Archive for 23 maggio 2007

23 maggio 2007

Steiner

Il mio primo compito è capire i pregi, le qualità del prodotto, conoscere l’impegno di chi lo produce, del tecnico che lo concepisce e lo elabora, dell’operaio che lo lavora. La mia opera va nel senso stesso della produzione, non verso la speculazione ma verso la fruizione, l’uso corrente di quello che è un nostro diritto nella civiltà industriale. Se il prodotto non corrisponde a certe regole o a certe intenzioni, il disegnatore deve rifiutarsi di collaborare, per non essere correo di una truffa nei confronti della società e dei consumatori. Il consumatore viene prima del prodotto, quindi la grafica deve essere al servizio del pubblico e spingere solo quei prodotti che sono utili anche al consumatore.

Albe Steiner, Il mestiere di grafico, Einaudi, 1978

Il segreto di Albe era nella contentezza che metteva nel suo lavoro, divertendosi come se giocasse. Nella contentezza che cercava continuamente di trasmettere negli altri attraverso tutto ciò che faceva e diceva e con la sola sua presenza. Un divertimento che non implicava affatto un atteggiamento di distacco, anzi egli credeva nel suo lavoro con una serietà e una passione assolute, in tutta la sua visione del mondo; la sua morale attiva, la sua passione pedagogica, il suo entusiasmo li esprimeva nel suo lavoro.

Italo Calvino, "Il segreto di A.Steiner", L’Unità, 3 settembre 1974

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23 maggio 2007

Continua la sensibilizzazione
Luca Scarlini vi racconta la traduzione

 
Gran successo della seconda giornata di sensibilizzazione all’editoria libraria. L’editoria gratis e per tutti. Ancora posti disponibili per la terza (sabato 26 maggio) e per la quarta (sabato 9 giugno).
venerdì 25 maggio sarà ancora editoria a porte aperte con una lezione sulla traduzione di Luca Scarlini.
Per partecipare occorre compilare il modulo disponibile su http://www.oblique.it

23 maggio 2007


 
Franco Gentilini, Ritratto, 1958

23 maggio 2007

Progetto, stile, differenza. Vive la differenza (se c’è progetto)

Uno degli aspetti più diffusi del design, uno dei più facili, più alla portata di tutti quelli che si sentono artisti, che firmano con firme svolazzanti come se firmassero un quadro romantico, che fanno continui riferimenti alla poesia e all’arte, è lo styling. […]
Quello che interessa di più a un progettista stilista è la linea, la forma scultuorea, l’idea strana; un poco di fantascienza non guasta e un senso di eleganza ci deve sempre essere.
Il progetto (supponiamo che sia una carrozzeria di auto) è schizzato con matite colorate, così alla brava, magari quanta basta per non farsi sfuggire l’ispirazione. Poi viene elaborato e ridisegnato in grande con matite a carboncino (come usavano gli artisti di un tempo. Il bozzetto è sempre in prospettiva con effetti speciali di brillantezza, di luci e di riflessi; l’oggetto (l’auto) è vista di notte su strada bagnata così che il riflesso ne aumenta l’effetto. Qualcosa di simile a certi progetti di villette dove le nuvole di sfondo e l’albero davanti completano la suggestione.
Poi si fa un modello di gesso (come fanno gli scultori) e si studia la forma in tutti i rapporti volumetrici e i raccordi. Mentre lo stilista opera sente vicini tutti i geni del passato e vuole che il suo progetto possa stare alla pari della Venere di Milo o di una villa del Palladio, senza sfigurare; infatti spesso queste carrozzerie vengono fotografate accanto a capolavori del passato. […]
Lo stilista opera per contrasti […].
 
Bruno Munari, Arte come mestiere, Editori Laterza