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24 luglio 2006

Novantadue giorni a New Orleans (quand’era New Orleans)

è il 1848, walt whitman deve ancora compiere ventinove anni. trasferitosi giovanissimo a brooklyn con la famiglia, dopo gli studi ha fatto parecchi mestieri: fattorino, apprendista di tipografia, maestro elementare itinerante in piccole scuole di campagna, tipografo. da tipografo è diventato giornalista, collaborando con una serie di giornali di scarsa importanza di new york e long island. la vita da piccolo cronista sembra rispecchiare perfettamente le sue modeste ambizioni: gli dà sostentamento senza chiedergli troppo impegno. chi lo frequenta lo descrive come un fannullone; il fratello george dirà di lui: "restava a letto fino a tardi. dopo essersi alzato, certi giorni scriveva per alcune ore, altri giorni usciva e non lo si vedeva che a sera. noi si lavorava tutti, tutti, eccetto walt". nel febbraio 1848 l’ennesimo cambio di giornale: il finanziatore di un piccolo foglio, il crescent, in procinto di uscire a new orleans, lo chiama a lavorare per lui. ma il soggiorno di whitman nel sud sarà brevissimo, l’avventura del crescent dura appena tre mesi. tornato a new york, whitman riprende la vita di prima. eppure qualcosa è cambiato: quei novantadue giorni a new orleans hanno misteriosamente trasformato un modesto redattore in un ardito poeta, che sarà tra i più grandi della letteratura americana. nel 1850 la prima poesia, resurgemus, pubblicata su un giornale di new york. nel 1855 l’uscita di un volumetto dal titolo bizzarro, leaves of grass, una serie di lunghi versetti senza divisione in strofe, senza pause né titoli. anni dopo, quando foglie d’erba sarà stato ormai trasformato da numerose successive revisioni, diventando il grande poema celebrativo dell’america portatrice di giustizia, democrazia e rinnovamento, whitman tornerà sui quei tre mesi a new orleans per difendersi dall’indiscreta curiosità di alcuni ammiratori inglesi, che gli chiedono da dove nascano i versi della sezione intitolata calamus, in cui si esalta la forza dell’amore omoerotico tra "camerati" ("per vergini sentieri, / nei cespugli sull’orlo degli stagni, / sfuggito alla vita che si mostra, / a tutte le regole finora statuite, a piaceri, profitti, convenzioni, / che troppo a lungo ho offerto in alimento alla anima mia, / limpide a me si presentano regole non edite ancora, e mi è chiaro che l’anima mia, / che l’anima dell’uomo di cui parlo, si diletta di camerati…"). e allora i giorni di new orleans diventano, nella ricostruzione di whitman, una parentesi di vita dissoluta, di avventure fugaci con donne che lo avevano reso padre di una dozzina di figli illegittimi, di frequentazioni di ambienti di malaffare, nei quali aveva avuto modo di osservare ogni sorta di licenziosità. assai più probabile, come in seguito scriveranno i critici, che l’umido crogiolo di razze che era la new orleans di metà ottocento abbia rappresentato per whitman l’occasione di riconoscere e dare voce alla propria diversità, liberandosi dei condizionamenti sociali e trovando materia vergine per la propria scrittura. questa diversità, e la natura istintuale dei versi che ne seguirono, furono molto probabilmente gli elementi che colpirono ralph waldo emerson, il quale nel 1855, in una lettera indirizzata a quello sconosciuto giovane poeta, definì il primo magma di leaves of grass come "la più straordinaria manifestazione d’intelligenza e sapienza che l’america abbia finora prodotto". salvo risentirsi quando whitman pubblicò la lettera in apertura della seconda edizione del libro. le notizie e i versi riportati in questa geografia sono tratti dall’edizione einaudi di foglie d’erba, a cura di enzo giachino.

24 luglio 2006

Dipinti vivi
 
E se uno dei miei dipinti mi facesse marameo?
 
Aleyster Crowley, 1921, Cefalù, Abbazia di Thelema