Archive for marzo 2005

31 marzo 2005

 Quando l’arte dei nervi non viene compresa

«A mio cugino Paul lascio un bacio sulle mie labbra pallide. E a Cissy lascio la mia racchetta, perché sono un animo nobile. E voglio essere sepolta direttamente qui, a San Martino di Castrozza, in quel piccolo delizioso camposanto. Non voglio più tornare a casa. nemmeno da morta voglio tornarci. E che il papà e la mamma non si disperino, sto meglio io di loro». Così pensa Else, signorina della buona società viennese, figlia diciannovenne di un avvocato d’affari in vacanza con una zia nelle nostre Dolomiti. E noi leggiamo direttamente i suoi pensieri, poiché la vicenda, pubblicata nel 1924 dallo scrittore viennese Arthur Schnitler (1862-1931), […], è narrata con la tecnica del monologo interiore. […] Non stupisce che la storia di Else, […], abbia avuto al suo uscire un vasto successo di scandalo. Si tratta infatti di un racconto tra i più scabrosi – scabroso per la sua sostanza morale, non per dettagli piccanti – che siano mai stati scritti. […] La signorina Else conserva intatta anche oggi la sua carica di scandalo. I modi di vendersi, di sacrificarsi e di appagare i propri inconfessabili desideri sono forse cambiati, ma in quell’abiezione e in quel sacrificio possiamo ancora riconoscerci. Non conserva altro, però, poiché null’altro possedeva fin dall’inizio. Schnitzler non è un grande artista, poiché gliene manca il talento; e la scrittura di questo lungo monologo, artificioso e a tratti sforzato, ne è una delle tante dimostrazioni. E non è un grande poeta, poiché gliene manca l’umana statura; all’altezza di una vicenda così straziante, in cui una fanciulla s’immola davanti a noi, sarebbero state piuttosto la penna e l’anima di Dostoevskij.

Andrea Casalegno, Domenica Il Sole-24 Ore, 27 marzo 2005, pag. 30

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30 marzo 2005

RaiLibro dedica uno special a Cheever ed era meglio che non lo avesse fatto

Forse basta che se ne parli, forse è da elogiare lo sforzo. Concediamogli tutte le attenuanti possibili, l’ingenua buona volontà, la voglia di mettersi in mostra della Garofalo, ma certi strafalcioni sono insopportabili. Dire che Falconer è l’ultimo libro di Cheever, che ha pubblicato più di duecento racconti, che ha rimandato la stesura di Stories of John Cheever quando tutti sanno che si tratta di una selezione di racconti, che Il rumore della pioggia a Roma è un capolavoro di J.C., ma di chi stanno parlando? Frasi patetiche, lasciamo perdere refusi, errori di grammatica e sintassi e imprecisioni redazionali, ripetute nei vari pezzi, alcune simili tra loro, scopiazzature delle quarte dei libri americani e dei siti americani che a loro volta copiavano quelle. La figura di Cheever è travisata ("Lo stile è perfetto, terso, levigato. La prosa lapidaria, la costruzione elegantissima", stile perfetto? levigato? costruzione elegantissima? ripeto, di chi parlano?), questa è la cosa più grave. Non si possono citare opere che non si sono lette, non si possono dare biografie mozzate e copiate malamente da una sola fonte, bibliografie italiane prive di libri usciti, non citare le opere effettivamente uscite in America oppure i Journals. Non si può proporre Cheever in dieci cartelle in cui non si parla di Cheever. Divertente poi ritrovarsi la traduzione di un inedito, la cui qualità non commenterò, leggetela!, ulteriore chicca di un disastro. Lo special lo trovate qui 

30 marzo 2005
  I rami intrecciano sogni e incantesimi

[…]
Viveva con me, generosamente,
di anno in anno, e i rami suoi piangenti
con tanti sogni, mi sventolavano insonne.
Sono sopravvissuta a lui, stranamente!
Là resta un ceppo diritto, e con diverse voci
sotto il cielo nostro, sempre quello,
altri salici tra loro ora vociano.
Ed io taccio… come fosse morto un fratello.

