Posts Tagged ‘adelphi’

Calasso spiega l’editoria come forma

24 March 2013

Roberto Calasso spiega l’editoria come forma

24 March 2013

I galli di Citera

14 November 2012

“…e a Capo Matapan, nelle giornate limpide,” stava dicendo il capitano “si sentono cantare i galli di Citera”.
“Io non li ho mai sentiti” disse Panagioti, lo skipper dei caicco che dovevamo prendere l’indomani.
“Mai”.
“Neanch’io” disse l’altro.
“Allora dovreste comprarvi delle orecchie nuove. Io li ho sentiti spesso. Ci vuole una giornata calma, e un ostrolevante che soffia piano piano; un piccolo vento di sudest, ma piccolo piccolo. Allora,” disse, allungandosi all’indietro contro un girasole, un dito dietro il lobo dell’orecchio, l’altra mano tesa con le dita spiegate a rappresentare il Vento, gli occhi spalancati  a indicare la Distanza “arriva fluttuando sull’acqua, e si sente benissimo”. La voce si abbassò in un bisbiglio cantante: “Chi-chi-richi-chii-i-i!”. Gli occhi rotearono minacciosamente dall’uno all’altro di noi. Ipnotizzato dalla morente cadenza della sua onomatopea e compiaciuto del nostro reverente silenzio, ripeté lo spettrale grido gallesco, ancor più sommessamente e in una tonalità lievemente diversa: “Chi-chi-richii-i-i”.

Patrick Leigh Fermor, Mani, Adelphi

Inizi

8 November 2012

Alle superiori avevo un insegnante fuori dalle convenzioni della nostra società. Mi faceva leggere Dostoevskij, Dickens, Steinbeck. Ho scoperto per la prima volta che gli scrittori vivono raccontando storie, mi sentivo sollevata da terra. Volevo fare quello. E la fortuna di esserci riuscita mi ha messo in movimento e mi ha aperto un mondo che ancora mi affascina, mi dà vita e ispirazione. Devo ringraziare molto quella persona che da ragazza mi ha inconsapevolmente spinta altrove.

Miriam Towes

Noia o umore nero

7 November 2012

Le unioni felici sono quelle in cui gli sposi sanno tutto l’uno dell’altro, oppure quelle in cui ignorano tutto. I matrimoni mediocri si fondano invece su una semifiducia: ci si lascia sfuggire una confessione, un sospiro; si esprime un barlume di desiderio o di sogno, poi ci si spaventa; ci si tira indietro; si esclama: “Ma no, non hai capito…”; si mormora, vigliaccamente: “Sai, non dovevi prendere alla lettera quello che ho detto”; ci si affretta a rimettere la maschera, ma l’altro ha visto quelle lacrime, quel sorriso, quello sguardo indimenticabile… Se è saggio, chiuderà gli occhi. Altrimenti, insisterà, si ostinerà: “Ma tu hai detto… Insomma, non ti capisco, tu stesso mi hai confessato…”. Poi: “Giurami che non pensi più a quella donna… Giurami che non rimpiangi quella vita”.
Nell’ombra del letto coniugale, Thérèse ripeteva sottovoce:
“Giurami che non pensi più a Renéè… Giurami che sei felice…”.
E lui: “Sì. Calmati. Dormi”.
Felice? Lei non poteva capire. Bernard si annoiava — un male senza rimedio. Quella noia, quella specie di oscuro torpore dell’anima, era cominciata molto presto dopo il matrimonio.

Irène Némirovsky, I falò dell’autunno, Adelphi

 
Che parola buffa, matrimonio. Rivedo la torta grigia, la collezione di vestaglie nel ripostiglio. Mi sposò, e io cominciai a decompormi. Quando mio marito era al lavoro io correvo in città. A fumare sigarette con la ragazza che ci vendeva le uova, a fare visite all’insegnante di piano o al fornaio che mi sfornava dolci che frantumavo sotto i denti nel tragitto di ritorno. Mio marito mise a punto un fischio stonato, sollecito nel farmi notare che mi aveva salvato da una vita di fatiche. Se c’è una cosa che detesto è essere salvata. D’altra parte, a mio marito piaceva salvare giovani donne, così come cani morsicati o cavalli recalcitranti. Poco dopo averlo salvato, al cane morsicato dovemmo sparargli. Il parallelo ti sarà chiaro senza che ne debba precisare i termini. Essere salvata mi mette d’umore nero, e quest’umore l’ho riversato nel matrimonio e quest’umore è l’unica cosa che abbia portato con me quando me ne sono andata, oltre a un’ingente quantità di contanti.

Heather McGowan, Duchessa del nulla, Greenwich-Nutrimenti

Il lettore-editor

21 June 2012

Giacinta Gunther parlava senza riserve, e con cognizione di causa. Leggeva tutto ciò che scrivevo da sempre. Col tempo aveva affinato le sue capacità critiche, ma all’inizio si era dedicata a quel compito così lontano dai suoi naturali interessi semplicemente perché non le piaceva lasciare le cose a metà. Andavo seguita comunque, in qualsiasi campo, perché ero stata una sua scommessa. Viceversa, io m’affidavo al giudizio di colei che tra mille altre cose era stata la mia istitutrice di cavallo, perché tra gli addetti ai lavori non avevo mai incontrato un lettore altrettanto efficace. Giacinta s’immedesimava nei miei personaggi al punto di discutere per ore sull’opportunità di una battuta di dialogo. Li trattava come fossero vivi, li chiamava per nome, e sapeva tutto di loro: ciò che avevano fatto prima dell’inizio del romanzo, e ciò che avrebbero fatto dopo la fine. Giacinta non era certo un’intellettuale, però era molto ben istruita, aveva notevole uso di mondo, e se concludeva: questa battuta è una scemenza che non sta né in cielo né in terra, io le credevo. Sapevo che poteva avere ragione.

Letizia Muratori, Come se niente fosse, Adelphi

Identificazioni

1 June 2012

In tutti i personaggi di cui scrivo c’è qualcosa di me. Ma solo dal punto di vista emotivo. I sentimenti che turbano James o Coral Glynn sono simili a quelli che provo io. Il loro mondo interiore non corrisponde a come appaiono dal di fuori. Spesso sono frustrati perché non riescono a esprimere sé stessi e a dire la verità. I silenzi, le cose non dette, sono più importanti di quelle dichiarate. Ma sarebbe sbagliato identificarmi del tutto con i miei personaggi. Per certi versi loro sono molto diversi da me.

Peter Cameron

Orrore

16 April 2012

A ogni nuovo orrore o crimine dobbiamo opporre un nuovo frammento di verità e di bontà che abbiamo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire, ma non dobbiamo soccombere.

Etty Hillesum

Molto bello qui non è

14 March 2012

Ho intrapreso una piccola campagna per riportare alla luce la biblioteca che è custodita nella cantina di un magazzino chiuso a chiave. Dappertutto si sente un gran bisogno di libri ma non si conclude nulla per mancanza di spazio.
Martedì avrò un colloquio con Paul Cronheim il wagneriano e con il notaio Spier, mi piacerebbe impegnarmi per questo nutrimento spirituale, vedremo se sarà possibile.
Molto bello qui non è: vita da vagabondi, deperimento, fango.

Etty Hillesum, Lettere 1942-1943, Adelphi

Libreria #2

22 February 2012

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