Solipsismi, catene…

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Solipsismi, catene, copie ed egoismi: la sofferenza della letteratura italiana (5)


Il mondo letterario salvato dal noir

di Loredana Lipperini
[da Repubblica, 13.2.04]

Il mondo, almeno quello letterario, salvato dal noir: l’idea circola da un po’ tra gli scrittori italiani che, fortunatamente, si appassionano ancora alla discussione sul narrare. E in molti, alla domanda posta recentemente da Mauro Covacich su L’Espresso (si chiedeva, in sintesi, perché la narrativa italiana non riuscisse a «prendere il mondo per le corna») hanno risposto che sono proprio gli autori di noir e di giallo a raccontare con maggior frequenza il reale: basti elencare quante volte, per dire, il G8 di Genova è entrato in un romanzo di genere. Altri ribattono che il genere funziona fin troppo, che se ne pubblica in eccesso e che si rischia addirittura la crisi per overbooking.
Troppi onori e troppi oneri, per una narrativa fino a pochi anni fa considerata di basso rango: dunque, ci si incontra per fare il punto. Avviene il 18 febbraio, nel convegno “Roma noir, Autori, editori, testi di un genere metropolitano” convocato dalle 9.30 nell’aula Odeion della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma.

A discutere, autori (Eraldo Baldini, Nicoletta Vallorani, Alda Teodorani, Elena Stancanelli fra gli altri), editori (Minimum Fax, DeriveApprodi, Addictions), direttori di riviste e webzine e, con misura, critici. «Perché non sarà un convegno accademico», avverte una degli organizzatori, la sociologa della letteratura Elisabetta Mondello. «Non vogliamo ragionamenti strutturati a posteriori sui modelli prefigurati dalla critica: ci interessa, invece, affrontare due questioni importante capire se esiste un canone dei noir contemporaneo e cercare di spiegare il perché della predilezione da parte del pubblico».
Si partirà, per quanto riguarda il chi è del giallo e del noir nostrano, dalle tre factory di autori da cui è iniziato il momento d’oro del genere: la Scuola dei Duri di Milano, fondata da Andrea G.Pinketts, il glorioso Gruppo 13 di Bologna (Cacucci, Lucarelli, Macchiavelli, Fois fra gli altri), il Neo noir romano di Scanner, Tentori, Teodorani. Si risalirà, anche, agli anni dell’antologia Gioventù cannibale e del cosiddetto pulp («che comunque- avverte la Mondello – influenza ancora moltissimo le scritture giovanili di oggi»).
Mentre la discussione sull’inarrestabile ascesa del gradimento da parte dei lettori toccherà inevitabilmente la questione di partenza: «perché – dice ancora la Mondello – il problema è comunque quello della funzione del romanzo. La sensazione è che il testo letterario tradizionale non soddisfi più in pieno le esigenze del pubblico, anche per quanto riguarda la narrazione del reale. Il noir funziona perché sta davvero esercitando questa funzione o perché continua a fare quello che ha sempre fatto, proponendo la rappresentazione mimetica dei nostri lati oscuri?».
L’altro punto di vista considera con qualche timore l’elezione del genere a salvagente della letteratura: «La produzione italiana ha buoni picchi, ma offre troppe cose che fanno mercato e non fanno noir», commenta Mattia Carratello, direttore editoriale Fanucci, presente al convegno romano come casa editrice che propone ormai i pezzi da novanta del noir mondiale (Jim Thompson, David Goodis, il Lansdale de In fondo alla palude, più le recentissime acquisizioni di Cornell Woolrich e Ruth Rendell): «lo ho la sensazione che il problema del noir di casa nostra stia proprio in quello che viene indicato come suo pregio: è sempre meno genere e sempre più letteratura realistica. Oppure, magari, è la cronaca nera che sta diventando, suo malgrado, sempre più simile alla fiction». Si vedrà: perché, dopo Roma, c’è già a chi sta pensando agli Stati generali del noir da convocarsi, forse, a Bologna.

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