Archive for agosto 2004

31 agosto 2004

Nuove risate sull’Osservatorio permanente dello strafalcione. Aspetto contributi

Annunci

31 agosto 2004

La poesia di Sylvia Plath


Gli occhi del bambino. Esistono ali più grandi?


Bambino


 


Il tuo occhio limpido è l’unica cosa infinitamente bella.


Voglio riempirlo di colore e anatroccoli,


il nuovo zoo


 


di cui tu mediti i nomi—


bucaneve d’aprile, pipetta indiana,


piccolo


 


stelo senza grinze,


specchio d’acqua in cui le immagini


dovrebbero essere maestose e classiche


 


non questo angosciato


torcersi di mani, questo buio


soffitto senza una stella.


 


28 gennaio 1963

26 agosto 2004

26 agosto 2004

strafalcioni


Capita anche ai più blasonati (sì, sì, anche a lui, all’autore di Loana). E non ci sono scuse. Questo è il modo migliore per inaugurare l’osservatorio permanente dello strafalcione

26 agosto 2004

Degni di un dio


[…] ti invito a comportarti come insegnano i grandi uomini: per qualche giorno nutriti di cibi pessimi e scarsi, vesti abiti ruvidi e rozzi e poi chiediti. “È questo ciò che temo?” Anche nei momenti di tranquillità l’animo si prepari ai tempi difficili e quando va tutto bene si rafforzi contro i colpi della sorte. Il soldato fa le esercitazioni in tempo di pace, costruisce trincee quando non ci sono nemici e si sottopone a fatiche inutili per essere in grado di sostenere quelle necessarie; se non vuoi che uno sia in preda al terrore al momento della prova, fallo esercitare prima. Hanno seguito questo metodo quegli uomini che, per un po’ ogni mese, vissero da poveri, quasi fino all’indigenza, così da non temere mai quello stato che avevano conosciuto frequentemente. Non devi ora pensare che io parli delle cene di Timone o delle camerette da povero e di tutto quello che i ricchi annoiati dal lusso fanno per passatempo: devi avere veramente un pagliericcio, un saio e pane nero e secco. Vivi in questo stato per tre o quattro giorni, talvolta anche di più, perché non sia un gioco, ma una prova: allora, credimi, Lucilio mio, sarai contento di esserti saziato con poca spesa e capirai che per la serenità non serve che la fortuna sia propizia. Anche se è contraria, ti darà quanto basta alle necessità della vita. Non c’è motivo, però che ti sembri di fare grandi cose: farai lo stesso che migliaia di schiavi e migliaia di poveri; puoi compiacerti solo perché lo farai senza esservi costretto, perché sopportare la povertà per sempre sarà per te facile quanto sperimentarla di tanto in tanto. Esercitiamoci al palo e perché la sorte non ci sorprenda impreparati, familiarizziamo con la povertà; vivremo più tranquilli nella ricchezza se sapremo che non è gravoso essere poveri. Epicuro, famoso maestro di piaceri, aveva stabilito dei giorni in cui si cibava frugalmente per vedere se veniva a mancare qualcosa al pieno e perfetto piacere, quanto grande era il senso della mancanza e se il divario meritava di essere colmato a prezzo di grande fatica. Nelle lettere che egli scrisse a Polieno, sotto l’arcontato di Carino, dice proprio questo e si vanta di spendere meno di un asse per sfamarsi, mentre Metrodoro, che non aveva fatto gli stessi progressi, ne spendeva uno intero. Pensi che ci si possa saziare con questo tipo di vitto? Sì, certamente, e si può anche provare piacere; non quel piacere superficiale e fuggevole che deve essere ripetutamente stimolato, ma un piacere costante e sicuro. L’acqua, la polenta o un pezzo di pane d’orzo non sono saporiti; dà, però un grandissimo godimento poter trarre piacere anche da questi cibi ed essere arrivati a tal punto che nessuna avversità della sorte non può toglierci più nulla. In carcere il vitto è più abbondante; il carnefice non dà così poco cibo ai condannati alla pena capitale: sottoporsi volontariamente a disagi che neppure chi è condannato a morte deve temere è segno di una straordinaria grandezza d’animo! Questo significa prevenire i colpi della sorte. Comincia dunque, mio caro, a seguire le abitudini di costoro e stabilisci dei giorni in cui abbandonare le tue cose e prendere familiarità col poco; comincia ad avere rapporti con la povertà: abbi la forza di disprezzare le ricchezze, ospite, e renditi anche tu degno di dio.


