Archive for febbraio 2005

28 febbraio 2005

Esperimenti con la zucca

Al supermercato sono stato attratto da dei bei pezzettoni di zucca arancione. Così: in padella soffritto d’aglio, carote, sedano, cipolle bianche. Nel fondo va anche qualche filetto d’acciuga. Poi zucca a dadini. Coprite. Aggiungete brodo vegetale di tanto in tanto. Preparate dei crostini di pane bel caldi. Una volta pronta, la zucca sarà diventata una crema densa, pezzettosa, gustosissima.

28 febbraio 2005

Noi con i fatti, con mattoni piccoli; e lavorando di notte.In silenzio, l’attesa

ritrovo nella posta in arrivo una mail di giuliana sgrena, dovevo inviarle un libro. me lo mandi a casa, perché non si perda. poche parole, scritte con grazia, eppure rapide, affannate, rubate al tempo dei troppi impegni, delle tensioni quotidiane. ora lei del tempo non sa più nulla, laggiù il tempo non conta più. da quanto tempo sono qui non lo ricordo, per quanto tempo ancora non lo so. ora per lei c’è soltanto un luogo, uno di quei luoghi maledetti che impari a conoscere centimetro su centimetro, che diventano disprezzo e protezione, territorio ostile e dimora. siamo ossessionati dal tempo, e i luoghi, senza pietà, si prendono la loro fottuta rivincita.

28 febbraio 2005

martedì 1 marzo 2005 ore 20:00, al Piccolo Apollo – Istituto Galilei, via Conte Verde 51 Roma, 06/7003901

PRODUZIONE CREATIVA
cinema – musica – scrittura – teatro –  televisione…

Il Produttore normalmente non è solo un finanziatore, ma un partner artistico fondamentale per sviluppare e portare a compimento un’idea, altrimenti… chi glielo fa fare? Cosa lo spinge  a scegliere di  produrre? Quale è la differenza e la sintesi  tra produzione creativa finanziaria e produzione creativa artistica? Cioè tra far tornare i conti e inventarsi qualcosa? Quale è il motore? Quale la necessità, la soddisfazione, il piacere? Quale il rapporto con il rischio… E  l’incontro con gli autori… il desiderio di entrare nelle loro ossessioni e renderle possibili, visibili, udibili, leggibili per il maggior numero di persone?
Ce ne parleranno produttori di cinema, musica e libri che due martedì al mese incontreranno il pubblico al piccolo apollo.



Tilde Corsi, produttore della R&C Produzioni, sarà intervistata da Guendalina Ponti, avvocato

27 febbraio 2005

Si ascolta
come un verso

Scivolo per la tua sera come la stanchezza per la pietà di
un declivio.
La notte nuova è come un’ala sopra i tuoi terrazzi.
Sei la Buenos Aires che avemmo, quella che negli anni si
allontanò quietamente.
Sei nostra e festosa, come la stella che le acque
raddoppiano.
Porta finta nel tempo, le tue strade guardano il passato più
lieve.
Chiarore da dove ci arriva il mattino, sopra le dolci acque
torbide.
Prima di illuminare la mia persiana il tuo basso sole rende
felici le tue ville.
Città che si ascolta come un verso.
Strade con luce di patio.

Jorge Luis Borges, Montevideo,
in Luna di fronte, 1925

 

26 febbraio 2005

Welles e i magnifici Amberson

 “Era mago nel senso più autentico del ter­mine, affascinato da giochi di prestigio, illusioni ottiche, contraffazioni, labirin­ti e specchi che riflettono altri specchi. Era un maestro nel vedere cose che gli al­tri non riuscivano neppure a scorgere”. Le parole di Gore Vidal, amico intimo e autore di uno splendido necrologio uscito per la prima volta nel 1989 sulla New York Review of Books, disegnano perfet­tamente l’ironia amara del “mago” Welles, morto al­l’età di 77 anni per un attacco cardiaco.

