Nemici di sé stessi, senza sé né senno!
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Ho visto in giro qualche mentecatto lamentarsi su quotidiani di vario pregio (che cadevano quasi tutti, ugualmente penosi, sul tema) sul fatto che la Fallaci, e/o l’editore, avesse commesso un imperdonabile errore di grammatica intitolando il suo libro Intervista a sé stessa.
Siccome la questione mi sta a cuore vi riporto alcuni contributi al dibattito sull’argomento. La soluzione è ovvia e la riassumo con una domanda: "Perché mai quell’accento dovrebbe cadere?". L’obiezione da dilettante, leggete in basso e vedete quanti sono i dilettanti, argomenta che in presenza di "stesso", "stessi" eccetera il problema di distinguere "se" da "sé", congiunzione e pronome, non sussiste più. Rido. Se stessi prendendo la questione alla leggera, non potrei ottenere quello che voglio: che si vergognino di sé stessi.
«La norma ortografica per la quale il pronome sé dovrebbe perdere l’accento se seguito da stesso è un’inutile complicazione. La forma sé va accentata, come avviene per altri monosillabi, perché può confondersi in certi contesti con la congiunzione se. Non vale osservare che la presenza di stesso elimina questa ambiguità: con la stessa logica dovremmo togliere l’accento a sì quando costituisce un’unica frase, perché il contesto ci impedisce di pensare al pronome riflessivo si. […] Ora, se è vero, che l’uso attuale è fortemente sbilanciato in favore di se stesso, d’altra parte, la forma con accento è contemplata, accanto all’altra, da tutti i grandi dizionari dell’italiano contemporaneo; e uno di essi, il prestigioso Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, dell’ediz. 1996, registra molto opportunamente la forma sé stesso come “preferibile” rispetto all’altra (in una rubrica intitolata Errori comuni)».
Luca Serianni, con la collaborazione di Alberto Castelvecchi, Italiano, Garzanti 1997.
Bene.
«Alcuni dubbi riguardano anche l’uso dell’accento in certe parole, in particolare nei monosillabi. Anche qui non mancano le norme logicizzanti. Una vuole senza accento il riflessivo sé in unione a stesso (se stesso), salvo poi ammetterlo in sé stesse e sé stessi per evitare confusioni; ma nessun principio logico dovrebbe autorizzare che la stessa forma in un caso sia accentata e in un altro no».
La lingua nella storia d’Italia, a cura di L. Serianni, Roma-Milano, Società Dante Alighieri-Libri Scheiwiller, 2002
«sé (arc. se) pron. rifl. […] Spesso è rafforzato con stesso e medesimo: in tal caso può avere l’accento o esserne privo»
G. Devoto-G.C. Oli, Dizionario della lingua italiana, Firenze, Le Monnier, 1971 e succ.
Mmm.
«sé, pron. pers. di terza pers. m. e f. sing. e pl., forma tonica dei pron. lui, lei, loro. […] || rafforz. Anteposto a stesso (scritto di solito senza accento: se stesso)…».
Gabrielli. Dizionario della lingua italiana, a cura di G. Gabrielli, Milano, Carlo Signorelli Editore, 1993
Una delle regolette fasulle più dure a morire, e che i grammatici continuano monotonamente a tramandarsi l’un l’altro, e molti scrittori, anche grandi scrittori scrupolosamente ad applicare, è questa che dice: il pronome sé si accenta sempre quando è isolato [...] invece non si accenta davanti a stesso e stessa perché queta distinzione non è più necessaria. [...]. Si tratta di sottigliezze confusionarie. Una volta stabilito che il sé pronome si deve scrivere accentato per distinguerlo, come è giusto, dal se congiunzione, non si capisce poi perché uno stesso e un medesimo che seguono debbano modificare questa regola. Teniamoci dunque tranquillamente il nostro accento su sé pronome in qualsiasi compagnia si trovi.
Aldo Gabrielli, Il piacere dell’Italiano, Oscar guide Mondadori
Gabrielli è la luce. Se ne è andato nel 1978.
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“Conformemente alla grammatica, l’accento va messo su tutte le parole polisillabiche tronche e sui seguenti monosillabi, per distinguerli dai rispettivi omografi: dà (verbo), dì («giorno») e relativi composti, là e lì (avv. di luogo), sì (avv. affermativo), tè (bevanda), e nei citati è, né, sé.
Riguardo a sé, per evitare inutili eccezioni, in linea con alcuni recenti grammatiche – e supportati dall’uso di alcuni buoni scrittori – la grafica accentata va mantenuta anche nelle espressioni sé stesso e sé medesimo”.
Manuale di Redazione, Editrice Bibliografica
“Spesso è rafforzato (quasi sempre nel compl. ogg.) da stesso e medesimo e in questo caso può essere scritto anche senza l’accento”.
Dizionario Garzanti della lingua italiana
Alla voce Sé (pag. 2383), De Mauro ammette la variabile sé stesso, ma precisa: “davanti a stesso e medesimo è considerata tradizionalmente più corretta la grafia senza accento”.
De Mauro si deve vergognare di quest’affermazione.
Quando sé è seguito da stesso o medesimo, l’accento può essere omesso perché in tal caso non è possibile confonderlo con l’omografo (quindi sé stesso o se stesso); è preferibile, per evitare complicazioni, accentarlo sempre.
L. Serianni, V. Della Valle, G. Patota, Lingua italiana, Archimede Edizioni 1996
Serianni nel 1996 non aveva ancora le idee chiare.
“Il pronome di terza persona con valore riflessivo (quando cioè si riferisce al soggetto della proposizione) nella forma forte è sé, e si userà per dare particolare rilievo al pronome o dopo una preposizione. Può essere rafforzato unendovi stesso o medesimo, ma in questo caso perde l’accento. Es.: Chi ama troppo se stesso è un egoista.”
dalla grammatica italiana per le scuole medie superiori Lingua Madre di Marino Moretti e Domenico Consonni (Nuova Edizione a cura di Carmelo De Leo) – Società Editrice Internazionale – Torino, 1988.
Queste sono le grammatiche che rovinano i giovani apprendisti della lingua.
“Pronomi di terza persona riflessivi. I pronomi riflessivi se-si indicano il riflettersi o ricadere sul soggetto dell’azione espressa dal verbo. Possono fare la funzione di compl. oggetto e di compl. indiretto. Es.: Egli parlava troppo spesso di sè [sic]. Giulio quasi sempre portava il cane a spasso con sè. [...] Il pronome sé può essere rafforzato da stesso e medesimo, ed in questo caso si scrive senza accento.”
R. Cosentino, Grammatica Italiana, Bologna, 1957
Idem.
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Meglio scrivere sé, con l’accento, anche quando è seguito da stesso, medesimo; l’accento li distingue dalla congiunzione: se stesse bene, se stessi bene…
Si usa quando si riferisce al soggetto della proposizione di cui fa parte.
Es: Carlo condurrà Maria con sé. Sarebbe errore dire con lei.
Grammatica Armonia e stile, La nuova Italia, 1973