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Degni di un dio


[…] ti invito a comportarti come insegnano i grandi uomini: per qualche giorno nutriti di cibi pessimi e scarsi, vesti abiti ruvidi e rozzi e poi chiediti. “È questo ciò che temo?” Anche nei momenti di tranquillità l’animo si prepari ai tempi difficili e quando va tutto bene si rafforzi contro i colpi della sorte. Il soldato fa le esercitazioni in tempo di pace, costruisce trincee quando non ci sono nemici e si sottopone a fatiche inutili per essere in grado di sostenere quelle necessarie; se non vuoi che uno sia in preda al terrore al momento della prova, fallo esercitare prima. Hanno seguito questo metodo quegli uomini che, per un po’ ogni mese, vissero da poveri, quasi fino all’indigenza, così da non temere mai quello stato che avevano conosciuto frequentemente. Non devi ora pensare che io parli delle cene di Timone o delle camerette da povero e di tutto quello che i ricchi annoiati dal lusso fanno per passatempo: devi avere veramente un pagliericcio, un saio e pane nero e secco. Vivi in questo stato per tre o quattro giorni, talvolta anche di più, perché non sia un gioco, ma una prova: allora, credimi, Lucilio mio, sarai contento di esserti saziato con poca spesa e capirai che per la serenità non serve che la fortuna sia propizia. Anche se è contraria, ti darà quanto basta alle necessità della vita. Non c’è motivo, però che ti sembri di fare grandi cose: farai lo stesso che migliaia di schiavi e migliaia di poveri; puoi compiacerti solo perché lo farai senza esservi costretto, perché sopportare la povertà per sempre sarà per te facile quanto sperimentarla di tanto in tanto. Esercitiamoci al palo e perché la sorte non ci sorprenda impreparati, familiarizziamo con la povertà; vivremo più tranquilli nella ricchezza se sapremo che non è gravoso essere poveri. Epicuro, famoso maestro di piaceri, aveva stabilito dei giorni in cui si cibava frugalmente per vedere se veniva a mancare qualcosa al pieno e perfetto piacere, quanto grande era il senso della mancanza e se il divario meritava di essere colmato a prezzo di grande fatica. Nelle lettere che egli scrisse a Polieno, sotto l’arcontato di Carino, dice proprio questo e si vanta di spendere meno di un asse per sfamarsi, mentre Metrodoro, che non aveva fatto gli stessi progressi, ne spendeva uno intero. Pensi che ci si possa saziare con questo tipo di vitto? Sì, certamente, e si può anche provare piacere; non quel piacere superficiale e fuggevole che deve essere ripetutamente stimolato, ma un piacere costante e sicuro. L’acqua, la polenta o un pezzo di pane d’orzo non sono saporiti; dà, però un grandissimo godimento poter trarre piacere anche da questi cibi ed essere arrivati a tal punto che nessuna avversità della sorte non può toglierci più nulla. In carcere il vitto è più abbondante; il carnefice non dà così poco cibo ai condannati alla pena capitale: sottoporsi volontariamente a disagi che neppure chi è condannato a morte deve temere è segno di una straordinaria grandezza d’animo! Questo significa prevenire i colpi della sorte. Comincia dunque, mio caro, a seguire le abitudini di costoro e stabilisci dei giorni in cui abbandonare le tue cose e prendere familiarità col poco; comincia ad avere rapporti con la povertà: abbi la forza di disprezzare le ricchezze, ospite, e renditi anche tu degno di dio.


Seneca, Lettere a Lucilio

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Nessuna Risposta to “”

  1. Follaprile Says:

    uno dei pochi autori latini che era un piacere tradurre, a scuola, per scoprire quali nuove verità celassero le parole desuete..

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