Archive for the ‘paradigmi’ Category

Kimay

1 May 2013

Ho un piccolo televisore in bianco e nero nella mia stanza nuova, fuori dal campus. Acceso tutto il giorno. Un appendino di metallo infilato dentro l’antenna spezzata mi aiuta a prendere meglio il segnale. De Klerk si fa indietro, balbettando, tutto kimay e sulla difensiva. Cataste di corpi nello Zululand. Chris Hani è il portavoce arrabbiato della sinistra, amato dai giovani. Lui mette addosso il terrore ai sudafricani bianchi. A loro piace Mbeki, che parla pacato e fuma la pipa. Tra i candidati c’è anche Ramaphosa, per la generazione del dopo Mandela, il quale sta invecchiando.
Nell’ultimo anno, mentre mi allontanavo da tutto e da tutti, mi sono trasferito dal dormitorio del campus in un casottino di una stanza a Southernwood, un sobborgo vicino all’università. Non so cos’è successo. Tutt’a un tratto, ho cominciato a muovermi al rallentatore, ad andare sempre meno a lezione, e ora ho smesso del tutto di uscire dalla mia stanza.

Binyavanga Wainaina, Un giorno scriverò di questo posto

Un Gray per niente grigio e non sfumato

28 April 2013

Gray non si aspettava di incontrare l’ex marito; non si aspettava neppure di non incontrarlo. John Volstead – il futuro morto – aveva rinunciato al mondo. Ormai si accontentava di mettere in ordine i suoi libri. Ogni tanto, quando l’occasione gli veniva servita su un piatto d’argento, rifilava all’interlocutore una o due fandonie, ormai l’espressione privilegiata, se non esclusiva, del suo talento. Quindici anni prima aveva conosciuto un successo clamoroso con un romanzo intitolato I narcisisti anonimi. Da allora non aveva più pubblicato una riga. Sosteneva di lavorare a un libro, una sorta di Grande opera: gli altri, ovviamente, erano tenuti a reggergli il gioco per pura cortesia.
In realtà non scriveva. (Non fa niente dalla mattina alla sera, disse Anna). Eppure, benché non scrivesse più da mesi, se non da anni, il suo status di autore non lo abbandonava; la sua aura non faceva che scemare, senza però scomparire del tutto – era se midimenticato, semiromanziere; e nel suo caso, quest’ultimo termine sembrava avere la semivita del plutonio. Tutti quanti (le persone che lo circondavano; lui per primo) si sarebbero sentiti sollevati nel vederlo intraprendere un’altra carriera. Ma John Volstead sembrava condannato a essere uno scrittore, pur senza scrivere.

Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, 66thand2nd

La lingua straniera per Jumpha Lahiri

16 April 2013

“L’estate scorsa, in Italia, come per un riflesso condizionato, ho cominciato a scrivere in italiano nel diario. Pieno di sbagli e soddisfazioni, perché sono riuscita a tornare al momento in cui ho cominciato a scrivere quando ero piccola. La cosa più viva nel mondo è una lingua straniera. [...] L’inglese è la mia lingua, ma non è la mia lingua madre. Quando ero piccola ho cominciato a parlare in bengalese che, secondo i miei genitori, doveva essere la mia lingua. Poi, ho tradito il bengalese per l’inglese. E adesso? Questa è una seconda ribellione, un tradimento verso me stessa. L’inglese era un tradimento verso i miei, la famiglia, questo è un tradimento verso di me. So che è un procedimento molto difficile. Sinuoso [...] curvoso, si dice?”

Jumpha Lahiri, intervistata da Luca Mastrantonio per “La Lettura” del Corriere della Sera, 14 aprile 2013

La sensazione che tutto sia già stato detto

22 March 2013

Aspetta il tradimento; si aspetta che gli venga dall’esterno, da te naturalmente, quando sono le sue forze ad abbandonarlo. Di nuovo una lotta per non voltarsi, per nessuna ragione. Di nuovo finisce per voltarsi. Non ha più una voce – non riesce più a esprimersi con parole sue, tutto viene da fuori, non gli rimane che compilare liste. Ha la sensazione che tutto sia già stato detto. Tutto potrà essere, e sarà, utilizzato contro di voi. Tutto è un cliché. Tutto è minaccioso e forse ingannevole. Quando io volevo solo dormire incollato a te.

Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, 66thand2nd

Piaceri da bunker

22 March 2013

Quando si è parlato di luna di miele, tu hai detto Hawaii, perché in fondo eri una ragazza semplice, più calorosa e più cupida di quello che sembrava. Preferirei un rifugio antiatomico, ho detto io. Hai creduto che scherzassi. Tutte le volte che ti ho confidato le mie paure più intime e più meschine ho fatto in modo (tono, costruzione della frase, linguaggio non verbale) di farti credere (nel momento stesso in cui mi mettevo a nudo, in cui mi sentivo più vulnerabile) che ero ironico. È il mio modo di nascondermi. In ogni caso tu mi leggevi nei pensieri; e così quello era l’unico sistema per imbrogliarti. Oggi forse lo rimpiango.

Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, traduzione di Elena Sacchini, 66thand2nd

La morte è come una città scomparsa

19 March 2013

La morte è un po’ come una città scomparsa, come attraversare un passaggio che una volta era familiare ma che è stato trasformato radicalmente. È stato un errore pensare che la vita fosse come la terra solida che campestavo, e che ogni giorno avrei potuto percorrere i miei passi sullo stesso suolo. Perdere te — proprio te, che eri alle fondamenta del mio mondo — ha reso tutto il resto così precario, mi ha lasciata a vagare come un fantasma nella mia stessa vita.

Helen Humphreys, Notturno, Playground, traduzione di Fabio Viola

Chi vince? I buoni o i cattivi?

15 March 2013

“Con chi combatti stasera?”
“Con Darkness.”
“E chi di loro è Darkness?”
“Non si può sapere. La sua identità è segreta.”
“E tu sei buono o cattivo?”
“Buono.”
“E vinci?”
“Sì.”
“Perché i buoni comunque vincono più spesso…”
“Giammai. Di solito vincono i cattivi.”

Antonio Franchini, Gladiatori

Lo scontro tra i grandi

15 March 2013

Lo scontro tra gli uomini grandi raramente è bello, è solo l’incombere della rovina su uno dei due a tenere gli spettatori col fiato sospeso. Perché non è come quando va al tappeto un atleta di taglia agile, che può rialzarsi di scatto o schizzare dalle corde come una scheggia. Quando un peso massimo cede è il titano cacciato dal cielo, è orgoglio dell’uomo atterrato dagli dèi, il fracasso di un mondo che crolla.

Antonio Franchini, Gladiatori, Mondadori

A volte non basta

24 February 2013

Ho bei voti in tutte le materie, ma in tedesco ho la media del nove. Il vocabolario mi entra nel cervello come se fosse burro, padroneggio le declinazioni, soprattutto nello scritto. Nell’orale sono ancora un po’ lento.

Denis Lachaud, Imparo il tedesco, di prossima pubblicazione per 66thand2nd, traduzione di Sergio Claudio Perroni

Giudicare la storia

18 February 2013

La serata è molto movimentata, Petra cade dalle nuvole e si schiera con Rolf, Klaus cerca di calmare i fratelli piccoli.
«Cosa avreste fatto di diverso se la mamma ce l’avesse detto, cosa sarebbe cambiato?».
«Non lo so, ma almeno l’avremmo saputo, ci saremmo fatti un’opinione».
«Sei ancora un segaiolo alto un cazzo e mezzo e ti senti già in diritto di giudicare la storia?».
Secondo me Klaus sbaglia tattica.
Il signor e la signora Bauer sono seduti sul divano, avviliti, incapaci di calmare i figli. Petra si innervosisce.
«Ma tu chi sei per darci lezioni? A quanti anni credi che si abbia il diritto di giudicare i nazisti?».

Denis Lachaud, Imparo il tedesco, di prossima pubblicazione per 66thand2nd


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