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Una polemica asburgica

inutile dire che sono completamente d’accordo con la posizione espressa da claudio magris nel suo articolo sul corriere della sera di martedì scorso. cioè che la dittatura del bestseller, denunciata tempo fa dall’agente andrew wylie, non debba in alcun modo inficiare la netta e necessaria separazione tra valore e successo di un’opera letteraria. perché, checché se ne dica (e purtroppo neanche magris ha il coraggio di scriverlo a chiare lettere), il valore letterario è una categoria oggettiva, fondata per gran parte su coefficienti di carattere tecnico, e poi sulla capacità o meno di un’opera di rappresentare in profondità i meccanismi sociali. tutto questo per quanto trovi piuttosto retorico dedicare un’arringa al tema, e un po’ pedante magris quando abbandona il terreno della narrazione e si cimenta nella teoria della letteratura. di questo articolo, però, restano alcune perle che vale la pena di sottolineare, come la definizione che magris dà del codice da vinci, "polpettone pretenzioso", che ci libera finalmente dall’imbarazzo di dover articolare, di fronte a lettori entusiasti e ammirati, la nostra sterile critica al libro. d’ora in poi, con aria di chi la sa lunga, e agitando la mano a scacciare l’aria come una vecchia signora irritata, pronuncerò semplicemente: "il codice da vinci è soltanto un polpettone pretenzioso". magari aggiungendo con arietta snob: "quello lì uno scrittore? ma se sembra un giornalista sportivo della rai!". e poi di magris trovo irrinunciabile, e sempre arricchita di nuovi spunti, quella ieraticità severa e nostalgica che è degli uomini nati nelle terre di confine, e che li porta a pronunciare come un dogma assoluto i principi del relativismo. qui, come altrove, è la vecchia saggezza della defunta mitteleuropa a chiosare il tutto: "comunque, dinanzi ad ogni interpretazione della storia, chi si è formato nel solco della civiltà austro-mitteleuropea continua a diffidare di ogni formula totalizzante, a leggere – e a non leggere – quello che gli pare secondo i propri gusti e capricci; a pensare che se le cose vanno così potrebbero benissimo andare anche altrimenti e che, quando sembra succedere qualcosa di esaltante ed epocale, è meglio limitarsi a borbottare con noncuranza, come musil, ‘è capitato che…’". geniale.

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  1. anonimo Says:

    … bellissimo articolo di baricco, qui:
    http://www.repubblica.it/2006/c/sezioni/spettacoli_e_cultura/baricco/baricco/baricco.html

    qualcosa che davvero ti cambia la vita. così brillante e acuto. ce ne fossero, di scrittori così.

    iskra

  2. LadyViviana Says:

    Anche io ho trovato l’articolo di Baricco interessante, e anche quello più breve di Carlo Lucarelli, apparso sulla Repubblica il giorno dopo.

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