Archive for aprile 2004

E poi …uno scritt…

30 aprile 2004

E poi


…uno scrittore di racconti, non una di quelle intelligenze illuminate che analizzano la società e la cultura, ma il genere di individuo ignorante e assetato che passa il tempo a fantasticare su storie piene di magia. […] Sa come srotolare un preservativo, in che punto della porta del cesso incidere STATE LONTANI DALLE BALLERINE DI LIMBO, come dare alla professoressa quello che vuole, e conosce l’odore grezzo, come di rame, di uno scenario sul quale è destinato a esercitare autorità, invece che a subirla.


D.F. Wallace, Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso


(segnalato da Nello)

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Che fa lo scrittore …

30 aprile 2004

Che fa lo scrittore americano?


The task of an American writer is not to describe the misgivings of a woman taken in adultery as she looks out of a window at the rain but to describe four hundred people under the lights reaching for a foul ball. This is ceremony.


John Cheever

La responsabilità di…

29 aprile 2004

La responsabilità di essere, oltre ogni giovinezza e ogni stanchezza


Non essendo che uomini


 


Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi


spauriti, pronunciando sillabe sommesse


per timore di svegliare le cornacchie,


per timore di entrare


con passo silenzioso in un mondo di ali e strida.


 


Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,


catturare le cornacchie addormentate, senza spezzare un solo rametto,


e, dopo l’agile ascesa,


allungare la testa sopra i rami


per sorprenderci ad ammirare le immutabili stelle.


 


Dalla confusione, come sempre,


e dallo stupore l’uomo impara a conoscere,


dal caos deriva la gioia.


 


Questa è dunque la bellezza, dicevamo,


i bambini che osservano con stupore le stelle,


questa è la meta, è la fine.


 


Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi.


 


Dylan Thomas

Un clàcson, dalla ca…

29 aprile 2004

Un clàcson, dalla camionale: e il vuoto delle cose. Tutto taceva, finalmente. I gatti, all’ora consueta, certo, ecco erano penetrati nella casa, per dove solo loro entrano: vellutate presenze l’affissavano dalla metà delle scale, con occhi nella oscurità come topazi, ma fenduti d’un taglio, lineate pupille della lor fame: e le rivolsero, miaulando, un saluto timido e un appello: è l’ora­.



 


(C.E. Gadda, La cognizione del dolore)


Guardai il muro, rot…

29 aprile 2004

Guardai il muro, rotto, nero, della cascina, guardai in giro gli chiesi se Santa era sepolta lì. Nuto s’era seduto sul muretto e mi guardò col suo occhio testardo. Scosse il capo. â€“  No, Santa no, â€“ disse, â€“ non la trovano. Una donna come lei non si poteva coprirla di terra e lasciarla così. Faceva ancora gola a troppi. Ci pensò Baracca. Fece tagliare tanto sarmento nella vigna e la coprimmo fin che bastò. Poi ci versammo la benzina e demmo fuoco. A mezzogiorno era tutta cenere. L’altr’anno c’era ancora il segno, come il letto di un falò.


C. Pavese, La luna e i falò 

Genesio ormai non re…

29 aprile 2004

Genesio ormai non resisteva più, povero ragazzino, e sbatteva in disordine le braccia, ma sempre senza chiedere aiuto. Ogni tanto affondava sotto il pelo della corrente e poi risortiva un poco più in basso; finalmente quand’era già quasi vicino al ponte, dove la corrente si rompeva e schiumeggiava sugli scogli, andò sotto per l’ultima volta, senza un grido, e si vide solo ancora per un poco affiorare la sua testina nera.


P.P. Pasolini, Ragazzi di vita

E l’accanito insegui…

27 aprile 2004

E l’accanito inseguire la giovinezza fisica di taluni?

Altri contributi s…

27 aprile 2004


Altri contributi sulla giovinezza per innescare i vostri:



 


Borges: “Il tempo si biforca perpetuamente verso innumerevoli futuri”.



