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Le volte senza Dio

‘chi bussa alle porte del duomo’, si chiese don valentino, ‘la sera di natale? non hanno ancora pregato abbastanza? che smania li ha presi?’. pur dicendosi così andò ad aprire e con una folata di vento entrò un poverello in cenci. "che quantità di dio", esclamò sorridendo costui guardandosi intorno. "che bellezza! lo si sente perfino di fuori. monsignore, non me ne potrebbe lasciare un pochino? pensi, è la sera di natale". "è di sua eccellenza l’arcivescovo", rispose il prete. "serve a lui, fra un paio d’ore. sua eccellenza fa già la vita di un santo, non pretenderai mica che adesso rinunci anche a dio! e poi io non sono mai stato monsignore". "neanche un pochino, reverendo? ce n’è tanto! sua eccellenza non se ne accorgerebbe nemmeno!". "ti ho detto di no… puoi andare… il duomo è chiuso al pubblico", e congedò il poverello con un biglietto da cinque lire. ma come il disgraziato uscì dalla chiesa, nello stesso istante dio disparve. sgomento, don valentino si guardava intorno, scrutando le volte tenebrose: dio non c’era neppure lassù. lo spettacoloso apparato di colonne, statue, baldacchini, altari, catafalchi, candelabri, panneggi, di solito così misterioso e potente, era diventato all’improvviso inospitale e sinistro.
(da: dino buzzati, racconto di natale)

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