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Non smetterò mai di insistere con uno dei migliori libri del Novecento, Il Libro di Caino di Alexander Trocchi




 


Il Libro di Caino. Per dirla francamente, “i miei lettori” non esistono, sono innumerevoli individui sconosciuti, ciascuno dei quali mi macina nel suo mulino per motivazioni di cui non posso essere ritenuto responsabile. Non c’è mai stato un libro responsabile. (Sofocle non si è mai scopato la madre di qualcuno.) Sono ossessionato dalla sensazione che nel mondo moderno un atteggiamento di tale natura richieda una forma di difesa.


Dio sa che ci sono sufficienti limiti naturali per la conoscenza dell’uomo da tollerare di buon grado quelli che ci vengono imposti da una paura di una esperienza rozzamente razionalizzata. Quando mi trovo murato dai solidi lastroni della paura degli altri, provo l’impulso feroce di urlare dai tetti. “Maledetti figli di puttana! Lasciate che vi pisci addosso!” La prudenza mi trattiene. Ma, siccome ogni tanto si deve aggredire il passato, allo stesso modo, a volte, bisogna respingere anche la prudenza. Caveat.


Io dico che è impertinente, insolente e presuntuoso da parte di qualsiasi persona o gruppo di persone impormi le loro incontrollate proibizioni morali, che in tutti i casi in cui una simile proibizione si cristallizza in legge è pericoloso che si crei un precedente allarmante per me e, sebbene non se ne accorgono, per coloro che le impongono. La storia è costellata di esempi come quello del dolce lebbroso soffocato dal pregiudizio morale del suo tempo. Vigilanza. Contestate il precedente legale.


Nel mio studio sulle droghe (non voglio ora fare finta che il mio unico interesse per le droghe sia studiare i loro effetti… Per fare questa esperienza, per poter raggiungere, con qualsiasi mezzo, la serenità di una posizione di vantaggio “oltre” la morte, per avere a propria disposizione una simile tecnica critica – lasciatemi dire semplicemente che dalla mia capacità di raggiungere quella posizione di vantaggio è dipesa ogni tanto la mia sanità mentale –) sono stato costretto a correre gravi rischi, e sono stato ostacolato costantemente dalle barbare leggi che ne controllano l’uso. Queste leggi insensate e l’isterismo sociale di cui sono sintomo mi hanno portato, poco a poco, a un pelo dalla forca. Io chiedo che queste leggi vengano cambiate.


Quando si parla di eroina si ripete negli stessi termini l’isterica ginnastica dei governi alle prese con il problema della bomba atomica. L’eroina, che come attestano le statistiche democratiche è una droga altamente pregiata, si deve sobbarcare tutta l’operazione di smerdamento lanciata contro la droga. è forse per questo che i tossicomani, molti dei quali possiedono l’ironia del distacco, a volte la chiamano “merda”.

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