La poesia di Sylvia …

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La poesia di Sylvia Plath


 


Medusa


 


Al largo di quella lingua di petrosi tappabocca,


occhi roteati da bacchette bianche,


orecchie che sono coppa alle incoerenze del mare,


tu alberghi la tua testa spaventosa: palla-Dio,


lente di compassione,


 


con i tuoi accoliti


che agitano le loro cellule impazzite all’ombra della mia chiglia


e arrancano come cuori,


rosse stigmate nel centro esatto,


fluttuando nella corrente fino al più vicino punto di partenza,


 


trascinando le loro chiome nazarene.


Ce l’avrò fatta a fuggire?


La mia mente si rivolge a te


Vecchio ombelico incrostato, cavo transatlantico,


che si mantiene, pare, in miracoloso stato di conservazione.


 


In ogni caso sei sempre là,


tremulo respiro all’altro capo del mio filo,


curva d’acqua che balza in alto


incontro alla mia canna, abbagliante e grata,


e tocca e succhia.


 


Non ti avevo chiamata,


non ti avevo chiamata affatto.


E invece, invece,


solcando il mare sei venuta fino a me,


grassa e rossa, una placenta


 


che paralizza lo scalciare degli amanti.


Luce di cobra


che spreme il fiato dalle campanule sanguigne


della fucsia. Io non riuscivo a prendere fiato,


morta e squattrinata,


 


sovraesposta, come una radiografia.


Ma chi ti credi di essere?


Un’ostia della Comunione? Maria piagnona?


Non toccherò un boccone del tuo corpo,


bottiglia in cui vivo,


 


orrido Vaticano.


Ne ho fino alla nausea di sale bollente.


Verdi come eunuchi, i tuoi desideri


sibilano contro i miei peccati.


Via, via, tentacolo anguillesco!


 


Non c’è niente tra noi.


 


16 ottobre 1962


 

Nessuna Risposta to “La poesia di Sylvia …”

  1. anonimo Says:

    il piu fottuto dei miei ricordi è la maledetta foresta vietnamita… quei cong maledetti continuavano a spuntare dal nulla, e quelli di noi che erano troppo rincoglioniti dalla morfina, o non lo erano abbastanza, morivano per la paura prima ancora di essere raggiunti dai colpi dei fucili dei musi gialli.
    ho visto ragazzi come me continuare a vivere con metri e metri di budella a strisciargli fuori dalla pancia, ragazzi come me morire pieni della puzza della merda che si erano lasciati scappara, ragazzi come me sorridere come angeli mentre violentavano bambine di sette anni.
    ho visto il vietnam, da ragazzo, e ora penso: cazzo, quasi quasi me ne vado in Iraq, a rinverdire i fasti della mia sregolata gioventù…

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