce.
Io stesso l’ho leccato. Dal coltello per le cipolle, in cucina.
Le pustole, rosso fuoco, erano i saluti del mio amore,
segni di una scrittura segreta — ma tu non potevi leggerli, eri fissata sulle zanzare. Io per lo più dormivo ancora, sazio di sogno.
Un giorno era: una scopa nuova, che spazzava davanti a sé il seguente. Divennero settimane.
Poi arrivò l’addio e ispezionammo le tue punture su braccia e spalle, sui polpacci e anche là.
Giusto i punti che non vediamo mai (il tuo commento).
Tu dicesti: “Tocca qua”. Nessuno a smascherarmi.
Vampiro era, come pirolo, una bella parola importata.
Contagiati da un pezzo. Ma chi pensava a un pericolo?
Durs Grünbein, “Notte dichiarata”, Strofe per dopodomani, Einaudi