Posts Tagged ‘fandango’

Gestisci l’urgenza da giovane scrittore che c’è in te (senza bere troppo)

8 December 2012

La maggior parte degli scrittori scrive semplicemente sull’onda di qualche forte bisogno interiore [...]. Un grande autore che scrive sull’onda di quel bisogno darà sostanza a tutti i problemi del mondo e forse riuscirà anche a spiegarli, senza nemmeno conoscerli, fino a quando, cent’anni dopo la sua morte, non arriverà uno studioso e ne ricaverà i simboli. Lo scopo di un giovane scrittore è quello di scrivere, se senza bere troppo. Non dovrebbe pensare di essere il Dio in terra solo perché ha scritto un libro e mettersi a sciorinare tutte le sue immature opinioni in pompose interviste.

William Styron, L’arte della narrazione, in The Paris Review, 4, Fandango

Vita da giocatori d’azzardo

10 September 2012

Il padre di Roger era stato uno dei più famosi scommettitori del Diciannovesimo secolo. Dal momento che non scommetteva mai su un cavallo quotato meno di otto a uno e dal momento che spesso puntava su cavalli tutt’altro che favoriti quotati venti a uno, Venti era diventato il suo soprannome e Roger l’aveva ereditato insieme alla sua singolare mania. [...] Aveva un piccolo reddito e viveva proprio come suo padre si aspettava che avrebbe vissuto: su e giù per il paese a seguire i cavalli, frequentando, di tanto in tanto, gente benestante, e convincendosi, tra un autoinganno e l’altro, di essere fortunato, ricco e appagato. A volte andava al meeting di Saratoga in aereo. Altre volte ci andava in treno, in pullman o col traghetto. Altre volte con l’autostop, e una volta si fece addirittura tutta la strada da Ballston a Saratoga a piedi. Tutto quello che faceva lo faceva nei moltissimi modi di chi è molto ricco o di chi è molto povero. Capitava che dormisse in grandi hotel ma capitava pure che dormisse sulla striscia di prato che separa le due corsie della Union Avenue, avvolto nelle copie del Morning Telegraph.

John Cheever, “Saratoga”, in Tredici racconti, Fandango

 
“Affari” le diceva sempre suo padre. “Un gioco da ragazzi”. Fino alla morte del padre non seppe mai fino a che punto il termine “gioco” si applicasse alla lettera ai traffici di lui. Simeon Peake, che viaggiava per il paese con la figlia piccola, era un giocatore d’azzardo per professione, carattere e talento innato. Quando la fortuna gli girava bene vivevano alla grande, dormivano negli alberghi migliori, mangiavano piatti di pesce insoliti e succulenti, andavano a teatro, si spostavano su calessini a noleggio (sempre a due cavalli: se Simeon Peake non aveva abbastanza soldi per un tiro a due, preferiva camminare). Quando però la fortuna gli volgeva le spalle vivevano nelle pensioni, mangiavano cibo da pensione e indossavano gli abiti che avevano comprato quando il soffio della Fortuna era stato favorevole. E nel frattempo Selina frequentava scuole buone, cattive, private, pubbliche, con regolarità sorprendente, considerata la sua vita da nomade.

Edna Ferber, So Big. Una storia americana, Bur

La forza di uno scrittore

31 March 2012

Uno scrittore è forte solo mentre scrive. È rispettato e temuto finché gli altri non sanno cosa sta scrivendo. Quando il libro è fuori, alla luce del sole, diventa vulnerabile. Uno scrittore che scrive un romanzo è come un serial killer che tiene rinchiusa una vittima nello scantonato.

Filippo Bologna, I pappagalli

Cose romane di Bologna

29 March 2012

A Roma succedono strane cose che non si possono spiegare se non col fatto che siano strane e succedano a Roma.

Il giorno prima della finale

23 March 2012

Se solo alzassero gli occhi al cielo, gli uomini vedrebbero cose diverse da quelle che vedono. Dall’asfalto annerito, dalle foglie ingiallite, dalle pozzanghere, dalle merde di cane, dalle cicche sbaffate, dagli orecchini spaiati e dagli spiccioli che solo i più fortunati riescono a vedere.
Cose diverse.
Vedrebbero le carlinghe degli aerei trafitte dal sole, le nuvole corteggiarsi come delfini in amore, le cime degli alberi ondeggiare al vento, il cielo cambiare colore e l’orizzonte curvarsi col mutare delle stagioni, vedrebbero la prima stella della sera e l’ultima del mattino, le luci accendersi e spegnersi ai piani alti dei palazzi, vedrebbero i terrazzi fioriti, i tetti irti di antenne e i panni stesi a sventolare sui fili.
Vedrebbero anche un ragazzo in mutande e maglietta, in piedi sulla terrazza di un piccolo loft all’ultimo piano di un palazzo fascista, un tempo popolare e ora nel mirino delle agenzie immobiliari.
Appoggiato alla balaustra del terrazzo guarda in giù, verso le insegne dei distributori ancora illuminate, verso gli scooter che braccano i bus affollati del mattino. Se avesse guardato in giù anziché in su, il ragazzo avrebbe visto un oggetto scuro, e non meglio identificato, in lento ma inesorabile avvicinamento.
Alle sue spalle, dietro la grande porta a vetri spalancata sull’alba, i lunghi capelli neri sparsi sul cuscino bianco, sopra uno scomodo materasso anallergico a una piazza e mezzo dorme la sua fidanzata, e dentro la sua fidanzata, dorme qualcuno — è talmente prematuro che è meglio dire “qualcosa” — e allora dorme qualcosa, che il ragazzo non conosce ancora, ma tra qualche mese imparerà a conoscere.
Difficile dire come mai si fosse svegliato tanto presto, forse un brutto sogno, magari solo un po’ di tensione in vista della Finale del Premio.

Filippo Bologna, I pappagalli, Fandango

Ansia da libro

23 March 2012

“E il libro?”
“Sempre in testa.”
“A quanto siamo?”
“Novecentomila copia.”

Filippo Bologna, I pappagalli, Fandango


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 4,290 other followers