Archive for 14 agosto 2007

14 agosto 2007

[…] More
grosse come il polpastrello del mio pollice e mute come occhi
ebano nelle siepi, grasse
di succhi rossoazzurri. E li scialacquano sulle mie dita.
Non avevo chiesto questa sorellanza di sangue: devono proprio amarmi.
Si adattano alla mia bottiglia del latte, comprimendosi i fianchi.
In alto vanno i gracchi, in neri stormi cacofonici—
 
Sylvia Plath, da Andar per more

14 agosto 2007

Tutti scrivono, quasi tutti vengono pubblicati, sempre gli stessi vengono letti

Benvenuti nel romanzificio italiano, operosa officina che sforna oltre quaranta titoli al giorno, incluse domeniche e feste comandate. La porta d’ingresso non è tra le più accattivanti: Mercato e romanzo, generi, accessi, quantità, recita asettico il titolo del rapporto da poco pubblicato dall’Osservatorio permanente europeo della lettura. Bisogna vincere la noia delle tabelle per arrivare al dato essenziale, la chiave preziosa per interpretare la vertigine del lettore dinanzi allo tsunami quotidiano di titoli che inonda le librerie italiane. Soltanto nell’anno 2005 sono stati pubblicati 14.617 opere di fiction (dati Istat), il che significa che sono usciti oltre 40 “testi narrativi”, e solo una piccola quota (1325) è rappresentata da “opere letterarie classiche”, mentre il resto è dato da “testi letterari moderni”: per chi ama i numeri 13.299 titoli, oltre un centinaio di novità al mese (su una produzione complessiva di 53.231 titoli). Una macchina narrativa sterminata, che potrebbe apparire paradossale dinanzi ai bassi indici di lettura esibiti dal nostro paese. Un Paese in cui, comunque, si stima vengano venduti circa 20 milioni di romanzi all’anno: 56.915 al giorno.

Sono questi i ritmi dettati dall’industria editoriale, in ossequio alla regola del consumo rapido. Naturalmente nell’alacre librificio la letteratura c’entra poco o niente. Come ci spiega bene Michele Rak, professore di Teoria e Critica della letteratura all’Università di Siena e curatore del rapporto Mercato e romanzo (Liguori Editore), non esistono più i tradizionali generi letterari, scalzati da nuovi campi dell’immaginario ideati dal marketing. Gli editori li hanno confezionati interpretando bisogni e desideri del “cliente”, sincronizzati sulle suggestioni che provengono dalla cronaca: delitti, guerre, religioni, etnie, malattie, gossip e molto altro ancora. Niente di più o di diverso dalla produzione di altre merci. Anche la società letteraria ne viene fatalmente contaminata, includendo al suo interno “critici togati” e “interpreti abusivi”, spesso dilettanti commentatori di romanzi però funzionali al consumo rapido.
L’attuale romanzificio italiano, così come viene disegnato in modo talvolta stravagante dal rapporto, include un ampio ventaglio di prodotti nazionalpopolari, tutti di sicuro appeal per il lettore. Tra i più frequentati è il genere murder, nelle sue varie articolazioni di giallo, noir, thriller, horror. Storie di morte violenta, con annesso arrovellarsi su moventi e colpevoli, per compensare e forse esorcizzare – suggerisce Rak – la paura alimentata dalla cronaca quotidiana. Il marchio historical soddisfa la richiesta più esigente di chi è attento alla problematica della società complessa e ai temi dell’identità. In questa sezione ci si imbatte nelle spy story finanziarie e giudiziarie, nelle saghe, nei romanzi storici, negli epistolari e nei diari, ed anche nei cosiddetti mix novel, nati dall’incrocio tra eros, violenza e cronaca. Proseguendo nella visita ai macchinari narrativi, s’incontra lo stand più pittoresco (e non indimenticabile) dello show writing, ossia la collezione di romanzi tratti da film e spettacoli oppure firmati da personaggi dello show business. Di segno quasi opposto, il genere ribattezzato ethnic, ossia i romanzi dedicati a culture, etnie, religioni di mondi un tempo lontani e oggi vicinissimi grazie alle migrazioni, oppure incentrati su abitudini e liturgie quotidiane di realtà periferiche del Mezzogiorno (può far sorridere che tra le opere esemplificate tra parentesi compaiano libri “siciliani” “napoletani” e “maghrebini”). Il variegato catalogo include anche il soap writing – il romanzo d’accoppiamento, lo definisce Rak, insomma il racconto erotico – e il cosiddetto banality, ossia storie di vita vissuta in formato nazionalpopolare. Se teniamo fuori il nothing, un’etichetta usata per indicare i libri finanziati dagli assessori o da case editrici a pagamento, arriviamo al cuore dell’officina, il Pen Club o il romanzo di penna, ossia l’unico che tenga conto della scrittura e dello stile, destinato a un lettore esigente. Contiguo e altrettanto nobile è il reparto Classic, nel quale sono classificati i romanzi delle tradizioni letterarie nazionali.
Sfrondando dalle statistiche fornite dall’Istat le collezioni periodiche (tipo Harmony o Urania), i libri allegati ai quotidiani, i racconti e le raccolte di racconti, i diari e i reportage, il rapporto pubblicato ora da Liguori arriva a quantificare a 4.147 le uscite narrative del 2005, con una significativa prevalenza di pen club (19, 4%) e murder (17,1 %) seguiti dai generi historical (12,9 %), ethnic (10,1 %) e banality (8,7%). Le cifre indicano la rilevanza della “letteratura delittuosa”, con il consueto trittico omicidio-indagine-rivelazione, mentre il tradizionale horror registra nel favore dei lettori un evidente calo. Altra tendenza in forte crescita è quella del “romanzo etnico”, caratterizzato da scenari esotici o comunque extra occidentali, un genere sicuramente aiutato dal successo di autori laureati dal Nobel come l’africano Coetzee o l’antillano Derek Walcott. Altro filone evidenziato dal rapporto dell’Osservatorio riguarda i bestseller e le sue innumerevoli imitazioni. Il 2005 fu l’anno di Dan Brown, o meglio della sua definitiva celebrazione, con una vasta schiera di follower pianificati (parodie, approfondimenti, dietro le quinte, contestazioni, eccetera), alcuni dei quali toccarono la vetta di 80 mila copie. Un mercato, quello tricolore, sempre più nazionale: diminuisce la quota dei libri tradotti e cresce l’attenzione per la narrativa italiana. Senza mai perdere di vista il target, naturalmente.

