“Ho letto il tuo ultimo libro. Mi ha emozionato” disse lei. Poi aggiunse:
“Devo saper una cosa.”
“Dimmi.”
“Sono io la protagonista femminile, vero?”
lo Scrittore sorrise senza rispondere.
Filippo Bologna, I pappagalli
“Ho letto il tuo ultimo libro. Mi ha emozionato” disse lei. Poi aggiunse:
“Devo saper una cosa.”
“Dimmi.”
“Sono io la protagonista femminile, vero?”
lo Scrittore sorrise senza rispondere.
Filippo Bologna, I pappagalli
Se solo alzassero gli occhi al cielo, gli uomini vedrebbero cose diverse da quelle che vedono. Dall’asfalto annerito, dalle foglie ingiallite, dalle pozzanghere, dalle merde di cane, dalle cicche sbaffate, dagli orecchini spaiati e dagli spiccioli che solo i più fortunati riescono a vedere.
Cose diverse.
Vedrebbero le carlinghe degli aerei trafitte dal sole, le nuvole corteggiarsi come delfini in amore, le cime degli alberi ondeggiare al vento, il cielo cambiare colore e l’orizzonte curvarsi col mutare delle stagioni, vedrebbero la prima stella della sera e l’ultima del mattino, le luci accendersi e spegnersi ai piani alti dei palazzi, vedrebbero i terrazzi fioriti, i tetti irti di antenne e i panni stesi a sventolare sui fili.
Vedrebbero anche un ragazzo in mutande e maglietta, in piedi sulla terrazza di un piccolo loft all’ultimo piano di un palazzo fascista, un tempo popolare e ora nel mirino delle agenzie immobiliari.
Appoggiato alla balaustra del terrazzo guarda in giù, verso le insegne dei distributori ancora illuminate, verso gli scooter che braccano i bus affollati del mattino. Se avesse guardato in giù anziché in su, il ragazzo avrebbe visto un oggetto scuro, e non meglio identificato, in lento ma inesorabile avvicinamento.
Alle sue spalle, dietro la grande porta a vetri spalancata sull’alba, i lunghi capelli neri sparsi sul cuscino bianco, sopra uno scomodo materasso anallergico a una piazza e mezzo dorme la sua fidanzata, e dentro la sua fidanzata, dorme qualcuno — è talmente prematuro che è meglio dire “qualcosa” — e allora dorme qualcosa, che il ragazzo non conosce ancora, ma tra qualche mese imparerà a conoscere.
Difficile dire come mai si fosse svegliato tanto presto, forse un brutto sogno, magari solo un po’ di tensione in vista della Finale del Premio.
Filippo Bologna, I pappagalli, Fandango
“E il libro?”
“Sempre in testa.”
“A quanto siamo?”
“Novecentomila copia.”
Filippo Bologna, I pappagalli, Fandango