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Polpette avvelenate

La Repubblica delle Donne nella rubrica gestita da Umberto Galimberti pubblica una lettera di una libraia di Lodi intitolando il tutto "Come si danneggia la cultura". Il motivo di questo titolo è il solito polpettone che da qualche anno a questa parte contraddistingue alcuni piccoli librai. Il polpettone è il seguente: solo noi siami i veri librai, solo noi leggiamo i libri, solo noi conosciamo e esponiamo i piccoli editori, solo noi andiamo in profondità e via discorrendo. Da quando sono nel paesaggio editoriale questo polpettone l’ho sentito centinaia di volte e pare non sia cambiato nulla. Per quanto mi riguarda non lo sopporto più e provo a spiegare perché. Io non metto in dubbio che i piccoli librai siano bravi, preparati e in taluni casi anche degli eroi. Ma tutto questo non esclude che anche i librai dei megastore lo siano. Io ho avuto esperienze in Feltrinelli e ora in Fnac e garantisco che non ho mai (salvo piccolissime eccezioni) incontrato librai impreparati. I librai che sono ora con me lo sono tanto e se qualche volta utilizzano il computer (altro polpettone) è solo perché avendo circa 65.000 referenze può capitare che non si ricordino se un titolo c’è o non c’è e dove si trova. E leggono tanto, perché hanno abbastanza tempo libero e sono degli appassionati. Le piccole case editrici (e su questo bisognerebbe aprire un altro capitolo, quali sono le piccole?) da Fnac come in Feltrinelli sono proporzionalmente esposte e ci sono tutte. Ma tutte tutte. E si ha sempre la possibilità di approfondirne alcune, tenuto conto della propria clientela e dei propri gusti. E non è vero che il piccolo libraio ha un rapporto con il cliente mentre nei megastore no. Questa è un’altra buffonata. Ho avuto a che fare con piccoli librai che come si dice a Napoli sa’ meritavan’ e paccher’ per quanto erano antipatici, sgorbutici e saccenti. Qui da me c’è già un po’ di gente che è tornata e ha richiesto un libraio in particolare per essere consigliato.
Tutto questo per dire che non è vero che la cultura sta da una parte e dall’altra no. Non è affatto vero e basta, vi prego, con ‘sti polpettoni. E poi un’ultima considerazione: Umberto Galimberti è diventato il mio nemico numero due.

20 Risposte to “”

  1. anonimo Says:

    Ho avuto a che fare con piccoli librai che come si dice a Napoli sa’ meritavan’ e paccher’ per quanto erano antipatici, sgorbutici e saccenti

    Poco tempo fa il libraio di una cittadina sul lago d’Orta mi ha invitato “per cortesia” a non toccare i libri.

  2. anonimo Says:

    beh di sicuro avevi le mani unte di pollo.

  3. anonimo Says:

    o un cono gelato in disfacimento

  4. anonimo Says:

    ma… sGorbutico?!

  5. anonimo Says:

    sarà anche vero che non bisogna generalizzare e che sicuramente esistono delle eccezioni, però io ho dovuto smettere di andare da Feltrinelli a causa dell’insolenza dei commessi (no, non mi viene proprio di chiamarli librai). fate un salto al megastore di largo argentina, magari sotto natale, vedrete che simpatia.

  6. anonimo Says:

    come ho già detto più volte a questo blog non piacciono gli anonimi. firmatevi pure (e sempre con lo stesso) pukku palla, cenerentola, ginger girl o maciste ma firmatevi.
    luccone

  7. anonimo Says:

    le librerie andrebbero ridotte. sono troppe.
    e sono troppi i libri che si pubblicano. è un mondo gonfiato ad arte che garantisce profitti per pochi e precariato per molti, nervosismo, ignoranza, incompetenza, insoddisfazione, e qualche rara luce sorretta solo dalla passione e da una buona volontà che a pensarci bene è del tutto irrazionale.
    il libro è un bene voluttuario e come tale andrebbe trattato. in questo modo verrebbe messo finalmente un freno alle fregole dei tanti che smaniano per poter impiastricciare una paginetta perché fa figo, ho pubblicato un libro, faccio l’editor, pulisco i cessi… ma di una casa editrice! di una libreria!!!
    del resto, prima o poi, il sistema spurgherà da solo.
    Ric

  8. anonimo Says:

    è un altro discorso quello del buon Trani, ma sono d’accordo.
    vit

  9. anonimo Says:

    Per esperienza ti posso dire che anni fa da feltrinelli mi scartarono nonostante avessi avuto per più di due anni una libreria mia e presero: una mia amica per carità laureata ma che aveva come unica esperienza 5 anni in mcdonald’s, un altro che veniva dalla vodafone e un terzo che lavorava in un autosalone. magari fnac preferisce prendere persone preparate, non lo metto in dubbio, anzi misembra la cosa più giusta, ma feltrinelli e mondadori, che ormai va avanti con gli interinali (uno voleva fare addirittura l’ordine alfabetico per nome…)non fanno questo discorso, perchè vogliono poter plasmare la gente come vogliono loro. la mia amica, che ci lavora ancora, verrà spostata per la terza volta in un anno, e questa volta a consigliare libri sui bonsai o sulle tapas…non sarebbe meglio ad ognuno il suo settore?
    Valeria

