Posts Tagged ‘modi di dire’

Modi di dire #10: Essere a cavallo

23 April 2012

Il detto ha origine dagli usi dell’antica Roma, dove poteva appartenere alle forze di cavalleria solo chi poteva permettersi di possedere, mantenere e addestrare a sue spese un cavallo da guerra, il che restringeva non poco la cerchia degli aspiranti. I cavalieri godevano però di bottini di guerra più ricchi di quelli dei fanti, e quindi molti investivano tutti i loro averi in quel bene costoso che era il cavallo, sicuri che a guerra finita il riscontro economico li avrebbe ripagati delle spese sostenute. L’essere a cavallo era di conseguenza indicativo di floride prospettive economiche conquistate però con sacrificio.
Quindi vuol dire “conseguire quanto si desiderava dopo molte difficoltà; risolvere un problema o uscire da una situazione critica con pieno successo; arrivare finalmente a trovarsi in una posizione sicura, non avere più preoccupazioni” [Dizionario dei modi di dire, Hoepli]. Secondo altri, in un significato simile, significa “essere a buon punto” [qui].
Oppure vuol dire “essere in bilico, a cavallo di qualcosa”. In senso lato anche fra due epoche, due situazioni diverse e così via [Dizionario dei modi di dire, Hoepli].

Modi di dire #9: Fare il contropelo

3 April 2012

Il modo di dire, in buona sostanza, sta a significare sottoporre a controlli e indagini molto accurati, “esaminare con malignità minuziosa i pensieri e gli atteggiamenti di qualcuno” [Giuseppe Pittàno]. Secondo altri, vuol dire “irritare, stuzzicare, punzecchiare qualcuno fino a provocare una reazione aggressiva” e viene dal fatto che quasi nessuno degli animali domestici ama farsi accarezzare contropelo (cioè in senso opposto al verso del pelo [Dizionario Sabatini-Coletti]); anche il più docile a lungo andare protesta o si ribella [Dizionario dei modi di dire Hoepli].

Modi di dire #7: La spada di Damocle

21 March 2012

L’aneddoto della spada di Damocle viene raccontato per la prima volta da Cicerone nelle Tusculanae Disputationes (libro V, versi 61-62), in cui si racconta che “il tiranno di Siracusa Dionisio il Vecchio (secondo altri il figlio Dionisio II), per far capire al suo cortigiano Damocle che la potenza e la felicità di un regnante sono assai precarie, lo invitò alla sua mensa, imbandita in modo splendido, e lo fece sedere al suo posto. Sul più bello Damocle si accorse che dal soffitto pendeva una spada retta solo da un crine di cavallo, simbolo delle preoccupazioni e dei pericoli che incombono sui sovrani. Il cortigiano impallidì e pregò il suo ospite di lasciarlo andar via” [Red., Perché si parla della “spada di Damocle”?, Focus, 28 giugno 2002].
L’espressione, riferendosi a questo racconto, non è altro che una metafora per rappresentare la responsabilità derivante dal potere oppure per descrivere una minaccia che incombe continuamente.
Secondo l’American Heritage Dictionary of Idioms l’espressione è stata usata per la prima volta nel 1747.


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