Seneca, Lettere a Lucilio

24 agosto 2004

Estranei, fuoriluogo, stranieri, sradicati, strangers, foreigners, outsiders. Modalità di sentirsi fuori


For the tourist, the whole experience of travelling through a strange country is on the verge of past tense


John Cheever, The Bella Lingua

23 agosto 2004

talenti da importare: Failbetter intervista Heidi Julavits


failbetter:  Much was made of your debut onto the literary scene landing with a legendary publishing house editor and lucrative two book deal by the ripe old age of thirty. But perhaps many readers do not know of the decade spent paying your dues: the years of waitressing, the MFA classes at Columbia University, and the several summers at the Bread Loaf Writers Conference. Care to comment on the dues of the debut author?


Julavits:  Yes, indeed, let us unpack the cult of the “debut author.” But first, let me say that I did spend a decade paying my dues, and thank god—I imagine if I had been around during the current willingness to sign up and publish twenty-something year olds, I might have been unfortunate enough to be one of those people, and I would have published a deeply, deeply mediocre book (I’m somewhat of a late bloomer) that would have rendered me, at the ripe age of 27, a tragic has-been. I guess I bridle a bit at being constantly reminded of my “six figure two book deal,” because from what I’ve seen of the publishing industry since I signed my contract, my situation is hardly unique. I guess it IS fair to say that my books were sold at the beginning of this excellent, if possibly perilous trend of paying unknown, young literary writers a tidy sum for their works-in-progress. I do worry, however, about future opportunities for all these young “debut” writers, around whom so much fuss is made.  When I attended, as a finalist, the First Annual Literary Lions Awards Ceremony ($10,000 awarded by the New York Public Library Young Lions to a writer under 35 who has published a book in the last year), I was made a wee bit uneasy by their charitable mission statement due to my own well-publicized financial windfall. Admirable and generous though it is to award money to a young novelist (who, according to the mission statement, unlike more established authors, is confronting the point of greatest strife and struggle in his or her career), I looked around at my terribly accomplished co-finalists and realized that, while we might have desperately needed this money a few years ago, now we were all in fairly nice shape, for fiction writers, at least. I am not criticizing the Young Lions for giving away money to young writers–nothing could be less assailable. However, the experience made me really think about the weird distribution of wealth in this industry, and the fact that young debut writers are among the MOST fortunate and viable members of the publishing world, rather than the least. Practically any young, talented and, yes, photogenic writer can get a decent, if not obscenely decent, debut opportunity because he or she is an unknown quantity, while some very established, critically-acclaimed, New Yorker-celebrated literary writers who do not have wildly impressive sales records, struggle to sell their third or fourth books for more than a paltry sum. I very much hope the publishing world is taking note of people like Chabon and Franzen, just to take two very recent and very obvious examples, writers who performed decently as youngsters but were clearly NOT at the peak of their powers when they debuted all those years ago. I hope we will return to a publishing milieu where accomplished writers are valued and paid commensurably, because, frankly, not a lot of twenty-something or even thirty-somethings will be operating at their maximum potential when their first books appear, which is all simply to say that it would be shame if the publishing industry suffers as the stock market did by overvaluing feisty start-ups (someone could probably make a fairly direct cultural link between these two phenomenons; I’m not sure I’m the critic to do it). I imagine the books I’ll be writing in my forties will my debut book look like the badly translated novelization of a kung-fu movie. 


That is my sincere hope, at least.


In Italia sono usciti Il palazzo di cristallo e L’effetto di vivere al contrario per Baldini Castoldi Dalai

20 agosto 2004

Homesickness is bliss?


Homesickness is nothing […] Fifty percent of the people in the world are homesick all the time.


John Cheever, The Bella Lingua in The Brigadier and the Golf Widow, prossimamente ne Il rumore della pioggia a Roma

20 agosto 2004

Aspetto i vostri brividi troppo brevi, dieci parole possono bastare

20 agosto 2004

Le parole dentro


11 marzo 1958


John Cheever quarantacinquenne riceve il National Book Award per The Waspshot Chronicle. Nel breve discorso sottolinò quanto segue a proposito del romanzo:


(the novel is) one of the few form where we can record man’s complexity and the strenght and strength and decency oh his longings, where we can describe, step by step, minute by minute, out not altogether unpleasant struggle tu put ourselves into a viable and devout relationshit to our beloved and mistaken world