Posts Tagged ‘einaudi’

Calasso su Giulio Einaudi

15 March 2013

Giulio Einaudi è stato uno dei grandi editori europei e anche quello con il quale ci siamo trovati in evidente contrasto. Una situazione che ha fatto molto bene a entrambe le parti. Ed è particolarmente triste constatare che oggi non c’è più nulla da contrastare.

Roberto Calasso, intervista a Antonio Gnoli, la Repubblica, 15 marzo 2013

La stanza vuota

1 March 2013

In principio c’era una stanza vuota, un po’ di spazio, un po’ di luce, un po’ di tempo.
Dissi: – Farò dei campi, – e li feci con tovaglietta, moquette, feltro e velluto a coste marrone. Poi feci i fiumi con carta crespa, cellophane e stagnola lucida, e i mondi con cartapesta e corteccia. E guardai i campi e guardai i fiumi e guardai i monti e vidi che erano cosa buona.
Dissi: – E le abitazioni? – E ne feci una appallottolando dell’erba secca e una con il ceppo di un albero cavo e una con un barattolo dove prima c’erano le caramelle e ci misi del filo da pesca e una vela e feci spazio per una coperta e uno spazzolino da denti e una tazza, e un fornello, e misi un gabbiano in cima all’albero (che in realtà era il manico di una spazzola) e la misi a navigare nel mare (che in realtà era uno specchio).
E feci case con confezioni di crema di cioccolata: il cucchiaio di plastica in cui c’era la cioccolata era la camera da letto, e lo spazio rotondo di sotto dove prima c’erano i biscotti era il soggiorno. Feci case con una scatola di fiammiferi e con un nido d’uccello e con un baccello di piselli e con una conchiglia. E guardai le case e vidi che erano cosa buona.
Dissi: – Ora c’è bisogno di animali, – e feci uccelli di carta e conigli di lana e cani e gatti di feltro. Feci orsi pelosi, leopardi a strisce e draghi squamati che sputavano fuoco. Feci pesci luccicanti e granchi con le conchiglie a cuore e uccelli su fili metallici sottilissimi.
Alla fine dissi: – Servono persone, – e modellai facce e mani, labbra, denti e lingue. Le vestii e le imparruccai e alitai nei loro polmoni.
E guardai le persone e guardai gli animali e guardai la terra. E vidi che era cosa buona.

Grace McCleen, Il posto dei miracoli, Einaudi

Famiglia

5 December 2012

Un uomo è rinchiuso in un appartamento rovente sopra il cantiere navale, a prendersi cura di una moglie che rimarrà nello stesso letto fino alla fine dei suoi giorni, a guardare la stessa televisione. Due gemelle vengono separate a sette settimane di vita e non sanno dell’esistenza dell’altra, solo la consapevolezza di un’assenza che cammina sempre al loro fianco per strada. Una ragazza viene violentata dal fidanzato della madre. Un bambino muore e non muore. “Famiglia”, questa parola subdola, una stella per ogni barca che vaga senza meta, e per chiunque navighi sotto un cielo ogni volta diverso.

Mark Haddon, La casa rossa, Einaudi

Talento per la matematica

21 November 2012

Fosse stato per me, avrei optato per una facile laurea in letteratura presso una remota università di provincia a nord o a ovest di casa. Amavo leggere romanzi. Ero veloce — potevo finirne due o tre alla settimana — e passare tre anni a fare questo mi sarebbe andato benissimo. Ma a quel tempo ero considerata una specie di scherzo di natura: una ragazza che aveva talento per la matematica. La materia non mi interessava, né mi divertiva granché, ma mi piaceva essere in vetta, e arrivarci senza troppa fatica. Conoscevo le risposte alle domande prima ancora di sapere come ci ero arrivata. Mentre le mie amiche si affannavano a calcolare, io arrivavo alla soluzione tramite un’incerta serie di passi in parte visiva, in parte rispondente a una semplice intuizione di ciò che era corretto. Difficile spiegare come facevo a sapere quello che sapevo. Naturalmente, un esame di matematica era molto meno faticoso di uno di letteratura inglese.

Ian McEwan, Miele, Einaudi

La scrittura come salvagente

1 October 2012

Si sposò due volte, fu costretta a vivere in condizioni di perenne precarietà economica accanto a entrambi i mariti, partorì due figli, amministrò la casa e fece la mamma, non so dunque dove trovasse il tempo per scrivere ciò che scrisse, gravata da tutti quegli impegni; evidentemente lavorava di notte. Per lei l’arte non era come per gli artisti baciati da un destino fortunato, era la corda di sicurezza legata intorno ai fianchi, il salvagente cui aggrapparsi quando il resto diventava faticoso.

