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13 aprile 2005

Quando tutto sembra rosso o verde

Gli ultimi ospiti se n’erano andati. Soltanto la ragazza col maglione nero e la gonna rossa stava ancora lì seduta, non si era alzata con gli altri. È ubriaca, pensò Charlotte rientrando nella stanza, vuol parlarmi da sola, probabilmente raccontarmi qualcosa, ma io sono stanca morta. Richiuse la porta nel cui vano s’era fermata un po’ esitante, per dare a quell’ultima ospite ancora una possibilità di accorgersi che la porta era aperta, poi tolse dal comò un posacenere dal cui orlo cadeva una pioggia di particelle di cenere. Nella stanza: le sedie spostate ,un tovagliolo sgualcito per terra, l’aria viziata, la devastazione, il vuoto dopo l’assalto. Si sentì male. Teneva ancora in mano un mozzicone di sigaretta acceso e cercò di schiacciarlo dentro al mucchio di cicche e di cenere. Ora traboccava. Guardò con gli occhi socchiusi verso la poltrona situata nell’angolo e vide una lunga chioma sciolta dallo splendore rossiccio, una rossa gonna allargata come una cappa che ricadeva a semicerchio sulle gambe della ragazza nascondendo piedi, tappeto e poltrona, e con l’orlo sfiorava il pavimento. Nella stanza, più che la ragazza stessa, notò tutti quei toni discordanti di rosso: la luce che filtrava attraverso un paralume rosso con davanti una tremolante colonna di polvere; e dietro, una fila di rossi dorsi di libri dentro uno scaffale; la sottana scomposta e sgargiante e i capelli d’un tono di rosso più spento. Per un attimo tutto era come non sarebbe stato mai più – per una volta sola il mondo era rosso.

Ingeborg Bachmann, A un passo da Gomorra, in Il tredicesimo anno

Lei dice non mi importa se tu mi credi o no, è la semplice verità, tu continua pure a credere quello che ti pare. Quindi è sicuro che sta mentendo. Quando dice la verità impazzisce pur di convincermi a crederle. Perciò sono sicuro che sta mentendo.
Lei si accende una sigaretta e guarda fuori, lontano da me, fa la maliziosa con la sigaretta bene in vista e lo sguardo verso la finestra ancora bagnata. […] È tutto verde dice. Guarda come tutto è verde Mitch. Come fai ad avere voglia di dire tutte queste cose quando qui fuori è tutto così verde.
La finestra sul lavabo del mio cucinino è lucida per via della pioggia pesante della notte scorsa e ora è mattina, c’è il sole, è ancora così presto, e ci sono tante cose verdi lì fuori. Gli alberi sono verdi e il prato è pettinato all’indietro per i violenti scrosci di pioggia. Ma non è tutto verde. Le altre roulotte non sono verdi e il mio tavolino da gioco in mezzo alle pozzanghere e le lattine di birra e le cicche che galleggiano nei posacenere non sono verdi, o il mio camper, o il mio carrello, o tutta la ghiaia, o quella ruota giocattolo che sta in piedi dotto una corda di bucato senza bucato vicino alla roulotte a fianco, dove c’è quel tipo con i figli.
È tutto verde sta dicendo. Sta sussurrando e quel suono non lo riconosco più.

David Foster Wallace, È tutto verde, in La ragazza con i capelli strani