Archive for the ‘dentro la traduzione’ Category

Le versioni di Alice

3 February 2013

So she set to work, and very soon finished off the cake.

E così si rimboccò le maniche, e in un attimo si era sbafata anche la torta.
Aldo Busi traduce Alice nel paese delle meraviglie, Feltrinelli

Così ci si mise d’impegno, e ben presto il dolce fu finito.
Paola Faini traduce Alice nel paese delle meraviglie, Newton-Compton

Così si rimise al lavoro e in quattro e quattr’otto finì la torta.
Andrea Càsoli traduce Alice nel paese delle meraviglie, Dalai

Allora, decisamente, finì in fretta tutta la focaccia
Antonio Lugli traduce Alice nel paese delle meraviglie, Salani

Così si mise all’opera e ben presto ebbe finito tutto il pasticcino.
Milli Graffi traduce Alice nel paese delle meraviglie, Garzanti

Calasso su Bazlen

26 September 2012

…un uomo che comprava i libri di Kafka e di Joyce nel momento in cui uscivano, per il semplice fatto che erano gli scrittori del momento. Fui lui a scoprire Svevo e a ordinare al suo amico Montale di lettere quello scrittore totalmente ignoto.

Roberto Calasso, la Repubblica, 26 settembre 2012

7 June 2010

Tradurre col dizionario

Il dizionario asseconda e sostiene la stanchezza di chi traduce senza promettere nulla; purtroppo, le soluzioni trovate per stanchezza spesso tradiscono il testo. Dopo tante ore trascorse sulla scrittura si possono infatti verificare due opposti fenomeni: che la fatica spinga a sorvolare sull’accuratezza, o che la stessa fatica incoraggi a delegare il più possibile al dizionario. I traduttori sanno che entrambe le derive sono infruttuose.

Susanna Basso, Sul tradurre, Bruno Mondadori

8 February 2010

Strangers on the page

La traduzione è solo un modo provvisorio per fare i conti con l’estraneità delle lingue.
 
Walter Benjamin, da "Il compito del traduttore", Angelus Novus

9 September 2009

Ravel, un libro che ho molto amato
 
A parlare è Giorgio Pinotti, il traduttore (in realtà qui molto di più). Che piacere leggere un lavoro così mirabile!

Ho subito pensato che avrei tradotto Ravel. Privilegio di editor, certo. Desideravo del resto tradurlo e insieme presentarlo alle reti di vendita, scegliere l’immagine di copertina, scrivere il risvolto, promuoverlo. Succede — non poi così spesso — quando incontri un libro che ti incanta, e vuoi che diventi parte del catalogo della tua casa editrice. Mentre lo leggevo, dunque, già disegnavo le tappe dell’annessione. Così è stato: la traduzione, il beffardo Tableau en déplacement di Pierre Ducordeau in copertina (ecfrasi alla rovescia, direbbe Roberto Calasso) e il risvolto sono momenti della stessa appropriazione (indebita?). E non c’è dubbio che rispetto al bianco libretto dal titolo blu delle Éditions de Minuit — intransigente e laconico nella sua serialità –  la più slanciata e discorsiva edizione Adelphi, color canapa e dal grande titolo in verde, rappresenti un imprevedibile sviluppo, un’arbitraria esecuzione. Ma non è forse così per ogni traduzione?
Per mesi, in realtà, Ravel mi ha sfidato, mi ha tenuto sulla corda, mi ha fatto sentire a disagio. Mi ha bisbigliato all’orecchio le cinque parole con cui Ravel ha risposto a Paul Wittgenstein: "Gli interpreti sono degli schiavi". Eppure, a differenza di Paul Wittgenstein quando suonava il Concerto per la mano sinistra, non avevo nessuna intenzione di strafare, di indulgere ad abbellimenti non richiesti. Ero, semplicemente, alle prese con un grave problema: la musica di Ravel

continua qui.

tratto da La Nota del Traduttore

4 February 2009

Grave errore di traduzione in The Millionaire

"L’errore di doppiaggio del film The Millionaire sarà anche dovuto a semplice errore umano, quello che sconcerta, però, è che anche una casa di distribuzione seria e professionale come la Lucky Red non si sia minimamente sentita in dovere di diffondere un comunicato ufficiale per chiarire che nel film gli assassini non sono i musulmani, ma gli integralisti indù": è la dichiarazione con la quale Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente degli Intellettuali Musulmani e consulente per la immigrazione della Commissione Affari Costituzionali del Senato, ieri ha protestato contro il film dell’ex golden boy del cinema inglese Danny Boyle (nel suo palmares, tra gli altri, il supercult Trainspotting, opera d’esordio che lo lanciò nel firmamento del cinema mondiale). Il riferimento è alla scena in cui la madre dei protagonisti viene uccisa a bastonate da un gruppo di assalitori, e una voce fuori campo grida: "Sono musulmani, scappiamo!», mentre la versione originale inglese è completamente diversa: "They are muslims, get them" ("Sono musulmani, prendeteli!"). "Crediamo — rileva Vincenzo — che in altre condizioni si sarebbe arrivati immediatamente a un chiarimento chiaro e ufficiale, nonché a una lettera di scuse nei confronti della comunità islamica. Invece in questo caso la Lucky Red, come mi hanno confermato i responsabili dell’ufficio stampa si è solo limitata a rispondere alle telefonate di protesta e a correggere le copie in digitale del film. Quello che ci preoccupa — conclude — sono le conseguenze sociali di tale atteggiamento razzista e islamofobo, che colpisce ormai tutti gli immigrati, anche perché lo straniero viene considerato necessariamente come un musulmano" e offenderne la sensibilità sembra considerato "quasi una cosa normale".

