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Malaroma, Padapè, Rossomalpelo
 
L’ufficio stampa mi ha invitato, e io ci sono andata con piacere: mercoledì, alla libreria Mondadori di via Piave, Sergio Gaggiotti-“Rossomalpelo” in carne e ossa, parole e musica.
Reading ed esecuzioni dal suo libro-cd (Malaroma il libro, Padapè il cd) edito da Nutrimenti: due racconti lunghi e quattro canzoni inedite, per un autore ricco di semplicità. Nel senso più vero del termine.
Oggi l’ho chiamato, e lui si è raccontato.
 
Pregiatina: Pronto, Sergio?
Sergio: Sì?
P.: Ciao, mi chiamo La pregiatina. Scrivo su un blog, ti vorrei intervistare.
S.: Sì.
P.: Ascolta, mercoledì sono venuta alla tua presentazione alla Mondadori, ti vorrei fare qualche domanda al riguardo.
S.: Sì, aspetta che spengo lo stereo (sento musica, infatti. Spegne).
P.: Allora, vorrei cominciare dagli ambienti di cui hai parlato, quelli di periferia: quanto ti appartengono?
S.: Ci sono nato e cresciuto, fino ai ventott’anni.
P.: Dove precisamente?
S.: Sono nato alla Magliana, poi sono andato ad abitare a Cinecittà, quando era ancora l’ultimo quartiere di Roma. Pensa che davanti casa mia non c’era nemmeno la strada. Poi, quando sono andato via di casa, mi sono trasferito a Centocelle.
P.: Io ho letto anche la scheda del tuo libro, ho visto che sei stato paragonato a Pasolini e Ammaniti: tu ti rivedi in questi autori, ti sei ispirato in qualche modo a loro, li hai letti molto?
S.: Pasolini sì, l’ho letto tantissimo, lo amo molto: ha raccontato la città come pochi altri hanno saputo fare. Forse ho cercato di sviluppare alcuni suoi temi… ma non mi sono rifatto a lui!
P.: E Ammaniti?
S.: Ammaniti pure l’ho letto, soprattutto le prime cose, poi ho visto la sua trasposizione cinematografica, quella di Io non ho paura. Comunque non mi ispiro direttamente a loro, ma forse ci sono alcuni temi in comune, cose che mi danno la scossa, alcuni luoghi che sono gli stessi.
P.: Ho capito.
S.: …e poi sono realtà completamente diverse, dico soprattutto quella di Pasolini. Lui descrive il dopoguerra, persone differenti, marginalità diverse, lotte politiche. C’era un contesto politico differente.
P.: Ok. Ti volevo chiedere un’altra cosa. Mercoledì, per tutto l’incontro, mi ha colpito molto una specie di filone che mi è sembrato di individuare, un tema ricorrente: tu hai fatto più volte riferimento al concetto di “parola”, la capacità di parlare che si conquistano i personaggi, il collegamento tra idea, scrittura e di nuovo idea; poi hai citato “dialetti, esperanto”… Vorrei sapere se sia stata solo una mia impressione o se questo motivo sia per te davvero importante.
S.: Sì, forse è così. Per me la parola è l’unico strumento che riesce a rendere perfettamente l’idea. Non so, magari la fotografia è abbastanza precisa, ma è statica. Un film è dinamico, ma non riesce a entrare all’interno di tutte le sensazioni. La parola, invece, riesce a descrivere tutti i dettagli. Anche io, scrivo prima le parole e poi la musica.
P.: Tu nasci come cantautore e poi come scrittore, vero?
S.: Sì. Ho studiato la chitarra a livello professionistico, poi ho dovuto smettere per motivi legati alle mani. Allora ho cominciato a scrivere, prima di tutto canzoni per gli altri, anche poco dignitose ti devo dire.
P.: Come mai?
S.: Purtroppo in certi ambienti non c’è la possibilità di raccontare cose interessanti, c’è una specie di censura. Così ho sentito il bisogno di dire cose diverse, cose mie. Per un’impellenza tutta mia.
P.: Mercoledì ho notato un’altra cosa: dopo le canzoni tutti applaudivano; dopo la lettura, invece, rimanevano tutti in silenzio. Perché secondo te? Forse queste due forme d’arte vengono percepite e vissute in modo diverso, con un diverso coinvolgimento, un approccio diverso?
S.: Sì, sono due approcci sicuramente diversi. Spesso partecipo anch’io a dei reading e non applaudirei: sembra un contesto più formale. Quello delle canzoni è invece un divertimento diverso. Quando poi leggo un brano, staccato da quello che viene prima e quello che viene dopo, non sempre è facile capire perché ho scelto proprio quella parte. La musica, invece, arriva direttamente: anche se il testo non si capisce subito, comunque la musica arriva.
P.: A proposito delle parole e della musica, dell’unione del libro al cd, si può pensare a un collegamento tra questi due? come se le canzoni fossero una specie di colonna sonora dei racconti?
S.: No, no, non ho pensato questo. L’unione è nata dal fatto che io avevo voglia di fare un disco e avevo voglia di fare un libro, e ho avuto la fortuna di poterli fare contemporaneamente perché l’editore me ne ha dato la possibilità. Ho anche scoperto che loro mi conoscevano già, come musicista.
P.: Invece il libro è il primo che scrivi?
S.: Sì, è il primo.
P.: Quando è uscito precisamente?
S.: Dai primi di maggio, forse dalla fine di aprile… comunque prima della fiera di Torino.
P.: Ci sei andato a Torino?
S.: No, io no, ma Nutrimenti sì, avevano un loro stand.
P.: Ho capito. Senti, ora ti do l’indirizzo a cui puoi leggere l’intervista.
S.: Certamente, sì, sì.
P.: Allora: www.luccone.com. “L” di Livorno. Io ora la scrivo, ma la puoi leggere sicuramente domani mattina.
S.: Va bene. Ma tu come ti chiami?
P.: Mi firmo “La pregiatina”, ma non ti posso dire il mio vero nome.
S.: No, no, capisco (gentilissimo, molto alla mano). È che prima non l’avevo capito, ma va bene quello d’arte, giusto perché ci siamo parlati, per sapere come individuarti.
P.: Sì, hai ragione. Ok, Sergio, allora ti ringrazio.
S.: Ringrazio io te (è una persona veramente piacevole, da quello che riesco a intuire).
P.: Ciao, buon lavoro.
S.: Buon lavoro a te!  

4 Risposte to “”

  1. VictoriaLewis Says:

    Interessante. Mancano le foto, però…

  2. anonimo Says:

    ma come? ce ne sono ben due: quella della copertina e quella dell’autore.
    quello che manca è il racconto del seguito della serata… interessantissimo.

    preg.

  3. VictoriaLewis Says:

    Mi hai strappato un gran sorriso!
    Intendevo… le foto le hai fatte tu?

  4. anonimo Says:

    ahimè, e con quali mezzi?
    sono senza macchina fotografica, ma ancora per poco.
    le foto me le ha inviate l’ufficio stampa: una è la riproduzione della copertina, l’altra raffigura sergio gaggiotti ed è uno scatto di kiribiri.

    buonanotte

    preg.

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