“Più che una pantera sembri un dromedario.”
Posts Tagged ‘ivan il terribile’
Pierantozzi quotidiano #6
24 March 2012Pierantozzi quotidiano #4
12 March 2012«È la prima volta che fai fuori un animale?»
«Sì.»
«Hai fifa?»
«No.»
Pierantozzi quotidiano #3
9 March 2012“Va bene se faccio ondeggiare le braccia così?”
“Non credo proprio” ha risposto Monica. “Più che una pantera sembri un dromedario.”
Crederci
8 March 2012Sorrideva. «È una cosa fondamentale l’uguaglianza. Una cosa che starà scritta sicuramente anche nel tuo libro di Trust».
«Si chiama Proust» ho fatto io. Passargli una mano sui capelli lì davanti a tutti mi sembrava rischioso, ma l’ho fatto lo stesso. Aveva la fronte calda, leggermente sudata.
«Smettila di toccarmi» ha detto lui.
«Hai le orbite attorno agli occhi. Che hai combinato stanotte dopo che sono andato a casa?»
Alcide Pierantozzi, Ivan il Terribile
Ivan nel vomitatoio
7 March 2012Nell’oscurità del cesso, il cazzo di Ivan non era che un’ombra sottile. Rannicchiata sotto le sue gambe, ho sentito il terrore che mi saliva fino in gola. Mi sono tolta i guanti di lattice, ho allungato la mano verso l’alto e l’ho toccato, ho toccato quel suo coso flaccido e penzolante.
All’improvviso una roba liquida mi è colata sulla testa e dal collo mi è scivolata lungo la schiena. Mandava un odore acre.
Quando mi sono spostata verso la porta del vomitatoio, ho capito. Cavolo, se ho capito. Perché il suo cazzo era tutto fuorché duro, e ho pensato che solo una stupida come me poteva cascarci, poteva credere che Ivan mi desiderasse.
«Mi sa che me la sono fatta addosso, Mula» ha ridacchiato.
Io ho tremato, sentivo freddo.
Ho ricacciato una lacrima nell’occhio destro e sono crollata per terra.
In mezzo allo stomaco ho sentito un’ondata di caldo e ho avvertito le forze che mi tornavano a partire da lì, anzi da un po’ più sotto, dalla pancia.
Solo il suo corpo enorme, il corpo enorme di Ivan che si era avvicinato, mi impediva di spingere la maniglia della porta, di sollevarmi e scappare.
Ero diventata una mosca. Ivan questo lo ha capito perché, dopo che è rimasto a ridacchiare vicino alla porta, mi ha detto: «Datti una lavata, Mula».
A quel punto mi sono spinta tastoni fino al secchio. La puzza di piscio che avevo addosso era indistinguibile da quella del vomitatoio.
Una volta in piedi, mi sono sgranchita la schiena, una luce accecante si è fatta strada attraverso la porta e un raggio mi ha illuminato gli stivali e le gambe.
Mentre mi asciugavo una guancia col dorso della mano, ho visto che Ivan usciva accendendosi una sigaretta.
C’era Usa che passeggiava davanti a lui e il sole rischiarava anche la sua groppa lucida.
Ivan mi ha guardata ancora con i suoi occhi verde Caraibi. Sembravano foglie, quegli occhi. Luminose e tristi.
Dopo un po’, quando ho finito di asciugarmi la testa, gli ho chiesto una sigaretta.
Lui si è messo le mani in tasca, ha preso il pacchetto e me l’ha tirato. Poi mi ha tirato pure l’accendino.
Alcide Pierantozzi, Ivan il Terribile, Rizzoli