[...] ero il re della sua casa editrice, suo primo e massimo autore; trattavo con lui direttamente, in casa mia, senza trafila di ragionieri e contabili; ricevevo puntualissimamente i rendiconti, su cui non avevo mai nulla da eccepire: e il mio reddito annuo s’era consolidato di maniera che io, anno per anno, potevo farci il più sicuro affidamento. [...]
Tutta la vita io avevo lavorato a costruirmi pietra su pietra questa solida base dei miei libri, su cui avevo edificata la mia comoda casa: me la vedo tutt’a un tratto ridurre a un misero nido di grillo, a cui non riesco nemmeno a far le spese. E a un minimo cenno di mie giuste lagnanze, Voi avete il coraggio di scrivermi che se non sono contento di Voi, mi lasciate libero di rivolgermi ad altri. Ma mi dite, caro Mondadori, come posso, con questi risultati, e il disordine della Vostra contabilità, e la saltuarietà della Vostra attenzione sulla mia opera, essere contento di Voi? Spetta forse a un altro riparare al danno che non potete negare mi sia venuto da Voi?
Luigi Pirandello a Arnoldo Mondadori, primi anni Trenta