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È una truffa però sembra una staffa


Se si trovasse il tempo per mettere a confronto testi stranieri e relativa traduzione in italiano ci si potrebbe divertire a scovare le molte traduzioni erronee. Se ne leggono sui giornali, se ne sentono in tv, se ne incontrano nelle traduzioni italiane di romanzi stranieri. Capita di sentire, per esempio, «un caso di studio», modellato erroneamente sull’inglese a case study, che è invece «uno studio di caso». E spesso abbiamo incontrato in qualche pagina di narrativa il personaggio che va «nella città bassa», quando in realtà si reca nel «centro città» (ingl. down town). I cosiddetti «falsi amici» creano continuamente di questi equivoci. Nelle università italiane si sta abbandonando la dizione «lettore», gli si preferisce «collaboratore linguistico », in quanto l’inglese lecturer è equivalente di professore universitario (alla lettera sarebbe il «lettore di Studio »). L’inglese ci sembra spesso, tra le lingue germaniche, una delle più facili da tradurre, perché vi riconosciamo molte parole familiari, di origine latina. Ma per questo motivo succede spesso che si cada in errore: si crede di scovare equivalenze di significato che in realtà non ci sono.

La possibilità di falsa equivalenza aumenta quando due lingue si assomigliano. Così capita tra italiano e spagnolo. L’equipaje è il bagaglio e non un equipaggio; stafa in spagnolo è una truffa, mentre l’italiano staffa è in spagnolo estribo; fecha è la data e non la feccia; fracaso un insuccesso e non il fracasso; lo spagnolo largo significa lungo, mentre all’italiano largo corrisponde ancho; lo spagnolo mantel è la nostra tovaglia mentre il mantello è la capa; a nudo corrisponde il nostro nodo, e l’italiano nudo in Spagna è invece desnudo; salir in italiano si dice uscire, o partire, mentre il nostro salire è in spagnolo subir. E si potrebbe continuare.

Si fanno errori anche con forestierismi già assimilati: sentiamo dire «kólossal», ma sarebbe «kolóssal», visto che la parola ci giunge dal tedesco, e così capita per «diktát», che non va pronunciato «díktat». Ho sentito chiamare per nome Sóledad una donna spagnola.

Gian Luigi Beccaria, Ttl

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