Anna Achmatova, Il Salice
 

                                                                                                                      
Due alberi in un campo solitario
intrecciano per me un incantesimo
un tetro pensiero spira dai rami
che ondeggiano solenni e scuri 

Emily Brontë, Due alberi in un campo solitario

28 marzo 2005

Dentro la cittadella

la cittadella fu costruita come fortezza per difendere la città di parma dalle aggressioni esterne, ma non venne mai utilizzata per questo scopo. servì invece alla difesa dai nemici interni, come prigione e luogo di supplizio. ora è un grande parco pentagonale, dove i bambini vanno coi papà a passeggiare, è un posto di gelati, cagnolini e carrozzine per i bebè. ne parla alberto garlini nelle prime pagine di fútbol bailado, edito da sironi, quando racconta la partita di calcio giocata alla cittadella, nel marzo del 1975, dalle troupe di pasolini e bertolucci, impegnate a girare a parma rispettivamente salò e novecento. fútbol bailado è un romanzo come da tempo in italia non se ne leggevano, romanzo corale, splendido affresco, che ricorda i migliori esiti di pratolini, di volponi. la cittadella di parma è uno di quei luoghi in cui la storia è stata facilmente, paradossalmente rimossa e sostituita dalle esigenze del presente. la negazione della museificazione al giorno d’oggi tanto in voga. com’è l’anfiteatro romano di arles, tardivamente condannato a diventare monumento, schiacciato sotto il peso delle casette e delle botteghe medievali che si sono incastonate nei suoi archi.

27 marzo 2005

Langone a raffica su Fazi e Carlotti. E sul guru

Non ci credevo nemmeno io (mi accade così di rado) ma “Klito” di Giuseppe Carlotti sono riuscito a leggerlo fino in fondo. Ma non perché è bello, perché è corto. Il verbo leggere va inteso come iperbole: più precisamente l’ho sfogliato, quanto basta per capire che il klito è solo nel titolo, che l’autore è colpevole di millantato porno, che l’unico contenuto rilevante è una fotografia dell’ovvietà enogastronomica degli anni Novanta (sushi, sashimi, carpaccio di tonno, Sassicaia, grappa di Brunello) e che pertanto il libro è stato scritto dieci anni fa. Ipotesi alternativa: Carlotti si è documentato leggendo i più recenti articoli di Bruno Vespa sull’argomento. Pensavo di averla sfangata quando mi è caduta tra capo e collo la richiesta di un giudizio approfondito. Il libro fra l’altro l’avevo già buttato via. Che fare? Ricomprarlo? Leggerlo sul serio? Mentre sono in queste ambasce mi telefona il cugino potentino, evento frequentissimo visto che la bolletta non la paga lui ma la Regione Basilicata. A Miglionico (il paese dove nacque il nonno di Massimo D’Alema) i soldi europei per completare il restauro del castello del Malconsiglio (dove avvenne la congiura dei baroni) non sono ancora arrivati, e il cugino è sempre lì a guardia di quelle quattro pietre dimenticate, dai miglionichesi in primis che, se ci tenevano tanto, almeno il pavimento della sala della congiura potevano sistemarselo da soli (non vorrei mettere fretta ma dal crollo sono passati 148 anni). Dimmi subito, l’hai letto questo “Klito” da poco pubblicato dal raffinato editore Fazi? “Sì, però dovrebbe chiamarsi Klepto”. Che bello, hai scoperto dei plagi? “Il più saccheggiato è Bret Easton Ellis, che già di suo non vale molto e figurati gli imitatori”. Ellis? Io pensavo che Carlotti fosse un esponente del pulp-revival, un neo-cannibale, un Aldo Nove altrettanto inautentico ma più giovane e più bellino. “Non ha senso copiare Aldo Nove perché già lui era un copione. Carlotti si rifà direttamente al modello originale. Mo’ ti