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Narrare come: Leonard Cohen, Il gioco preferito

La giovane madre di Breavman dava la caccia alle rughe con due mani e uno specchio che ingrandiva.

Quando ne trovava una consultava una fortezza di oli e creme schierati su un vassoio di vetro e sospirava. La ruga veniva unta senza fede.

«Questa non è la mia faccia, non la vera faccia».

«Mamma, dov’è la tua vera faccia?».

«Guardami. È così che sembro?».

«Dov’è? Dov’è la tua vera faccia?».

«Non lo so, in Russia, quando ero una ragazza».

Lui tirò giù dallo scaffale l’atlante enorme e cadde insieme al volume. Setacciò le pagine come un cercatore d’oro, finché non la trovò, tutta la Russia, pallida e vasta. S’inginocchiò su quelle distanze finché i suoi occhi si confusero e i laghi, i fiumi e i nomi diventarono una faccia incredibile, vaga, bellissima e facile da perdere.

La cameriera dovette trascinarlo a cena. Un viso di donna galleggiava sopra l’argenteria e il cibo.

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