R. S., "I musulmani italiani: ‘Cambiate il doppiaggio in The Millionaire’", Corriere della Sera, 4 febbraio 2009

18 June 2008

La traduzione e il balletto classico

Come il balletto classico, la traduzione letteraria è un’attività guidata da modelli irrealistici, vale a dire da modelli tanto rigorosi che generano fatalmente in chi vi si dedica con maggiore ambizione un certo inappagamento, o la sensazione di non essere quasi mai all’altezza. E, al pari del balletto classico, la traduzione letteraria è un’arte di repertorio. Le opere ritenute più importanti vengono regolarmente ritradotte: perché la resa appare ormai troppo libera, o non sufficientemente accurata; perché si pensa che le vecchie traduzioni contengano troppi errori; o perché la lingua, che all’epoca sembrava trasparente, ora appare datata. I ballerini si esercitano nello sforzo di raggiungere l’obiettivo non del tutto chimerico della perfezione: un’espressività esemplare e priva di errori. Nel caso della traduzione letteraria, invece, considerati i molteplici obblighi cui essa deve rispondere, la resa può essere eccellente, ma mai perfetta. La traduzione comporta sempre, e per definizione, una perdita della sostanza originale. Tutte le traduzioni si rivelano, prima o poi, imperfette, e alla fine, anche nel caso delle rese più esemplari, finiscono per essere considerate provvisorie.

Susan Sontag, Tradurre letteratura, Archinto editrice

30 May 2008

Il traduttese e lo stile scarabottoliano

Profumo di letteratura. La letteratura italiana contemporanea è scritta, anziché nella sua propria lingua, in «traduttese», ovvero come se fosse tradotta dall’inglese? Se ne parla da tempo, e Giuseppe Antonelli, sul Sole 24 Ore, propone alcuni esempi piuttosto interessanti in proposito. Quello più straordinario si cela però in Diario di un patriota perplesso negli Usa, di Filippo La Porta (Edizione e/o): parlando della «dipendenza dall’America» dei nostri scrittori più recenti, il critico ne coglie i segni. C’è il fatto piuttosto evidente che «ambientano le proprie storie… in un’America però mitica, tutta ricalcata su cinema e tv»; ma c’è anche, appunto, «un italiano che sembra una traduzione letterale dell’inglese, con commistioni ovvie». E fa una citazione puntuale, ancorché anonima: «Difficile ignorare il tanfo di merda, man». La frase sta in qualche libro, forse in un recente capolavoro. Forse addirittura in Wu Ming 1, New Thing (Einaudi). La Porta, però, tace. Forse non a torto. Uno così rischia la lapidazione, ma chi di noi è senza peccato?
Scarabottoliani. La casa editrice Guanda ha vinto il premio «Alassio-Un editore per l’Europa». La giuria presieduta da Giuliano Vigini l’ha scelta per l’importanza della continuità letteraria, dagli Anni Trenta a oggi, e per il lavoro di ricerca «che ha portato a scoprire nuovi talenti e a varcare nuove frontiere»; ma anche per la riconoscibilissima linea grafica, che è diventata inconfondibile. Il premio verrà assegnato il 13 settembre a Luigi Brioschi, presidente e direttore editoriale. Il quale dedica la sua prefazione del catalogo, appena uscito, a Guido Scarabottolo, l’artista che con i suoi disegni ha dato alle copertine Guanda una nuova identità. Anche se, aggiunge, «in un certo senso Scarabottolo era già guandiano prima di costruire l’immagine della casa editrice, e la Guanda era già scarabottoliana prima di imbattersi nel disegnatore milanese».

Mario Baudino, "Chi scrive in traduttese e chi invece ‘scarabottola’", La Stampa, 30 maggio 2008

25 May 2008

Collazione da Tiffany
 
[...] Siamo di fronte — in questo caso — al traduttese come rifacimento d’autore, linea evolutiva collocabile lungo un asse che non è la diacronia (ovvero il cambiamento della lingua nel tempo), ma la diaclonia.
Anche in letteratura, del resto, imitare una friffe non è poi così difficile. [...]
Nella sua accezione più significativa, però, il traduttese [...] si situa su un asse parallelo a quello della diafasia (il cambiamento della lingua attraverso gli stili): la diapatia. Lo stesso La Porta, guardando all’editoria italiana degli anni Novanta, denunciava la pratica diffusa del "doping stilistico" ("effetto Adelphi o iperculturale [...]). [...]
Anche nell’editing sembra di avvertire una forte spinta all’omologazione: un antidoping stilistico che punta a normalizzare la lingua, appiattendola su ciò che i linguisti chiamano il "neostandard", vale a dire la grammatica riveduta alla luce della cosidetta "grammatica del parlato". Ma come la grammatica del parlato corrisponde a un finto-parlato (artificiale, convenzionale) che nessuno di fatto parla, così questo traduttese (anodino, anonimo) risulta in ultima analisi una apatico stile non-stile, paragonabile ai vari sapone non-sapone o tessuto non-tessuto dell’odierna merceologia.
Tra le spie più allarmanti, l’eccessiva semplificazione sintattica, [...] prosa così neutra da sembrare già tradotta.
 
Giuseppe Antonelli, Ora si scrive in "traduttese", "Domenica" del Sole 24 Ore, 25 maggio 2008

30 April 2008

Traduzione e creazione sono operazioni gemelle.

Octavio Paz


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