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Di nuovo la pellicola sottile. Che impedisce l’accesso alla densità delle emozioni. Devo essere così ossessionata dal pensiero del mercato e dei posti dove mandare quello che scrivo che non riesco a scrivere niente di onesto e di veramente soddisfacente. I miei sogni febbrili sono puro nulla; non scrivo, non lavoro, non studio.


Vorrei poter recidere dal cervello il fantasma della competizione, l’egocentrica assenza di spontaneità, e diventare un veicolo, un puro veicolo degli altri, del mondo esterno. Il mio interesse per la gente è dettato troppo spesso dal confronto invece che dalla pura curiosità per l’impareggiabile alterità dell’identità. Mi trovo nel luogo ideale per riuscire a dimenticare il mondo esterno delle apparenze, delle case editrici, degli assegni e del successo. Ed essere fedele all’intimo. E tuttavia lotto contro un’ingenuità, un narcisismo, un guscio che mi protegge dalla competizione, dal rischio di essere giudicata non all’altezza.


Scrivere per il piacere di scrivere: fare le cose perché farle dà gioia. Quale dono degli dèi.


 


Sylvia Plath, Diari, 1959

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