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Perceber di Leonardo Colombati, un altro interessante autore di Sironi

Nel 1932 dalle rive di un luogo incantato noto con il nome di Perceber giungevano i fruscii dei datteri e le imprecazioni delle donne, le prime domande – «¿Dónde está?», «¿Qué es eso?» – e dal largo un’Oscillazione lunga e cangiante barriva innalzandosi a guisa di proboscide, abbattendosi con spruzzi di tartarughe moribonde, meros, fondali, langostas, conchiglie e una vasta crisi economica echeggiava da La Coruña ad Almería il Crollo di Wall Street di tre anni addietro. Calo delle esportazioni di settantasei punti, ottocentomila operai disoccupati… un’Onda Anomala che in cresta reca le effigi di Gil Robles e Goicoechea e schiaccia il Governo repubblicano, frantumando le riforme azañiste…

A quei tempi Perceber era quasi tutta di legno e sulle sue calli polverose le case erano sistemate in modo casuale senza che ve ne fossero due di seguito verniciate con lo stesso colore – se si guardava bene sotto l’implacabile corteccia di Fuligine – e tutte avevano minuscole verande tra le cui assi proliferavano il basilico e i nidi di lucertola e i ragazzi innamorati raschiavano lo sporco delle pareti con le unghie o i temperini per fare apparire come un miracolo i nomi dell’Amore assoluto, in rosso stinto, celeste, rosato o più disperatamente giallo.

Fu in un’alba estiva del Novecentotrentasei che Alonso Barrulho chiuse uno dei capitoli più tristi della storia di Perceber, inaugurandone uno decisamente noioso. Nessuno ricorda il colore del cielo di quel mattino, né un’anomalia solare, perché a quell’ora dormivano tutti: la Festa della sera precedente aveva superato in sfrenatezza pure il Carnaval di Águilas e sotto le palme di Plaza Juan Moreno resistevano soltanto gli scheletri dei banchi del mercato, le fallas erano ridotte in cenere crepitante, mentre qualche pupazzo del tiro al bersaglio rotolava tra pozzanghere di horchata, rivelando il volto peloso del Governatore, i baffi trasparenti di Don Isidro e un paio di malriuscite Maschere di stelle hollywoodiane. Da quel giorno gli Aracon, proprietari di qualunque quadrupede da latte o macello della Murcia, impedirono al piccolo Josè di mettere il naso fuori di casa se non per due pomeriggi alla settimana; lo sorvegliava una balia magrissima e cattiva che in paese chiamavano Arbor Infelix, mentre nel Giardino seguiva malinconicamente i giochi delle sorelline. La reclusione terminò quando lo sfortunato compì tredici anni e in molti si segnarono nel vedere la pelle verdognola adagiarsi su una impalcatura così fragile da non poter servire – secondo l’esclamazione di un dimenticato dalle cronache – «nemmeno come trespolo a una cinciallegra». Era diffusa la convinzione che quegli occhi fossero stati i soli…  oltre a quelli di Alonso Barrulho, evidentemente… a vedere l’alba fatale, di certo diversa, terribile o almeno spettacolare, visto che trasformò per sempre la vita e della gente del Golfo di Mazarrón. Accadde, infatti, che Alonso Barrulho rimase muto. Un evento che in qualsiasi altra comunità avrebbe certamente provocato costernazione e pietà… Ma a Perceber tutti ne furono addirittura sconvolti, perché da quelle parti il Silenzio era un suono del tutto sconosciuto, un Miracolo irriproducibile pure per le fattucchiere che ogni anno giungevano in paese per la fiesta.

Leonardo Colombati, Perceber, dal primo capitolo, Sironi editore

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