spiego. Bret Easton Ellis, per descrivere l’abbigliamento delle donne, prendeva le riviste di moda e trascriveva pari pari le didascalie. A quel tempo era considerato un metodo molto sperimentale. Oggi invece è una pratica vetero trascrivere le composizioni chimiche dei farmaci o gli ingredienti dei prodotti alimentari”. Può darsi che Carlotti non lo sappia, da come scrive non mi sembra molto aggiornato. “No, per me lo sa, quindi è due volte colpevole, non solo scrive cazzate ma poi fa finta di crederci. Lo ha dimostrato a ‘Markette’ e a ‘L’Italia sul Due’”. Ma tu hai tempo anche di guardare la televisione? “Di ‘Markette’ me l’hanno detto, ‘L’Italia sul Due’ l’ho vista io, ha fatto una figura meschinella, che non sia un personaggio genuino lo dimostra il fatto che prima si atteggia a scrittore maledetto in stile Houellebecq e poi mette due pagine di ringraziamenti, senti qui, con ‘un abbraccio ai miei genitori Marzio e Fiammetta e a mia sorella Isabella’”. Anche i cannibali tengono famiglia. Tu che hai letto con attenzione spiegami che cosa c’entra il titolo con il testo. In qualche pagina c’è davvero qualche klito? “Di donne non c’è nemmeno l’odore, la prima parte è una lunga pippa intorno a una seduta psicoanalitica”. Un’idea da regista romano al quattordicesimo film. “Un’idea noiosissima ma almeno si capisce, poi arriva una seconda parte dove non si capisce niente, un coacervo di descrizioni di abiti e merci varie. A un certo punto insieme alla storia sparisce anche la punteggiatura”. Un marinettiano. “Pensa che questo delirio afasico è in classifica”. In classifica? “La televisione paga, cugino”. La cosa ti spinge a elaborare una riflessione sul raffinato editore Fazi? “C’è da dire che Fazi riesce a vendere il nulla”. Elido in questo è davvero un campione. “‘Klito’ può essere scambiato da qualche poveretto per un’opera sperimentale ma Fazi vende bene anche ‘Il privilegio di essere un guru’ di quell’imbrattacarte di Lorenzo Licalzi”. Imbrattacarte non so se posso scriverlo, non vorrei grane. Aspetta che guardo nei Sinonimi: pennaiuolo, penna lesta, impiastrafogli, sciupacarte, sgorbione. “Chiamalo penna lesta, chiamalo come ti pare”. Che cos’ha che non va Pennalesta Licalzi? “Anche lui ha un titolo che non c’entra niente con il libro”. Ma questo non è Licalzi, è purissimo Fazi. Il suo è un metodo: libro da una parte e titolo dall’altra. Io penso che lui pensi di essere molto duchampiano, o debordiano (déplacement, détournement, quella roba lì). “Poi ci sarebbe da parlare di Covacich”. Alt, fermati, Covacich devi lasciarlo a me, ho intenzione di fargli barba e capelli. “Ma ‘Fiona’ l’hai letto?” Per chi mi hai preso, io non sto a girarmi i pollici tutto il giorno, io ero amico di Castagnetti non di Angelo Sanza, demitiani emiliani non avevano sinecure da offrire o, se le avevano, me le tenevano nascoste molto bene. Otto romanzi al mese li può leggere soltanto un beneficato dalla sinistra Dc lucana. “Se non hai letto ‘Fiona’ per che cosa lo vuoi punire?” Per quello che scrive sul Corriere, che basta e avanza. “Fatti almeno dire che Covacich nel suo ultimo romanzo ci vuole addirittura svelare i meccanismi perversi del Grande Fratello”. Ci riesce? “Riesce soltanto a spiegare com’è facile confezionarsi una bomba in casa. Ci sono le istruzioni, c’è la bibliografia specializzata a cui attingere in caso di dubbi. Se qualcuno vuole diventare il nuovo Unabomber, Covacich è l’autore che fa per lui”. Per Pasqua cosa fai? “Sto a Potenza, a Pasquetta organizzo una grigliata in campagna. Tu vieni?” No, non ho tempo ma tu, mi raccomando, non smettere di leggere, non distrarti coi barbecue, leggi.