 


*


Non puoi avere, nello stesso tempo, gioventù e coscienza di essa; giacché la gioventù è troppo impegnata a vivere per esserne cosciente, e la coscienza è troppo impegnata a cercare sé stessa per vivere.
Gibran, Kahalil Aforismi, Newton Compton, 1993, p. 85.

Se la gioventù è un errore, lo si lascia molto presto.
Goethe, Johann Wolfgang Massime e riflessioni, TEA, Milano, 1988, p. 198.

Si dice che la giovinezza è l’età della speranza, appunto perché in essa si spera confusamente qualcosa dagli altri come da se stessi – non si sa ancora che gli altri appunto sono altri. Si cessa di essere giovani quando si distingue tra sé e gli altri, quando cioè non si ha più bisogno della loro compagnia.
Pavese, Cesare Il mestiere di vivere, Einaudi, Torino, 1952, p. 145.

Il mio consiglio ai giovani: abbiate curiosità.
Pound, Ezra Aforismi e detti memorabili, Newton Compton, 1993, p. 89.

La giovinezza senza la bellezza ha pur sempre del fascino; la bellezza senza la giovinezza non ne ha alcuno.
Schopenhauer, Arthur L’arte di insultare, Adelphi, Milano, p. 51.

Non c’è nulla al mondo che valga la giovinezza.
Wilde, Oscar Il ritratto di Dorian Gray, Mondadori, Milano 1990, p. 31.

La poesia di Sylvia …

25 aprile 2004

La poesia di Sylvia Plath


 


Medusa


 


Al largo di quella lingua di petrosi tappabocca,


occhi roteati da bacchette bianche,


orecchie che sono coppa alle incoerenze del mare,


tu alberghi la tua testa spaventosa: palla-Dio,


lente di compassione,


 


con i tuoi accoliti


che agitano le loro cellule impazzite all’ombra della mia chiglia


e arrancano come cuori,


rosse stigmate nel centro esatto,


fluttuando nella corrente fino al più vicino punto di partenza,


 


trascinando le loro chiome nazarene.


Ce l’avrò fatta a fuggire?


La mia mente si rivolge a te


Vecchio ombelico incrostato, cavo transatlantico,


che si mantiene, pare, in miracoloso stato di conservazione.


 


In ogni caso sei sempre là,


tremulo respiro all’altro capo del mio filo,


curva d’acqua che balza in alto


incontro alla mia canna, abbagliante e grata,


e tocca e succhia.


 


Non ti avevo chiamata,


non ti avevo chiamata affatto.


E invece, invece,


solcando il mare sei venuta fino a me,


grassa e rossa, una placenta


 


che paralizza lo scalciare degli amanti.


Luce di cobra


che spreme il fiato dalle campanule sanguigne


della fucsia. Io non riuscivo a prendere fiato,


morta e squattrinata,


 


sovraesposta, come una radiografia.


Ma chi ti credi di essere?


Un’ostia della Comunione? Maria piagnona?


Non toccherò un boccone del tuo corpo,


bottiglia in cui vivo,


 


orrido Vaticano.


Ne ho fino alla nausea di sale bollente.


Verdi come eunuchi, i tuoi desideri


sibilano contro i miei peccati.


Via, via, tentacolo anguillesco!


 


Non c’è niente tra noi.


 


16 ottobre 1962


 

Ancora sulla giovine…

23 aprile 2004

Ancora sulla giovinezza: reti, maglie, i risultati, le aspettative, le delusioni



 


La rete ha maglie e lo spazio tra le maglie della rete è sempre così grande, che per esso ci sfugge una quantità grande a piacere della realtà.


Per quanto fine sia la rete che intessiamo, la realtà è ancora più fine. Della realtà la rete cattura soltanto i pezzi più grossolani.


K.R. Popper



 


Le ipotesi sono reti: soltanto chi le getta pesca…


Novalis



 


Allora come è/fu la vostra giovinezza? (rispondete sul precedente post)