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È più difficile iniziare o finire bene?

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Giovedì 28 aprile, ore 19.30 presso la Libreria del Cinema, via dei Fienaroli, 31/D Roma
in occasione della pubblicazione del romanzo I magnifici Amberson del Premio Pulitzer Booth Tarkington tradotto per la prima volta in Italia da Fandango Libri si svolgerà l’incontro HAPPY ENDING, l’importanza del “lieto fine” nella letteratura e nel cinema
parteciperanno: lo scrittore Edoardo Nesi, il regista Paolo Sorrentino, il critico cinematografico Fabio Ferzetti.

4 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    riflessione linguistica: secondo voi, perché “happy ending” si traduce “lieto fine”, come se si trattasse di uno scopo benefico, e non “fine lieta”, come la conclusione serena di qualcosa?
    forse la percezione comune (o forse solo la mia) è sbagliata? forse con “lieto fine” non si intende un bel finale ma il fine piacevole dell’opera d’arte?
    o forse la traduzione si ricollega a una fase ormai desueta della lingua in cui non c’era distinzione tra un “fine” e una “fine”?
    e voi cosa pensate quando sentite “lieto fine”? a uno scopo o a una conclusione bella?
    scusate l’arrovellamento cerebrale, ma purtroppo non ho a portata di mano un dizionario…

  2. anonimo Says:

    p.s. in risposta alla domanda che titola il post, invece, direi che per quanto riguarda un lavoro individuale è più difficile e importante iniziare bene; per i rapporti interpersonali, invece, è più complicato concludere serenamente

  3. anonimo Says:

    p.p.s. per un libro, invece (visto che di libri si stava parlando), ogni parte è delicata e va soppesata insieme con le altre
    (ma sono tutte generalizzazioni impressionistiche, lavori, rapporti, libri: la realtà, purtroppo, è sempre più intricata…)

  4. anonimo Says:

    sempre io, dizionario recuperato.

    secondo il devoto-oli, esistono due lemmi “fine”, uno aggettivo (es. “un ricamo molto fine”) e uno sostantivo, quello che mi interessava.

    questa unica entrata sostantivale può avere tre accezioni, e quasi tre generi…

    1) sostantivo femminile: “fine” nel senso di “cessazione” (es. “la fine del mondo”)

    2) sostantivo maschile: “fine” nel senso di “scopo” (es. “perseguire un fine”)

    3) sostantivo femminile o maschile: “fine” nel senso di “esito, riuscita” (es. “che fine hai fatto?”, “salvo buon fine” e, appunto, “un dramma a lieto fine”; in quest’ultimo caso, però, gli autori sottolineano il senso di “conclusione”).

    i vostri dizionari cosa dicono?

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