Camillo Langone, Il Foglio, 26.03.’05

27 marzo 2005
Maestose le querce non si piegano
 
Vengo dai giardini a voi, figlie dei monti:
dai giardini dove la Natura vive paziente, quotidiana,
curata, curatrice, tra uomini diligenti.
Voi, gloriose querce somigliate a un popolo di Titani
in un mondo domato, e siete solo vostre e del cielo
che vi nutrì e allevò, e della Terra che vi fu madre.
Nessuna di voi conosce la scuola degli uomini.
Gioiose, libere, balzate dal forte groviglio delle radici,
afferrate possenti lo spazio come l’aquila la preda,
levate alle nubi una limpida corona di sole.
Ognuna è un mondo, vivete come le stelle celesti,
ognuna divina, unite in libertà fra voi.
Se tollerassi la schiavitù non invidierei
questa selva e mi piegherei alla vita di tutti.
Se il mio cuore non fosse avvinto alla vita di tutti
– non sa lasciare l’amore – tra voi vorrei dimorare.
 
Friedrich Hölderlin, Le querce 

25 marzo 2005

Una pregiatina al valium intervista Rodrigo Dias, presidente nazionale Ali (Associazione librai italiani)

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D. Buonasera, signor Dias. La chiamo per un’intervista.
R. Buonasera, mi dica.
D. Vorrei sapere da lei, in qualità di presidente Ali, qual è lo stato attuale delle librerie italiane.
R. Purtroppo sono anni che non si cresce. O meglio: si cresce dell’1 per cento annuo, il che, calcolando l’inflazione, equivale al nulla.
D. Ciò significa che si vendono sempre meno libri nel nostro paese, giusto?
R. Sbagliato. Se ne vendono tantissimi, ma in edicola. E senza nessuno che li legga.
D. Libri riempi-scaffale?
R. Precisamente.
R. Come si è potuto arrivare a questo?
D. Beh, pensi soltanto al peso che hanno due intere pagine di pubblicità sulle grandi testate nazionali. Pubblicità per i propri libri in uscita, naturalmente.
D. Ma ci dev’essere qualcuno che ancora legge in Italia…
R. Sì, una persona su due che legge almeno un libro all’anno. Vale a dire, rovescio della medaglia: il 50 per cento degli italiani non apre un libro in 12 mesi…
D. Deprimente.
R. Deprimente, sì, ma c’è da dire che in quell’altro 50 per cento di italiani virtuosi ancora si annida un quinto di lettori forti, persone che leggono almeno un libro al mese.
D. Bene.
R. Bene, se non stessero invecchiando. Il problema sono i giovani, tutti interessati a internet e pochissimi alla lettura.
D. Forse i libri costano troppo.
R. Ma no, ormai ci sono sconti ovunque, edizioni a pochi euro. Il nodo della questione è che bisognerebbe sensibilizzare i ragazzi alla lettura, dalla famiglia alle istituzioni. Si dovrebbero leggere storie insieme ai bambini.
D. Lei è anche titolare di una libreria, la Scientifica Dias in viale Ippocrate, a Roma. Che sconto applicate voi ai clienti?
R. Quello massimo consentito dalla legge, il 15 per cento.
D. E come invogliate le persone alla lettura?
R. Innanzitutto offrendo loro la professionalità e la competenza che solo in una libreria con 40.000 titoli si può trovare. Qualcosa di inimmaginabile per i nuovi supermercati da 1.000 titoli.
D. Prima di concludere, mi dice quali sono i libri più venduti tra quelli disponibili da lei?
R. Noi vendiamo prevalentemente testi universitari. Tra gli altri, comunque, sicuramente Angeli e demoni e ancora Il codice da Vinci.
D. Grazie mille e buona Pasqua.
R. Buona Pasqua a lei.
 

24 marzo 2005

 

Football e alcol in Appunti di un tifoso di Exley

[…] l’opera più importante di Frederick Exley (1929-92), uscita negli Usa nel ’68 senza un iniziale successo, diventando poi negli anni un cult. Merito della Alet se oggi è possibile leggerla in Italia, nella intensa traduzione di Maria Baiocchi e con un’interessante introduzione di Flavio Santi (443 pagine, 21 euro).
Un trentenne parla in prima persona, si chiama Fred Exley, ha famiglia, vicissitudini in comune con l’autore che pure, in una nota, rivendica il predominio dell’immaginazione sulla realtà. Certo la cronaca di esperienze infelici non basta a fare letteratura e ci vuole un grande scrittore per trasmettere il disperante dolore del vivere. Così, memoir e/o romanzo, il libro è il racconto bellissimo, duro, ironico, impietoso, sconvolgente, commovente di una vita che è «rifiuto, dolore, perdita». Perdente per destino e per scelta, Fred vive infanzia e adolescenza in un’opaca cittadina dello stato di New York, figlio di un giocatore di football con una gloria locale. Rapporto difficile, spezzato da una morte precoce che rende impossibile la riappacificazione con un fantasma ingombrante. Prima sconfitta di un percorso randagio fra studi deludenti, città varie, lavori malpagati, amori sbagliati, ricoveri in manicomio, infinite sbornie. Nella mente le parole degli scrittori amati, l’aspirazione alla fama letteraria. In bocca il sapore dell’alcol, e man mano che aumentano i fallimenti gliene servono dosi sempre maggiori per alimentare i sogni, mantenere il distacco dall’America conformista e compiaciuta degli anni ’50. Eppure l’esserne respinto scortica ancora le ferite, lo rende vulnerabile. Anima divisa, in lotta perenne con sé stesso e con gli altri. Sempre ai margini, distante anche dagli sbandati che incontra, osservati quasi con tenerezza. A placarlo solo la passione per il football: «la mia gola, la mia follia, il mio analgesico, il mio stimolo intellettuale». Spesso lo sport, soprattutto il baseball, è stato usato dagli autori americani come metafora dell’esistenza. Exley sceglie il football, più ruvido, selvaggio, perché «si gioca a terra, nel fango». Come la sua vita.

Annabella d’Avino, Il Messaggero, 24 marzo 2005, pag. 24

24 marzo 2005
I fili della penombra da guardare
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…ora nella casa di legno dove è cresciuta fra gli spaventi, Mardou si accoccola contro il muro a guardare i fili nella penombra e si
 ascolta parlare e non capisce perché lo dice tranne che bisogna dirlo, buttarlo fuori…
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Jack Kerouac, I sotterranei

24 marzo 2005

Rai Libro si occuperà ancora di Cheever. La premessa sembra migliore stavolta…

La notizia è tratta da qui.
L’autore di capolavori come "Il rumore della pioggia a Roma" e "Il nuotatore" (da cui il film con Burt Lancaster) sarà il protagonista del prossimo focus di RaiLibro. La scrittura luminosa e potente, la scommessa con il destino, il viaggio sia fisico che mentale: alcuni degli elementi più caratteristici della letteratura di un grande scrittore americano.
Il numero sarà online il 29 marzo.