Simonetta Fiori, "Dalla fabbrica del romanzo quarantuno storie al giorno", la Repubblica, 14 agosto 2007

14 agosto 2007

Mojito

Il mojito è nato a L’Avana in un piccolo café-ristorante fondato dalla famiglia Martinez chiamato La Bodeguita del Medio in Calle Esperado nei pressi della cattedrale.
Ingredienti: rum chiaro, zucchero di canna, soda, menta fresca, ghiaccio tritato grossolanamente
Preparazione: il bicchiere da usare è il tumbler medio. Sciogliere lo zucchero nel bicchiere con il succo di lime e un po’ di soda. Pestare delicatamente le foglie di mente con il manico dello stir e aggiungere il ghiaccio. Versare il rum e completare con la soda. Guarnire con un rametto di menta. Si possono aggiungere delle gocce di angostura bitter.

14 agosto 2007

Il terrore del giudizio dei critici

Naturalmente dipendo dallo specchio del mondo. […] Scrivo come se mi sentissi addosso l’occhio di qualcuno. Ed è fatale. Il New Yorker ha rifiutato i miei due esercizi: come se l’avessero saputo che erano appunto solo esercizi. Stanno ancora "esaminando" la poesia sul Natale, ma sono sicura che non la prenderanno. L’adrenalina del fallimento.

Sylvia Plath, Diari


Sì, certo. Scriverei, leggerei, dipingerei pure… Ma qualsiasi cosa scrivessi, non la pubblicherei più, non mi sottopporrei al giudizio costante di critici, ammiratori, detrattori, amici, nemici, ex amanti, ex amanti di ex amanti, conoscenti di conoscenti e sconosciuti vari. Forse potrei fare edizioni speciali e limitate per i miei amici o magari, come il Sebastian Venable di Improvvisamente l’estate scorsa, mettere per iscritto che le mie opere potranno essere pubblicate solo dopo la mia morte, […] quando ormai non potrebbero più ferirmi le punzecchiature e le frecciate dell’altrui maldicenza.

Lucía Extebarría, Una donna in bilico