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  I rami intrecciano sogni e incantesimi

[…]
Viveva con me, generosamente,
di anno in anno, e i rami suoi piangenti
con tanti sogni, mi sventolavano insonne.
Sono sopravvissuta a lui, stranamente!
Là resta un ceppo diritto, e con diverse voci
sotto il cielo nostro, sempre quello,
altri salici tra loro ora vociano.
Ed io taccio… come fosse morto un fratello.

Anna Achmatova, Il Salice
 

                                                                                                                      
Due alberi in un campo solitario
intrecciano per me un incantesimo
un tetro pensiero spira dai rami
che ondeggiano solenni e scuri 

Emily Brontë, Due alberi in un campo solitario

10 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    finalmente Achmatova!
    credevo che conoscessi solo Sylvia Plath (per quanto mi riguarda non c’è paragone).
    Ric

  2. anonimo Says:

    Cipressi.
    (Acqua stagnante).
    Pioppo.
    (Acqua cristallina).
    Vetrice
    (Acqua profonda).
    Cuore
    (Acqua di pupilla).

    F.García Lorca, Stagno

    Maya

  3. anonimo Says:

    e finalmente Federico…
    grazie Maya.
    Ric
    P.S.: andate a vedere la casa natale nei dintorni di Granada.

  4. anonimo Says:

    ric, leggi:

    Gli umidi inchiostri dell’alba in dissolvenza azzurra.
    Gli alberi sulla loro carta assorbente di nebbia
    sembrano un disegno botanico—
    ricordi che crescono, anello su anello,
    un susseguirsi di matrimoni.
    Ignari di aborti e cattiverie,
    più sinceri delle donne,
    come si seminano senza alcuno sforzo!
    Sentono il gusto dei venti, che vanno liberi,
    affondati fino alla vita nella storia—
    pieni d’ali, di altro mondo.
    In questo, sono tutti Leda.
    Oh madre delle foglie e di dolcezza,
    chi sono queste pietà?
    Le ombre dei colombacci che modulano un canto, senza lenire.

    Sylvia Plath, Alberi in inverno

    elvira

  5. luccone Says:

    della plath mi preme la disproporzione tra talento e quanto poco è stata letta. la cara anna, talento anche il suo di cristallo finissimo e sfaccettato, è poetessa più conclamata. nonostante il meridiano della plath. poi: la plath la leggo e la capisco in inglese. con anna mi devo accontentare delle traduzioni. e non mi bastano mai.

  6. anonimo Says:

    Prego.
    M.

  7. anonimo Says:

    Appresi e spiegati chiaramente i motivi della (S)ua scelta dico che per chi, per sua incuria o perché non ha avuto occasione in ugual modo (nella sostanza) di conoscere le due poetesse delle quali si ha l’amoroso impulso di far leggere agli altri nel microcosmo di questo blog
    la disproporzione di attenzione rimane evidente non solo tra loro ma anche tra la P. e le altre presenti, pur amate.
    Ergo la disproporzione che si vorrebbe combattere…

    Fermo restando che è pur sempre un piacere (dalla medesima o da più fonti non importa) leggere quante più parole riescano a tracciare profondamente
    su fondo nero
    e che ognuno a casa sua fa come vuole!

    Maya

  8. anonimo Says:

    è una questione di viscere, Elvira: Plath la sento cerebrale, Achmatova la sento “en la tripa”.
    detto questo, tanto di cappello, e comprendo il discorso di luccone.
    Ric

  9. luccone Says:

    sono le stagioni della lettura. oggi qui plath, trocchi, cheever, borges, marcus più di altri. domani, chissà. ogni giorno è buono per avere un’altra fiamma. o legna da bruciare. abbiamo i fiammiferi, o le pietre fuocaie. sempre.
    continuate a farvi avanti come quest’ultima settimana e credo che i libri sul comodino, per me ormai le file si dispongono per terra accanto al letto, aumenteranno.

  10. anonimo Says:

    “Ci vorranno ore e ore” disse Rhoda “prima che possa spegnere la luce e giacere a letto sospesa sul mondo, prima di poter lasciar cadere il giorno, prima di far crescere il mio albero, vibrante in padiglioni verdi sulla mia testa. Qui non posso farlo crescere. Qualcuno bussa. Fan domande, interrompono, lo abbattono.
    Ora andrò nel bagno e mi toglierò le scarpe e mi laverò; ma mentre mi lavo, mentre chino la testa sulla bacinella, mi farò fluire sulle spalle il velo dell’imperatrice russa. I diamanti della corona imperiale mi splendono in fronte. Odo il muggito della folla ostile, quando mi affaccio alla terrazza. […] Sono la tua imperatrice, o popolo. Il mio è un atteggiamento di sfida. Sono impavida. Una conquistatrice.
    Ma questo è un sogno esile. Questo è un albero cartaceo…”
    (Virginia Woolf)

    eleonora.

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