  10. anonimo Says:

    e comunque i piccoli librai parlano così perchè non potranno mai avere le favorevoli condizioni dei grossi, e quindi ci sformano, ma ti assicuro che le due zotiche per cui lavoravo (grossa libreria in centro commerciale) si fregiavano di essere indipendenti e di saper consigliare, ma erano le prime a scendere a patti con i rappresentanti per avere sovrasconto omaggi e cazzate varie. che poi noi fossimo tutti molto preparati, a loro non interessava, in quanto “devi vende’”.
    per questo, e per altri motivi, oggi faccio la segretaria!
    Valeria

  11. grassi Says:

    sostanzialmente sono d’accordo con vittorio. bravi librai ci sono nelle piccole come nelle grandi librerie. me ne ricordo una particolarmente simpatica alla feltrinelli di ancona, me ne ricordo uno con il sorriso più luminoso che abbia mai visto all’immensa libreria di termini, me ricordo una scostante e accigliata nella minuscola libreria sotto casa mia che vende perle e libri a sconti interessanti. le persone più scorbutiche (o sgorbutiche) io le ho trovate in generale alle casse… me ne ricordo una particolarmente antipatica e forse un po’ esaurita a una mondadori di roma…

    mai chiesto un consiglio a un libraio, un aiuto sì, ma un consiglio mai. ma a valerio, alla fnac, saprei cosa chiedere…

  12. anonimo Says:

    non ero io, spero…!
    Valeria

  13. grassi Says:

    ovvio cara valeria… la mondadori a cola di rienzo…

  14. anonimo Says:

    quella di cola di rienzo, l’ho conosciuta! per passare il codice a barre di un libro che stavo acquistando, l’ha stretto in mano con così tanto disprezzo che l’ha piegato in due. ha dovuto cambiarmelo. aveva una faccia incazzatissima.
    Ric

  15. grassi Says:

    sarà la stessa… è folle quella. ha un commento acido per tutti!

  16. anonimo Says:

    ho avuto la fortuna di provarle entrambe, grandi e piccole. il motivo che mi ha spinto a fuggire dalla grande: l’usura. forse si possono trovare dei bravi librai ovunque, ma si riesce a restare tali nella grande distribuzione? il segreto sta nell’andarsene in tempo.
    a proposito della preparazione, a termini un buon sessanta per cento avrebbe potuto vendere scarpe da ginnastica.
    rachele

  17. fmnassisi Says:

    Stesso inizio con due finali.

    Libri di Daumal. Proprio per cercare di evitare personaggi sGorbutici, mi faccio la mia bella ricerca sul sito di Feltrinelli: scopro che gli oggetti del desiderio — Il Monte Analogo e le Grand Jeu — a Roma sono merce rara. Pare che ne esistano poche copie alla Feltrinelli di Torre Argentina e a quella di via V.E. Orlando.
    PRIMO FINALE Per questioni di vicinanza, mi reco a Torre Argentina. Provo a fare da me, ma non trovo nulla. Gocciolone di sudore in stile manga giapponese: chiedo all’addetto di sala, che mi spedisce dall’addetto al controllo in archivio, il quale mi rilancia all’addetto di sala: “Qui non c’è niente.” “Ma il suo collega mi dice che in archivio risultano due copie!” “A signorì, si nun c’è, nun c’è.” Lapalisse, chi era costui? Esco a mani vuote.
    SECONDO FINALE Feltrinelli International, via V.E. Orlando. Sono davanti a una piramide colorata di Adelphi, Daumal non si vede, nemmeno sullo scaffale. Arigocciolone di sudore. Riprovo con l’addetto. “Come dice? Il Monte Analogo? Eppure ci dovrebbe essere, dal terminale risulta… Venga con me.” Scaffale, ancora. L’addetto gentile cerca, guarda, sposta: Daumal spunta in duplice copia dietro alcuni libri mal riposti. L’addetto lo guarda interessato, mi chiede, vuole saperne di più, parliamo per buoni dieci minuti. Quando sono alla cassa, mi porge il libro dicendo: “Beh, dovrò ordinarne altre copie.” “Ma non ce n’erano due?” “Appunto, uno l’hai comprato tu, l’altro l’ho preso io! Anzi, grazie, e torna a trovarci.” Esco felice: le oasi esistono, Daumal pure.

  18. anonimo Says:

    Ma “sgorbutico”? Uno strafalcione degno di rubrica.

    giorgio

  19. anonimo Says:

    Ovviamente (non lo dico perchè è il mio capo) sono d’accordo con Vittorio..capisco il complesso di cenerenola dei piccoli librai ma alla fnac come in altri megastore il libro non è semplicemente un oggetto. Noi “megalibrai” abbiamo passione da vendere, grande preparazione e voglia di far bene il nostro mestiere, perchè quello che conta a fine mese non è aver raggiunto il budget (come credono in molti) ma aver condiviso con i clienti l’emozione che solo un buon libro sa regalare..
    Valerio Brienza

  20. redazionevoland Says:

    …un plauso per Valerio sempre e comunque!

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