Fresco di polla il tuo sorriso d’amore  e più bello di una cometa

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Sole di mezzogiorno, nel luglio felice, sulla piazza deserta:
piazza lontana di città lontana, tu ed il tuo uomo,
e quello era il mondo.
Bianca nella tua veste, bianca vibratile fiamma tu pure,
nell’abbaglio d’incendio dell’aria.
Bianco il tuo riso perduto nel riso di lui, fresco di polla il
tuo riso d’amore tra il vasto fulgere ed ardere.
Non sarebbe discesa la notte, non sarebbe venuto il domani,
tua la luce, tuo l’uomo, tuo il tempo.
Fermasti il tempo in pieno sull’ora solare per cui in terra
tu fosti divina:
il resto è ombra e polvere d’ombra.
 
Ada Negri, Il sole e l’ombra
 
 
Più bello della nobile luna e della sua luce gentile,
più bello delle stelle, gloriose insegne della notte,
molto più bello di una cometa al suo ardente apparire,
e chiamato a gesta assai più belle d’ogni altro astro,
ché a lui ogni giorno la tua e la mia vita si deve, è il sole.
Bel sole, che sorge memore della sua opera
e la compie, in estate bellissimo, quando il giorno
svapora sulla costa e le flaccide vele riflesse
scorrono sui tuoi occhi, finché stanca le tronchi.
Senza il sole riprende il velo anche l’arte,
più non mi appari, e il mare e la sabbia
frustati da ombre fuggono sotto la palpebra.
Bella luce, che ci riscalda, preserva e meravigliosa provvede
che io veda ancora e che ancora ti veda!
Nulla di più bello sotto il sole che stare sotto il sole…
Nulla di più bello che guardare il bastone nell’acqua e l’uccello nel cielo
ponderare il suo volo, e in basso i pesci nel branco,
colorati, formati, giunti al mondo con un messaggio di luce,
e guardarsi d’intorno, il quadrato di un campo, i mille angoli del mio paese
e il vestito che indossi. E il tuo vestito azzurro a campana!
Azzurro stupendo, in cui i pavoni passeggiano e s’inchinano,
azzurro di lontananze, di zone felici, con i climi per il mio sentire,
azzurro caso all’orizzonte! E i miei occhi entusiasti
si dilatano ancora, sfavillano e ardono sino allo spasimo.
Bel sole, a cui anche la polvere rende il tributo più alto,
e dunque non per la luna e le stelle
e non per le comete millantate dalla luna, che tenta di beffarmi,
ma per te, e presto infinitamente, e come per null’altro
piangerò nel lamento la rovina dei miei occhi ineluttabile.
 
Ingeborg Bachmann, Al sole, in Invocazione all’Orsa Maggiore
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