Magda Szabó, Il vecchio pozzo, Einaudi

Coincidenze

26 June 2012

Papà non crede alle coincidenze, o almeno non ci crede quando riguardano gli avvenimenti più importanti dell’esistenza: la nascita e la morte, per esempio. La vita non si accende e non si spegne così per caso, dice lui. Che il concepimento possa essere la conseguenza di un solo incontro fortuito, e che a un uomo possa capitare di trovarsi a letto con una donna senza averlo preventivato, be’, lui proprio non riesce a capirlo. Non più di quanto capisca che a volte la morte è il risultato di circostanze imprevedibili, come una pozzanghera e un po’ di ghiaia dietro una curva. Soprattutto se è possibile tirare in ballo altri fattori: calcoli e statistiche.
Papà la pensa a modo suo: è convinto che il mondo stia insieme grazie ai numeri, che le cifre siano il cuore stesso della creazione e che le date contengano verità profonde e una loro bellezza. Quelle che io chiamo, a seconda dei casi, coincidenze o fatalità, rappresentano per lui gli elementi di un sistema complesso. È inconcepibile, secondo lui, che si verifichino troppe coincidenze di fila. Una o due sì, ma tre mai.

Audur Ava Ólafsdóttir, Rosa candida, Einaudi

Contatti a distanza

17 June 2012

“E come si tiene in contatto con il resto del mondo? Come fa a sapere le cose?”
“Ne faccio parte, del mondo. So molte cose.”

Mary Gaitskill, “La ragazza dell’aereo”, da Oggi sono tua, Einaudi

Dove sono

17 May 2012

Passa una macchina facendo sobbalzare un tombino di fogna e i tacchi di una donna battono nel silenzio della strada. Ma già la cuoca conta i crostini di pane nelle scodelle, sette per sei quarantadue, ne restano quattro, me li mangio io; e il crostino sibila sotto il metallo dei denti.
Gira la chiave nella toppa, scatta la serratura, il padre è nell’ingresso vasto e buio con il mazzo delle chiavi che pende da una catena di acciaio; non è tempo di catene d’oro questo, l’oro alla patria coi catini smaltati e il ferro di quando si stirava con il fornelletto a carbone. Quello scatto tutti sentono, i ragazzi a disegnare profili del Duce sui frontespizi dei vocabolari, la cuoca a masticare furtiva, la madre e le sue piume. Il padre è alto e quando cammina le sue suole scricchiolano, il biglietto del tram lo infila nella fede. Il cameriere lancia la tovaglia con macchie di frutta che non se ne vanno più, la cuoca gira, rimesta, conta, taglia. “Le chiavi, dove sono le chiavi”, “lavare le mani”, “stupida fessa”, “cretino”. E adesso non sapremo mai quanti barili di vino potevano dare i trentacinque ettari di vigna sulla collina, mai più mai più. Le stelline si gonfiano nel brodo bollente e il vapore sale su verso il lampadario simile a un gigantesco ragno di ottone; la madre in silenzio conta i crostini nei piatti, ne mancano quattro, chi? [...] La mela cotta soffia fumo dalla buccia spaccata. Ogni volta un’ustione. Le pupille hanno invaso quasi tutto lo spazio, iridi sottili come anelli: ricordano i gatti gli occhi di questi ragazzi e i fori neri ingoiano il padre e la madre, li scompongono senza pietà. Quando non possono rispondere si mordono le unghie ma da quei cerchi sottili, implacabile e rabbioso, il loro duro cuore.

Rosetta Loy, La bicicletta, Einaudi

Ignari

12 April 2012

Da quando tu sei via colleziono io le punture di zanzara che in genere adornavano te. Ovvio, il tuo sangue era più dolce.
Io stesso l’ho leccato. Dal coltello per le cipolle, in cucina.
Le pustole, rosso fuoco, erano i saluti del mio amore,
segni di una scrittura segreta — ma tu non potevi leggerli, eri fissata sulle zanzare. Io per lo più dormivo ancora, sazio di sogno.
Un giorno era: una scopa nuova, che spazzava davanti a sé il seguente. Divennero settimane.
Poi arrivò l’addio e ispezionammo le tue punture su braccia e spalle, sui polpacci e anche là.
Giusto i punti che non vediamo mai (il tuo commento).
Tu dicesti: “Tocca qua”. Nessuno a smascherarmi.
Vampiro era, come pirolo, una bella parola importata.
Contagiati da un pezzo. Ma chi pensava a un pericolo?

Durs Grünbein, “Notte dichiarata”, Strofe per dopodomani, Einaudi

Se questo è un uomo: caso editoriale

28 March 2012

Se questo è un uomo
Leggi l’approfondimento sul caso editoriale: Se questo è un uomo di Primo Levi.


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