Era il 10 ottobre del 1985. Oggi a vent’anni dalla scomparsa, per celebrare il genio mai troppo celebra­to di Orson Welles, escono due libri preziosi: It’s all true. Interviste sull’arte del cinema (minimum fax, a cura di Se­rafino Murri e postfazione di Gore Vidal) e I magnifici Amberson di Booth Tarkington del 1919 (Fandango, nel­la traduzione di Martina Testa e Adelaide Cioni), il ro­manzo da cui il regista ha tratto l’omonimo capolavo­ro (da noi L’orgoglio degli Amberson).
Questo film segnò una svolta decisiva nella tor­mentata carriera del regista ventiseienne. Welles, che aveva diretto e interpretato Quarto potere e “inventato” la radio, cominciò a essere vittima di dannose interfe­renze da parte di dirigenti e produttori, e lo rimase per tutta la sua lunga e difficoltosa carriera. Al tempo de­gli Amberson la casa di produzione Rico era in brutte ac­que e, temendo un possibile nuovo insuccesso com­merciale, obbligò Welles ad andare in Sud America a girare un documentario e prese il controllo della pel­licola. Il risultato fu un taglio selvaggio di oltre 50 mi­nuti di girato, mentre alcune scene vennero rigirate o sostituite a quel che restava della prima versione, com­preso il forale, che era la scena preferita dal regista e l’unica diversa dal romanzo.
“Loro distrussero gli Amberson, e quel film distrus­se me”, dice Welles a Leslie Megahey della Bbc nel 1982. “Non mi sono più ripreso da quell’attacco. Mi avevano promesso che quando fossi andato in Sud America mi avrebbero mandato una moviola e dei montatori, e che avrei potuto finire di montare gli Amberson lì. Ma non lo fecero mai. Lo montarono lo­ro. Non ebbi più un ingaggio come regista per anni”. “Mentre mi trovavo in Sud America”, continua Welles, “tutti a Hollywood pensavano che fossi troppo ‘pessi­mista’, una parola in voga nella Hollywood di quei tempi. Pessimista. Così tagliarono tutto, ma lo scopo del film era proprio mostrare come tutti i personaggi andavano a rotoli in un modo o nell’altro”.
Nonostante tutto, L’orgoglio degli Amberson rimane un film sublime. Anche se non avremo mai modo di sa­pere come sarebbe stato il film montato da Welles, vi­sto che le copie del primo girato sono andate perdute, possiamo leggere il romanzo amato dal regista. Pre­mio Pulitzer nel 1924 e best seller negli Stati Uniti, I magnifici Amberson, “è scritto in una lingua ricca e an­tica che ricorda i passi migliori dell’Edith Wharton dell’Età dell’innocenza”, dice lo scrittore Edoardo Nesi, autore della prefazione al libro, “ed è screziato da una nostalgia struggente per un Ottocento passato e ro­mantico e infinitamente migliore di quel Novecento dei Lumi che stava arrivando”.
Ma perché il romanzo di Tarkington era così amato dal giovane Welles? Per Nesi si tratta soprattutto di un motivo pratico: “Welles conosceva bene il romanzo e di certo lo amava molto, tanto che ne aveva già fatto una riduzione radiofonica. Reduce dal successo – di critica, non finanziario – di Quarto potere gli viene of­ferto il contratto per un film e deve farlo velocemente, perciò decide di utilizzare qualcosa che conosceva”. Per altri ci sarebbe una forte componente autobiogra­fica: il padre di Welles, come il padre del protagonista del romanzo, è un costruttore di automobili. “Mio pa­dre era anche un grande amico di Booth Tarkington”, racconta Welles. “Quindi c’è uno stretto legame tra quel film e mio padre”. Ma parlare di autobiografismo per Orson Welles è un’operazione inutile, e anche pe­ricolosa. Quello che conta e che continua a sorpren­derci è la sua voce imperiosa, geniale, unica. Tanto che Gore Vidal s’immagina di chiamare il nu­mero telefonico e di sentire la sua voce che gli rintro­na nell’orecchio dall’al di là. “Ho una fantasia ricor­rente: se si provasse a chiamare il numero telefonico di qualcuno nel passato, si ascolterebbe di nuovo una voce familiare. Ho ancora il numero di Orson nel la mia agenda (213-851-8458)… La vita nell’aldilà è a di­stanza di un numero telefonico. ‘Cosa ti fa pensare che questa sia la vita dell’aldilà?’, dice Orson ridac­chiando. ‘È una conversazione registrata’”. Il mago Orson e i suoi giochi di prestigio.
w
Valentina Pigmei, Specchio

26 febbraio 2005

Questo l’ho già suonato domani.

