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26 luglio 2006

Quando?

Quest’anno o l’anno prossimo.

26 luglio 2006

Melissa e Clarissa, la recita della castità

Lei corse avanti, non voleva averlo accanto. Quello scontro aveva intaccato la sua grazia e mentre camminava Melissa sospirava. […] Spogliarsi senza inibizione in piena vista era una sua deliziosa particolarità ma questa volta andò in bagno e sbatté la porta. Ne uscì con indosso un vestito grigio tutto gualcito che Moses non le aveva mai visto. Era sformato e assai vecchio, Moses ne ebbe la certezza quando s’accorse che era butterato dalle tarme. […] Moses aveva capito che le donne sono in grado di assumere molte forme, che nel tumulto dell’amore hanno il potere di prendere l’aspetto di ogni mostruosità o bellezza della terra o del mare – fuoco, caverne o la fragranza dell’aria quando si miete il fieno – e di lasciare che le più vivide immagini di essa si diffondano per la mente come luce sull’acqua. Né lo stupiva che questo dono della metamorfosi potesse essere usato per assecondare ogni meschino e sordido intento di apparire più forti. Moses aveva imparato che era saggio tenere a mente i travestimenti usati più di frequente dalle donne che amava, così che quando una creatura dal cuore d’oro all’improvviso, e per qualche ragione tutta sua, si tramutava in una zitella inacidita, lui era preparato e non correva il rischio di perdere la speranza che sosteneva la sua pazienza. […] Così si mise a osservare i cambiamenti avvenuti nella sua donna dalla pelle dorata, tentando di capire che ruolo stesse interpretando. Recitava la castità, una castità implacabile e inopportuna. Faceva la parte della zitella infelice. Gli gettò un’occhiata sdegnosa nel punto dove Moses aveva lasciato cadere i vestiti, distogliendo allo stesso tempo lo sguardo da lui, lì in piedi nudo. “Vorrei che imparassi a non lasciare tutte le tue cose in giro, Moses”, disse con una voce cantilenante che non riuscì a riconoscere. […] Dopo aver fatto tutto il possibile per eliminare la morbidezza dai suoi capelli, si alzò e fece alcuni passi verso la porta.
"Io vado di sotto."

John Cheever, Gli Wapshot

"Mi spiace Clarissa", disse Baxter. "Ecco, ti ho portato un pensierino."
"Oh!" Prese la scatola di caramelle. "Che splendida scatola! Che bel regalo! Che…" Per qualche secondo il suo viso e la sua voce furono ingenui e arrendevoli, ma poi li vide piegarsi di colpo alla diffidenza. "Non avresti dovuto", gli disse con improvvisa freddezza.
"Posso entrare?", domandò Baxter.
"Beh, non saprei", disse lei. "Entrare per far cosa?"
"Potremmo giocare a carte", disse Baxter.
"Non so giocare", disse lei.
"Potrei insegnartelo", disse Baxter.
"No", disse lei. "No, Baxter, devi andartene. Vedi, tu proprio non capisci che tipo di donna sono io. […]." Chiuse la porta.
Dall’espressione del suo viso quando le aveva dato la scatola di caramelle, Baxter aveva capito che Clarissa adorava ricevere regali.

John Cheever, La casta Clarissa