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La pregiatina intervista Vicentini di Meridiano zero
 
Gli ho annunciato via mail che l’avrei chiamato per un’intervista. «Ok. Io», mi ha risposto Marco Vicentini, fondatore di Meridiano zero.
Per voi la nostra conversazione.
 
 
Pregiatina: Buonasera, la chiamo per l’intervista. Le ho scritto ieri.
Vicentini: Ah, sì, buonasera.
P.: Allora, le vorrei fare alcune domande sulla casa editrice.
V.: Ok, partiamo in quarta.
P.: Vorrei che mi riassumesse in poche parole il vostro progetto editoriale.
V.: Quello degli Intemperanti o quello di tutta la casa editrice?
P.: Quello di tutta la casa editrice. Agli Intemperanti ci arriviamo dopo.
V.: Sì. Il progetto nasce dalle solite cosette, da un sogno nel cassetto. Io ho sempre avuto un amore per il libro, ho sempre amato un certo tipo di narrativa in cui ci fosse un’attenzione al plot e allo stile. Questa passione per la lettura mi ha portato in un primo momento a leggere i libri in edizione originale. Poi a un certo punto mi sono chiesto: «Bah, e se ci provassi anch’io?».
P.: Quindi tutto si basa su un gusto personale.
V.: Sì.
P.: Mi dica allora qualcosa della collana gli Intemperanti: credo che, da quando è uscito il libro con questo titolo, siano cambiate molte cose per voi, anche come visibilità
V.: Allora, prima ci muovevano esclusivamente nell’ambito del noir, un ambito in cui ci siamo fatti conoscere; eravamo limitati a quel campo, poi abbiamo deciso di uscire dalla nicchia dell’editoria di genere. Gli italiani erano sempre stati un mio pallino, mi piaceva l’idea di italiani che corrispondessero a quello che avevo cercato negli stranieri: belle storie, stile interessante, attenzione ai personaggi. Italiani che evitassero tutti quegli intellettualismi che impantanano gli esordienti.
P.: E che riscontro avete avuto?
V.: Molto buono, stiamo crescendo. Su cinque libri della collana abbiamo dovuto ristampare ben tre titoli perché esauriti.
P.: A proposito di esordienti: è vero che voi date molto spazio anche ai giovani traduttori?
V.: Dipende, dipende. Abbiamo sia traduttori plurinavigati, che lavorano anche con Einaudi e Adelphi, per intenderci, sia esordienti. C’è un equilibrio tra vecchi maestri e giovani che stanno formandosi.
P.: In che modo avviene il reclutamento?
V.: Attraverso colloqui, contatti, prove di traduzione. I colloqui sono molto importanti, servono a capire quale testo possa essere adatto a un determinato traduttore: c’è una grossa componente del gusto, del piacere personale: quando il traduttore è in sintonia col testo, può entrare meglio nello stile, nella mente dell’autore. Per brutalizzare e banalizzare, a un traduttore che ama i classici non darei mai un horror, con brani truculenti.
P.: Veniamo adesso al vostro nome: lo sa che a Roma è associato a una radio schierata fortemente a destra?
V.: Me l’hanno detto, erano un movimento, mi hanno detto.
P.: Ma voi come avete pensato a questo nome?
V.: Una volta un amico mi ha letto un passo di Heidegger in cui si parlava proprio del “meridiano zero”: mi è sembrato un ottimo auspicio per qualcosa che cominciava all’inizio del nuovo millennio. Esplorando un po’, poi ho scoperto che lo stesso nome l’aveva un movimento neo-nazista sciolto, un gruppo jazz, uno teatrale, uno di fotografia. Si tratta quindi di un nome abbastanza utilizzato. E noi veniamo recensiti dappertutto, quindi non me ne preoccupo.
P.: Va bene. Senta, mi dice qualcosa delle ultime uscite, quello che vorrebbe consigliare ai lettori?
V.: Sì. Da pochi giorni sono usciti due libri molto belli. Uno è di Ronnie Pizzo: sembra uno pseudonimo, invece è proprio il suo nome.
P.: Di dov’è lui?
V.: È piemontese, della provincia di Cuneo. Il libro si chiama A tempo perso viviamo tutti i giorni. È il velocissimo racconto di un gruppo di ragazzi di oggi che tra sesso, droghe e corse si bruciano l’esistenza di un’estate. È efficace, divertente.
P.: E l’altro?
V.: L’altro è Real life, di Christopher Brookmyre. L’autore è un appassionato di videogiochi e ha scritto un thriller mescolato tra il mondo dei videogame e la vita reale. Il protagonista è un professore inglese, anche lui amante dei videogiochi, che incontra un compagno di scuola che credeva morto. Scopre che è un terrorista che sta preparando un attentato terribile in Scozia. Al proposito, voglio sottolineare il fatto che a fine anno in Scozia c’è il G8, quindi c’è una coincidenza interessante. Il terrorista cerca di uccidere il professore, visto che è l’unico in grado di riconoscerlo. Il professore si trova balzato dal mondo dei videogame a quello reale, con un movimento continuo tra le due dimensioni. È un libro molto divertente, un bel giallo.
P.: Ok, per me può andare così. L’intervista esce venerdì, ma comunque glielo ricordo con una mail.
V.: Dove esce?
P.: Sul blog di cui le ho dato l’indirizzo.
V.: Va bene, grazie.
P.: Grazie a lei.

Una Risposta to “”

  1. malibra Says:

    interessante

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