Archive for 28 maggio 2007

28 maggio 2007

Una geografia dentro il sogno. Di Talita e di Traveler

"la mattina, ancora ostinati nel dormiveglia che lo stridio orripilante della sveglia non riusciva a far scambiare per l’affilata vigilia, si raccontavano fedelmente i sogni della notte. testa contro testa, accarezzandosi, confondendo le gambe e le mani, si sforzavano di tradurre con parole del mondo di fuori tutto quanto avevano vissuto nelle ore delle tenebre. traveler, un amico di gioventù di oliveira, restava sempre affascinato dai sogni di talita, la sua bocca contratta o sorridente a seconda del racconto, i gesti e le esclamazioni con i quali lo accentuava, le sue ingenue congetture sulle cause e il significato di quei sogni. poi toccava a lui raccontare i suoi, e qualche volta nel mezzo di un racconto le loro mani cominciavano ad accarezzarsi e passavano dai sogni all’amore, si addormentavano nuovamente, arrivavano tardi ovunque. ascoltando talita, la sua voce un po’ impastata di sogno, guardando i suoi capelli sparsi sul guanciale, traveler si meravigliava che tutto potesse essere così. tendeva un dito, toccava una tempia, la fronte di talita. (‘e allora mia sorella era zia irene, ma non ne sono sicura’), misurava la barriera di pochissimi centimetri fra quella e la sua testa (‘ed io ero nudo nelle stoppie e vedevo il fiume livido che saliva, un’onda gigantesca…’). avevano dormito con le teste che si toccavano e lì, in quella immediatezza fisica, nella coincidenza quasi totale delle posizioni, degli atteggiamenti, del respiro, della stessa camera, dello stesso guanciale, della stessa oscurità, dello stesso tic-tac, degli stessi stimoli della strada e della città, delle stesse radiazioni magnetiche, della stessa marca di caffè, della stessa congiunzione degli astri, della stessa notte per entrambi, lì strettamente allacciati, avevano sognato sogni distinti, avevano vissuto avventure dissimili, l’uno aveva sorriso mentre l’altra fuggiva atterrita, l’uno aveva dovuto ripresentarsi all’esame di algebra mentre l’altra arrivava in una città di pietre bianche. nel resoconto del mattino talita metteva gioia o angoscia, ma traveler si ostinava segretamente a cercare le corrispondenze. com’era possibile che l’esser stati compagni il giorno sfociasse inevitabilmente in quel divorzio, in quell’isolamento inammissibile del sognante? qualche volta la sua immagine faceva parte dei sogni di talita, o la immagine di talita partecipava al terrore di un incubo di traveler. ma loro non lo sapevano, era necessario che l’altro lo raccontasse al risveglio: ‘allora tu mi prendevi per mano e mi dicevi…’. e traveler scopriva che mentre nel sogno di talita lui l’aveva presa per mano e le aveva parlato, nel suo sogno lui era a letto con la migliore amica di talita o parlava con il direttore del circo las estrellas, o nuotava nel mar della plata. la presenza del proprio fantasma nel sogno altrui lo umiliava a semplice materia di lavoro, senza alcuna prevalenza sui manichini, sulle città sconosciute, sulle stazioni ferroviarie, sulle scalinate o sull’arsenale tutto dei simulacri notturni. unito a talita, avviluppandone la faccia e la testa con le dita e con le labbra, traveler sentiva la barriera insormontabile, la distanza vertiginosa che neppure l’amore poteva colmare".
(ancora da: julio cortázar, il gioco del mondo. rayuela, einaudi)

Annunci

28 maggio 2007

Cose, cose, uncini, grida

Sui balconi dell’albergo c’è uno scintillio di cose.
Cose, cose—

sedie a rotelle di acciaio tubolare, stampelle di alluminio.
Che salmastra dolcezza! Perché dovrei spingermi
oltre il frangiflutti maculato di telline?
Non sono un’infermiera, bianca e assidua.
Non sono un sorriso.
Questi bambini cercano qualcosa, con uncini e grida,
e il mio cuore è troppo piccolo per bendare le loro colpe tremende.
Questo è il costato di un uomo: le sue costole rosse,
i nervi che esplodono come alberi, e questo è il chirurgo:
un occhio come specchio—
una sfaccettatura di conoscenza.
Su un materasso a righe in una stanza
un vecchio sta scomparendo.
La moglie in lacrime è impotente.
Dove sono le pietre dell’occhio, gialle e preziose,
e la lingua, zaffiro di cenere.

Sylvia Plath, Berck-Plage

28 maggio 2007

Ti porterò dove non esistono linee di contorno.
 
Heather McGowan, Schooling

28 maggio 2007

Bianco d’eccellenza
 
Nessun calcolatore 9000 ha mai commesso un errore o alterato un’informazione. Noi siamo, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore, e incapaci di sbagliare.
 
Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello spazio