Julio Cortazar, Il persecutore, racconto ispirato a Charlie Parker

26 febbraio 2005

Vittorio Sgarbi presenta Il Male, esercizi di pittura crudele, dal Beato Angelico a Diabolik  

dal 26 febbraio al 26 giugno 2005
Orari: 10-19, lunedì chiuso
Palazzina di caccia di Stupinigi. Torino

24 febbraio 2005

Carne d’agnello speziata e riso

A pranzo con lo scrittore Claudio Morici. Argomenti di discussione e di risate: Coniglio editore e Castelvecchi (li metto insieme tanto per fare scintille), Fazi editore, Francesca Garofalo, la morte di Aldo Carotenuto, gli autori e le scarse vendite di Minimum fax (io non credevo fossero così deludenti), il libro di Morici, il nostri lavori veri immaginari e segreti, che farà Fandango, Einaudi libri, i librai (in particolare Marco della libreria dei Granai), Casini, Bruno Bozzetto, i tre geni dell’illustrazione…

Abbiamo mangiato Shawarma. Eravamo in una specie di fast food etnico in via Merulana. 17 euro in due.

24 febbraio 2005

 

L’italiano a
Bruxelles: lingua del mercoledì

Nessuna discriminazione nei confronti della nostra lingua in
cui si esprime una delle radici più antiche e autentiche dell’Europa. La decisione
di escludere l’italiano tra le lingue delle conferenze stampa dei commissari
europei a Bruxelles in giorni diversi dal mercoledì «è puramente pragmatica e
tiene conto anche della preoccupazione per i costi aumentati dopo l’allargamento».
Così ha spiegato la portavoce della Commissione UE Françoise Le Bail
illustrando il regime linguistico che prevede l’uso dell’inglese e del francese
durante tutta la settimana e la traduzione in tutte le altre lingue comunitarie
il mercoledì, giorno in cui si riunisce l’eurogoverno. […] La richiesta di una
discussione al Coope era stata annunziata dall’ambasciatore italiano Rocco Cangelosi,
in una lettera di protesta ufficiale inviata al Presidente della Commissione Us
José Manuel Durao Barroso. Mettendo in relazione l’episodio dell’esclusione
dell’italiano con quello « della mancata nomina di un italiano tra i portavoce
dei Commissari» l’ambasciatore ha chiesto a Barroso di rassicurare al più
presto «il Governo e l’opinione pubblica circa la volontà dell’esecutivo
comunitario di agire conformemente ai principi e alle norme dell’Unione,
fugando ogni dubbio di discriminazione o di situazione di privilegio nei
confronti di questa o quella lingua».

da un articolo del Messaggero,
24 febbraio 2005, pag. 29

24 febbraio 2005

Qualcuno parla della pioggia di Cheever

Uno scrittore americano, vincitore del prestigioso Premio Pulitzer nel 1978, si confronta con un tema difficile: l’emigrazione, dagli Stati Uniti e dall’Italia. Tre le storie: Clementina, Boy in Rome, La Bella Lingua. Numerosi gli spunti di riflessione offerti: quali radici costruire o salvaguardare, quale ricchezza inseguire, quale valore attribuire ai sentimenti. Ideali, valori sociali, affetti, contesti e contrasti emotivi, dunque, dominano le pagine del bel libro di Cheever, autore ancora poco conosciuto in Italia, ma che vanta numerosi riconoscimenti nel suo paese come il National Book Award e la National Medal per la Letteratura. Fandango ha già pubblicato le sue raccolte Il nuotatore, Ballata, Oh città dei sogni infranti.

Francesca Romana Cicero, www.romeguide.it