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5 agosto 2004

Tutto è possibile nella luce del mattino: anche diventare un dio.


 


Sylvia Plath,


 16 settembre 1959


 

5 agosto 2004

dal bianco al rosso al nero, dalla nascita alla maturazione alla morte



come trascolora, come muta il volto della luna,


il gelso, il ventre



I write of her as the White Goddess because white is her principle colour, the colour of the first member of her moon-trinity. But when Suida the Byzantine records that I was a cow that changed her colour from white to rose and then to black he means that the New Moon is the white goddess of birth and growth; the Full Moon, the red goddess of love and battle; the Old moon, the black goddess of death and divination.



Robert Graves, The White Goddess




Il sorgere della luna



More bianco-larva arrossano tra le foglie.


Andrò a sedermi fuori vestita di bianco come loro,


senza fare nulla. Il succo di luglio arrotonda i loro grani.



Questo parco è pieno di idioti petali carnosi.


Bianchi fiori di catalpa si ergono, crollano,


gettano un cerchio di ombra bianca nel morire.



Plana un colombo. La coda a ventaglio è bianca.


Vocazione a suo modo: aprire, chiudere


petali bianchi, code a ventaglio bianche, dieci dita bianche.



Sufficiente perché le unghie tingano di mezzelune rosse


le mani bianche che nessun lavoro arrossa.


Il bianco diventa colore livido, oppure decade.



Le bacche si arrossano. Un corpo di biancore


imputridisce e odora di putredine sotto la pietra


benché il corpo si alzi e cammini avvolto in lini.



Sento l’odore di quel bianco qui, sotto le pietre


dove piccole formiche fanno rotolare le uova, dove le larve ingrassano.


La morte può imbiancare sotto o lontano dal sole.



La morte imbianca dentro e fuori dall’uovo.


Non vedo nessun colore con tutto questo bianco.


Bianco: è una colorazione della mente.



Mi stanco a immaginare Niagara bianchi


che crescono da una radice di roccia, come le fontane


crescono in vista dell’immagine greve della loro ricaduta.



Lucina, madre ossuta, che fatichi


tra le orbite di stelle bianche, il tuo volto


di candore riduce la carne bianca a osso bianco,



tu che trascini alle calcagna il nostro antico padre,


con la barba bianca, stanco. Le bacche sono viola


e gettano sangue. Il ventre bianco può ancora maturare.



Sylvia Plath, 1958