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L’Italia dei miei stivali, il nuovo libro di Camurri

Mi trovo a questa festa, seduto finalmente su un gradino, mentre poco prima reggevo un bicchiere di Berlucchi in una mano e un piatto con mozzarella di bufala nell’altra e, sorridendo a chi incrociavo, tentavo, a questo punto privo di mani com’ero, di mangiare e di bere quella mozzarella e quel Berlucchi che la gentile organizzazione, per seguire uno dei tanti premi letterari d’Italia, mi aveva offerto senza però spiegarmi come destreggiarmi in un party in piedi dove tutti si sgomitavano nel tentativo, identico al mio, di bere e mangiare senza mani e senza perdere l’aplomb necessario in situazioni del genere dove un po’ di intellettuali, scrittori e giornalisti sono riuniti a discutere animatamente dei problemi di mezzo mondo nonostante il fatto che questo mezzo mondo non sappia neanche come cavarsela, almeno senza sbrodolarsi, nella gestione contemporanea del bere e del mangiare in piedi e con le mani occupate salutando tutti con un sorriso insieme di circostanza e di odio estremo, carissimo.

Edoardo Camurri, L’Italia dei miei stivali, Rizzoli
 
Uno dei pochi intellettuali che stimo davvero. Per un editore che non amo, per una collana che non amo.

Una Risposta to “”

  1. luccone Says:

    ancora qualche contributo dal libro

    ALLA FIERA DELLA SPOSA
    Afferro altri volantini. Uno stand propone trucco e acconciatura per la sposa e la madre della sposa a un prezzo stracciato: trecentottantotto euro. Chiedo se fanno qualcosa anche per lo sposo e una ragazza pettinata come se avesse un’alga in testa mi risponde che lo sposo, e l’offerta è in regalo, lo possono opacizzare. Non ho la più pallida idea di cosa sia «l’opacizzazione dello sposo» ma sicuramente è qualcosa di inquietante visto che se vado su Google e cerco «opacizzazione» i primi risultati che trovo riguardano l’opacizzazione delle carrozzerie, l’opacizzazione coronarica, l’opacizzazione a secco e a umido di sigari e prodotti simili, l’opacizzazione del cristallino oculare e l’opacizzazione delle urine suine.

    SUL TURISMO
    Quando prima delle vacanze, di qualunque vacanza, amici, conoscenti e commesse di negozi, con le loro alette da arpia, chiedono insistentemente quale sarà la nostra destinazione, che cosa si farà di bello e di esclusivo, bisognerebbe rispondere così: «Andrò in Arabia Saudita a sciare». Oppure: «Percorrerò in bicicletta la mia camera da letto». O ancora: «Crociera in Afghanistan». Occorre spiazzare. Infatti, per ricercare posti esclusivi i turisti finiscono con il visitare luoghi orribili e dimenticati, a volte pericolosissimi, sempre desolati. S’instaura un meccanismo di competizione agghiacciante, alla ricerca dell’autenticità: si assaggiano piatti indigeribili, si passano ore a chiacchierare con pescatori alcolizzati, si cerca la rissa o, ben che vada, ci si innamora di un paio di tagliagola fru fru che ti accompagnano in giro per qualche suk. Poi osservateli bene, i turisti. Si odiano tra di loro. Vestiti in brachette, calzini, berrettini, li senti apostrofarsi gli uni contro gli altri: «Quanti turisti, ormai li incontri dappertutto».

    qui http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=945

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